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25 Marzo 2026 - 19:59
Elen Chiorino
In Piemonte si è trovata la soluzione definitiva al problema delle dimissioni di Chiorino: farle a metà, così non disturbano. E, soprattutto, così non cambiano nulla.
Elena Chiorino si è dimessa, ma con giudizio. Ha lasciato la vicepresidenza, cioè la parte visibile solo quando Alberto Cirio è fuori, quella che si nota nelle cerimonie e nei comunicati, e si è tenuta tutto il resto: deleghe, potere, dossier, autista.
La motivazione è di quelle che piacciono molto alla politica: una “grave leggerezza”. Un’espressione perfetta, perché contiene già la soluzione. Se è grave non si può ignorare, se è leggerezza non si può esagerare. Quindi si interviene, ma piano. Si fa qualcosa, ma non troppo. Si punisce senza far male.
E qui entra in scena anche la questione delle “bistecche”, che aleggia su tutta la vicenda come un profumo che non se ne va. Perché alla fine il punto è sempre quello: una faccenda concreta, molto concreta, trattata con strumenti simbolici, molto simbolici. La politica che inciampa su cose terrene e si rialza con parole astratte.
Il presidente Cirio, infatti, ha fatto esattamente questo: ha riconosciuto l’errore, ha difeso la persona, ha sistemato la casella. Un lavoro di fino, da equilibrista. Le Istituzioni, ha detto, vanno “messe in sicurezza”. E così le ha messe: togliendo la vicepresidenza e lasciando tutto il resto.
Chiorino ha chiesto scusa, ha detto di essere rigorosa, di non perdonarsi. Ma, per fortuna, la politica è più indulgente delle persone: lei non si perdona, però resta. E resta lì dove è sempre stata. La penitenza è simbolica. È il contrario della vita normale, dove se sbagli si paga davvero.
E allora sì, a un certo punto il sospetto diventa più di un sospetto: che tutto questo sappia un po’ di presa per i fondelli. Non rumorosa, non volgare, ma elegante, istituzionale, quasi educata. Una presa per i fondelli con linguaggio da comunicato stampa.
Le opposizioni gridano alla farsa, al contentino. E hanno anche ragione, nel senso che il contentino c’è, ma è un contentino di qualità: non cambia nulla ma dà l’idea che qualcosa sia successo. È un piccolo capolavoro di manutenzione politica: si interviene senza intervenire, si corregge senza correggere, ci si dimette senza dimettersi.
Alla fine, la Regione avrà un nuovo vicepresidente. Tutti hanno dato e nessuno ha dato: lei ha rinunciato a qualcosa, Cirio ha dato un segnale, le opposizioni hanno protestato. Il sistema ha funzionato perfettamente.
È la politica del minimo sindacale: abbastanza per dire che si è fatto, troppo poco per cambiare davvero.
E infatti è andata esattamente così.
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