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Endometriosi, malattia invisibile che colpisce 3 milioni di italiane: fino a 7 anni per una diagnosi

Dolore ignorato e ritardi sanitari: una donna su quattro paga le conseguenze su lavoro e studio

Endometriosi

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Tre milioni di donne colpite in Italia, una diagnosi che arriva in media dopo sette anni dai primi sintomi e conseguenze concrete su lavoro e studio per una su quattro. Sono i numeri dell’endometriosi, una patologia cronica e invalidante ancora troppo spesso sottovalutata, nonostante interessi tra il 10% e il 15% delle donne in età fertile.

Definita malattia “silenziosa” o “invisibile”, l’endometriosi consiste nella crescita, al di fuori dell’utero, di tessuto simile all’endometrio, che può attecchire su organi come ovaie, tube, intestino, vagina e vescica. Questo provoca infiammazione, aderenze e, nei casi più gravi, anche infertilità. Ad oggi non esiste una cura definitiva.

Negli ultimi anni a rompere il silenzio sono state anche alcune voci pubbliche, tra cui quella dell’influencer Giorgia Soleri, che ha riportato il tema al centro dell’attenzione con un post virale su Instagram. Rispondendo a chi le chiedeva se fosse incinta, ha chiarito che si tratta di una “'Endobelly', o pancia da endometriosi”. In vista della Giornata mondiale del 28 marzo, ha lanciato un appello diretto: «Non voglio essere bella. Voglio essere ascoltata, creduta, curata. Voglio essere vista dal sistema sanitario e tutelata dalle istituzioni. Voglio più formazione, azione, sensibilizzazione. Voglio più ricerca, voglio una cura. Voglio che le prossime sorelle di dolore non debbano aspettare una media di 10 anni per avere una diagnosi, sentendosi additare come matte, ansiose, bugiarde, isteriche».

 

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Il ritardo diagnostico resta uno dei nodi principali. I sintomi, spesso sottovalutati o minimizzati, possono essere molto intensi e persistenti, fino a compromettere la quotidianità. Dolori cronici, irregolarità del ciclo, gonfiore addominale e difficoltà nel concepimento – che riguarda circa il 35% dei casi – sono tra le manifestazioni più comuni. Secondo un’analisi dell’Università Cattolica di Milano pubblicata su Bmc Psychology, fino a una donna su quattro con endometriosi vede compromessi il percorso formativo o la vita lavorativa.

Per contrastare anni di sottovalutazione e mancanza di ascolto, in tutta Italia sono già partite iniziative di sensibilizzazione in vista della Giornata mondiale. Tra queste la campagna “Non è nella tua testa” promossa dalla Fondazione Italiana Endometriosi, che punta a smontare l’idea che il dolore sia esagerato o immaginato.

Parallelamente prosegue anche la ricerca scientifica, con studi sulla componente genetica della malattia per individuare eventuali predisposizioni. Un progetto sostenuto dall’Associazione Italiana Dolore Pelvico ed Endometriosi coinvolge 10 centri clinici italiani e ha già reclutato oltre 1.600 pazienti.

Sul territorio, l’Associazione Progetto Endometriosi promuove l’iniziativa “I fiori della consapevolezza” in 40 città italiane. I fondi raccolti con la vendita di gerbere e girasoli serviranno a finanziare la formazione di medici, ecografisti e ginecologi, con l’obiettivo di ridurre i tempi di diagnosi. A fare il punto è la presidente Annalisa Frassinetti: «I fondi raccolti dalla vendita di gerbere e girasoli saranno destinati a corsi di formazione per medici, ecografisti e ginecologi, in modo da ridurre il gap tra i primi sintomi e la diagnosi: un po' si è accorciato ma siamo ancora intorno ai 5-8 anni. E al Sud va peggio».

Un quadro che evidenzia una patologia diffusa ma ancora poco riconosciuta, dove il vero ostacolo resta il tempo: quello perso prima di essere ascoltate.

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