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31 Marzo 2026 - 11:24
Stesso lavoro, stipendi diversi: bufera su GTT per i lavoratori in somministrazione
Stesso lavoro, ma diritti e stipendi diversi. È questa la denuncia che accende lo scontro all’interno di GTT, dove oltre 140 lavoratrici e lavoratori in somministrazione — impiegati come assistenti alla clientela — si trovano oggi al centro di una controversia sindacale che riguarda condizioni economiche, inquadramenti e tutele.
Una situazione che, secondo le organizzazioni sindacali, non sarebbe isolata ma parte di un modello più ampio già emerso nei mesi scorsi con l’inserimento degli autisti. Il punto critico è la mancata applicazione del principio di parità di trattamento, previsto dalla normativa: lavoratori che svolgono le stesse mansioni, fianco a fianco, ma con condizioni contrattuali differenti e, in molti casi, inferiori rispetto ai dipendenti diretti.
Le accuse sono precise. I sindacati parlano di personale sottoinquadrato, con retribuzioni non allineate e con il mancato riconoscimento di istituti contrattuali previsti sia dal contratto nazionale sia dagli accordi aziendali. Una condizione che, se confermata, configurerebbe una disparità strutturale nel sistema di gestione del personale.
A rendere il quadro ancora più complesso è il ruolo delle Agenzie per il lavoro, come Umana e Gi Group, che secondo quanto riferito sarebbero “in balia dell’utilizzatore”, ovvero della stessa GTT. Le agenzie avrebbero più volte richiesto chiarimenti sulle condizioni contrattuali e sugli accordi applicati, senza però ricevere risposte dalla direzione aziendale.
Il risultato è una situazione definita dai sindacati “paradossale e gravissima”. “Nel settore dell’assistenza alla clientela — spiegano i segretari di NIdiL CGIL, FeLSA CISL e UILTemp — si assiste allo svuotamento dei diritti: tre lavoratori che fanno lo stesso lavoro ricevono tre trattamenti diversi, tutti comunque inferiori rispetto ai dipendenti diretti”.

Non va meglio sul fronte degli autisti. Secondo le sigle sindacali, a mesi dall’assunzione non sarebbero ancora stati riconosciuti elementi fondamentali della retribuzione, come straordinari, indennità di turno e altri compensi previsti dalla contrattazione aziendale di secondo livello.
Ma c’è un altro elemento che preoccupa: la mancanza di informazioni operative. Le agenzie, denunciano i sindacati, non avrebbero una piena conoscenza delle condizioni di lavoro dei propri dipendenti. In alcuni casi non sarebbe chiaro nemmeno dove gli autisti prendano servizio o quali siano gli orari effettivi da rispettare.
Per gli assistenti alla clientela, invece, emergono dubbi anche sulle abilitazioni: non sarebbe sempre verificabile se i lavoratori abbiano le certificazioni necessarie, ad esempio, per elevare contravvenzioni. Una criticità che apre interrogativi anche sul piano della regolarità operativa del servizio.
La questione si inserisce in un contesto più ampio, quello del cosiddetto dumping salariale, ovvero l’utilizzo di forme contrattuali che comportano un abbassamento dei costi del lavoro a scapito dei diritti. Un fenomeno che negli ultimi anni ha interessato diversi settori, ma che nel trasporto pubblico locale assume un peso particolare, vista la natura del servizio.
I sindacati chiedono ora un intervento immediato. NIdiL, FeLSA e UILTemp, insieme a FILT CGIL, FIT CISL e UILTrasporti, hanno richiesto un incontro urgente con GTT e le agenzie coinvolte. L’obiettivo è ottenere chiarimenti e, soprattutto, soluzioni concrete. Se le risposte dovessero essere ritenute insufficienti, le organizzazioni sindacali sono pronte a salire di livello e a coinvolgere direttamente la proprietà dell’azienda, ovvero il Comune di Torino. La richiesta è chiara: “Ripristinare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, partendo dalla corretta retribuzione”. In altre parole, eliminare le disparità e garantire condizioni uniformi a chi svolge le stesse mansioni.
Al momento non risultano repliche ufficiali da parte di GTT, ma il caso è destinato a diventare centrale nel dibattito sul lavoro pubblico e sulle modalità di gestione del personale nelle aziende partecipate. La partita si gioca ora sul tavolo del confronto. Ma il tema, più ampio, resta quello dell’equilibrio tra flessibilità e dignità del lavoro. Un equilibrio che, secondo i sindacati, in questo caso sarebbe stato compromesso.
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