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25 Marzo 2026 - 20:13
Gianna Pentenero (PD) e Sarah Di Sabato (M5S)
Il passo indietro “a metà” di Elena Chiorino si trasforma in un caso politico pieno, frontale, destinato a entrare nell’aula del Consiglio regionale e a segnare i prossimi giorni della legislatura piemontese.
A incendiare il confronto è Gianna Pentenero, capogruppo del Partito Democratico in Regione ed ex candidata alla presidenza del Piemonte, che sceglie parole durissime e una linea senza mediazioni. Non una critica, ma una bocciatura netta: «Dimissioni a metà: un’offesa ai piemontesi».
È l’incipit di un attacco che va oltre il singolo episodio e colpisce l’intera gestione politica della vicenda. Per Pentenero, non esistono sfumature: «Non possono esistere due pesi e due misure. La decisione assunta da Cirio e Chiorino è inaccettabile».
Il riferimento è esplicito al contesto nazionale, al terremoto politico innescato dalla vicenda Delmastro e culminato con le dimissioni del sottosegretario e della ministra Santanché. È lì che si colloca il paragone, ed è lì che – secondo l’opposizione – il Piemonte avrebbe scelto una strada diversa, troppo morbida.
«In questi giorni abbiamo assistito a fatti gravi, bugie e silenzi», affonda Pentenero. «Dopo le dimissioni del sottosegretario Delmastro e della ministra Santanché, in Piemonte la maggioranza ha provato a far finta di nulla, riuscendo nell'impresa di comportarsi persino peggio».
La critica è doppia: sul merito e sul metodo. Perché se a Roma si è arrivati alle dimissioni piene, a Torino si è optato per una soluzione intermedia che per il Pd suona come una forzatura.
Il punto di rottura è proprio quel gesto definito “restituzione” della delega alla vicepresidenza. Un termine che per la capogruppo dem diventa il simbolo di una narrazione ritenuta insufficiente: «Oggi leggiamo di una “restituzione” della delega alla Vicepresidenza da parte di Elena Chiorino. Non basta».

E qui il livello dello scontro si alza ulteriormente. Pentenero non si limita a contestare la scelta, ma ne dà una lettura politica precisa: «Mentre l’assessora difende la poltrona e il presidente Cirio si preoccupa di equilibrare i pesi della sua coalizione, noi ribadiamo che l’onorabilità delle istituzioni viene prima degli interessi di partito».
È una frase chiave, perché sposta il terreno del confronto: non più solo responsabilità individuale, ma tenuta etica dell’istituzione. E, implicitamente, accusa la maggioranza di aver scelto la stabilità politica al posto della coerenza.
Da qui le richieste, scandite in modo netto, quasi come un ultimatum politico. «Il senso etico imporrebbe le dimissioni totali di Chiorino», afferma Pentenero. Ma non è l’unica strada indicata: «In alternativa, il presidente Cirio avrebbe dovuto agire con fermezza revocando tutte le deleghe, non solo quella di facciata».
È proprio quell’“atto di facciata” che diventa il bersaglio principale dell’opposizione. Perché, nella lettura del Pd, la scelta di togliere la vicepresidenza lasciando intatti i poteri operativi svuota di significato il gesto politico.
E lo scontro è destinato a proseguire. «Martedì in aula, la maggioranza dimostri dignità votando la nostra mozione», incalza Pentenero, annunciando la prossima tappa di una vicenda che si sposta dal piano mediatico a quello istituzionale.
Ma il passaggio forse più netto è quello finale, dove viene respinta la narrazione difensiva costruita attorno alla “leggerezza” e alla “buona fede”. «Non è una questione di “leggerezze” o di “buona fede”, come provano a raccontare. È una questione di rispetto verso i cittadini piemontesi».
Qui il linguaggio si fa politico nel senso più pieno: non più la dinamica dei fatti, ma il rapporto tra istituzioni e cittadini. «Chi ricopre ruoli istituzionali di questo peso non può permettersi zone d’ombra».
E infine l’affondo conclusivo, che suona come una linea di opposizione destinata a durare: «Continueremo a pretendere trasparenza. La Regione Piemonte non è un gioco di incastri politici, è la casa di tutti noi».
Ma mentre il Partito Democratico alza il livello dello scontro sul piano etico e istituzionale, dal Movimento 5 Stelle arriva un attacco ancora più frontale, che punta a demolire la scelta della giunta Cirio senza lasciare spazi di mediazione.
«Le dimissioni farsa di Chiorino sono l’ennesima presa in giro, la destra non pensi di cavarsela dando un contentino alle opposizioni», attaccano i pentastellati.
Il bersaglio è proprio quella che viene letta come una manovra cosmetica: «Se Cirio e Chiorino pensano di cavarsela dando un “contentino” alle opposizioni, si sbagliano di grosso». Per il M5S, la rinuncia alla sola vicepresidenza non cambia la sostanza politica della vicenda.
«Apprendiamo da notizie di stampa che Elena Chiorino – coinvolta nella vicenda de “Le 5 Forchette” – ha rinunciato esclusivamente alla carica di vice presidente, mantenendo le deleghe che le sono state assegnate. Una decisione, evidentemente, condivisa con il governatore Cirio».
La critica diventa poi ancora più aspra nei toni: «Ci troviamo di fronte ad una scelta incomprensibile e imbarazzante, che va ben oltre la soglia del ridicolo». Non solo insufficiente, dunque, ma politicamente irricevibile.
E soprattutto, per il Movimento 5 Stelle, tradisce lo spirito delle richieste avanzate dall’opposizione: «La richiesta di un passo indietro – avanzata dal Movimento 5 Stelle, così come da altre forze di opposizione – non era una mera formalità a cui rispondere con risibili manovre che mirano a limitare i danni, mantenere lo status quo e apportare una minima correzione negli assetti interni al governo regionale».
La conclusione è netta, senza aperture: «Questa è, a tutti gli effetti, una vera e propria farsa». E ancora: «Lo ribadiamo a gran voce: Chiorino deve dimettersi. Non possiamo più ritenere opportuna la sua presenza in Giunta, anche a fronte di questa ennesima presa in giro».
A firmare l’affondo sono la capogruppo regionale Sarah Disabato e i consiglieri Alberto Unia e Pasquale Coluccio.
Così il “passo indietro a metà” di Chiorino, nato come tentativo di contenere una crisi, si trasforma definitivamente in un campo di battaglia politico. Da un lato la linea del “segnale” rivendicata dalla maggioranza, dall’altro un’opposizione compatta che parla di offesa, farsa e presa in giro.
E con l’aula del Consiglio regionale ormai alle porte, lo scontro è solo all’inizio.
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