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30 Marzo 2026 - 11:58
Trasporti, nuova rete extraurbana: il piano entra nella fase decisiva
Si è chiuso il confronto con i Comuni e ora il Piano dell’accessibilità e intermodalità (PAINT) entra nel vivo. Con l’ultimo incontro del 25 marzo a Ivrea si è conclusa la fase di ascolto dei territori: un passaggio fondamentale prima di mettere a punto la nuova rete del trasporto pubblico extraurbano nell’area metropolitana di Torino.
Adesso si apre una fase più operativa. La Città metropolitana di Torino lavorerà nelle prossime settimane per sistemare il progetto sulla base delle osservazioni raccolte, con l’obiettivo di arrivare entro maggio a una proposta definitiva. Il piano sarà poi inviato all’Agenzia della mobilità piemontese, che lo inserirà nella gara per l’affidamento dei nuovi servizi di trasporto pubblico.
Ma cosa cambia davvero per i cittadini?
L’idea alla base del PAINT è piuttosto semplice: rendere il trasporto pubblico più facile da usare e più efficiente. Oggi, soprattutto fuori Torino, muoversi con bus e treni può essere complicato, con orari poco chiari e collegamenti non sempre funzionali. Il nuovo piano punta invece a costruire una rete più ordinata, più veloce e più competitiva rispetto all’auto.
In concreto, uno degli obiettivi principali è permettere a tutti i Comuni di raggiungere Torino con un solo cambio, evitando percorsi lunghi e frammentati. Allo stesso tempo si vuole migliorare la copertura degli orari durante tutta la giornata e rafforzare il servizio nei periodi in cui la domanda cresce, come i fine settimana e la stagione estiva, soprattutto verso le zone più frequentate.
Il progetto non riguarda solo le linee degli autobus. Il PAINT fa parte di una strategia più ampia sulla mobilità, prevista dal Piano urbano della mobilità sostenibile (PUMS), approvato nel 2022. Insieme ad altri strumenti come il Biciplane il Piano della logistica urbana sostenibile (PULS), contribuisce a disegnare un sistema integrato.
Questo significa, ad esempio, lavorare sui nodi di interscambio — cioè i punti in cui si passa da un mezzo all’altro — per renderli più efficienti. Oppure favorire il collegamento tra bici e treno (il cosiddetto bike-to-rail), così da facilitare gli spostamenti combinati. Nelle aree meno popolate, dove i bus tradizionali sono poco utilizzati, si pensa anche a servizi a chiamata, più flessibili. Infine, è prevista una revisione delle tariffe per renderle più eque, tenendo conto delle distanze maggiori percorse da chi vive nei territori più lontani.
Il percorso che ha portato a questo punto è stato lungo. Già lo scorso anno erano stati organizzati incontri in tutte le zone del territorio per raccogliere problemi e richieste dei Comuni. Nelle ultime settimane, invece, la Città metropolitana di Torino è tornata sui territori con una proposta più concreta, chiedendo un confronto diretto.
Gli incontri sono stati quattro e hanno coinvolto aree con caratteristiche simili: dalle Valli di Susa e del Sangone al Pinerolese, dalle Valli di Lanzo fino al Canavese. In questi appuntamenti è stato presentato il nuovo schema della rete, che però non è ancora definitivo. Anzi, viene considerato una base di lavoro da migliorare prima della sua attuazione.
Il confronto non è finito. In parallelo stanno andando avanti i tavoli con i Comuni dell’area suburbana, dove il servizio potrebbe essere gestito direttamente da GTT. Inoltre sono previsti approfondimenti specifici in città come Pinerolo e Ivrea, dove esiste già un trasporto urbano e serve un coordinamento più attento con la rete extraurbana.
“L’obiettivo è costruire una rete più efficace e accessibile, capace di rendere il trasporto pubblico davvero attrattivo”, ha spiegato il consigliere metropolitano ai trasporti Pasquale Mazza. “I Comuni hanno capito la portata del cambiamento e hanno dato contributi utili per migliorare il piano”.
Un punto importante è che il PAINT non è un progetto rigido. Anche dopo la sua approvazione continuerà a essere aggiornato nel tempo. Alcuni aspetti, come gli orari scolastici — molto sentiti dai Comuni — potranno essere definiti meglio più avanti, in vista dell’avvio del nuovo sistema previsto con l’anno scolastico 2027-2028. Lo stesso vale per gli spostamenti legati al lavoro, su cui si potrà intervenire con strumenti di mobility management.
In sostanza, il PAINT non è solo un restyling delle linee dei bus, ma un tentativo di ripensare nel complesso il modo in cui ci si muove nell’area metropolitana torinese. Un progetto ambizioso, che ora entra nella sua fase decisiva, ma che continuerà a evolversi negli anni in base alle esigenze reali di cittadini e territori.
PAINT CANAVESE CLICCA
PAINT CIRIE' VALLI DI LANZO CLICCA

C’è sempre un piano. Un nuovo progetto, una strategia, un acronimo. Oggi si chiama PAINT, Piano dell’accessibilità e intermodalità. Ieri era il PUMS. Domani sarà qualcos’altro. Intanto, però, chi prende un autobus fuori Torino sa bene che la realtà è un’altra: corse che saltano, coincidenze impossibili, tempi di viaggio lunghi e servizi ridotti nei momenti in cui servirebbero di più.
Il paradosso è tutto qui: mentre si discute di reti più “veloci, leggibili e competitive”, il trasporto pubblico locale continua a perdere terreno rispetto all’auto privata. Non per mancanza di idee, ma per una distanza sempre più evidente tra la progettazione e la vita quotidiana dei cittadini.
Il PAINT, almeno sulla carta, prova a mettere ordine. Un solo cambio per arrivare a Torino, orari più coperti, servizi migliori nei weekend e d’estate, tariffe più eque. Sono obiettivi condivisibili, quasi ovvi. Il problema è che arrivano dopo anni in cui il sistema si è progressivamente indebolito, soprattutto nelle aree extraurbane.
Chi vive nei piccoli Comuni lo sa: il bus non è un’alternativa, è spesso un’incognita. E quando il servizio non è affidabile, le persone smettono di usarlo. A quel punto, qualsiasi piano rischia di inseguire un’utenza che nel frattempo si è già organizzata diversamente, quasi sempre tornando all’auto.
C’è poi un altro nodo, meno evidente ma decisivo: i tempi. Il nuovo assetto, si dice, potrà entrare a regime con il prossimo affidamento del servizio e, per alcuni aspetti, addirittura con l’anno scolastico 2027-2028. Tradotto: i miglioramenti veri, se arriveranno, si vedranno tra anni. Nel frattempo, il sistema attuale resta quello che è.
Questo non significa che il lavoro fatto sia inutile. Anzi. Il confronto con i Comuni è un passaggio necessario, così come la costruzione di una visione complessiva. Ma il rischio è che tutto resti sulla carta se non si interviene anche subito, con risposte concrete ai problemi più urgenti: puntualità, frequenze, copertura del servizio.
Perché la verità è semplice: il trasporto pubblico non si rilancia con i documenti, ma con autobus che passano davvero, quando servono.
Il PAINT può essere un’occasione, forse l’ultima, per rimettere in piedi un sistema che oggi mostra tutte le sue fragilità. Ma per funzionare dovrà fare una cosa che finora è mancata: accorciare la distanza tra le promesse e la realtà. Altrimenti resterà l’ennesimo piano ben scritto, mentre i trasporti continueranno — letteralmente — a fare acqua da tutte le parti.
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