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25 Marzo 2026 - 16:10
La vicepresidente della Regione, Elena Chiorino
Si allarga il perimetro politico della vicenda legata all’inchiesta sulla “Bisteccheria d’Italia”. Secondo quanto filtra in queste ore, la vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino, compagna di Andrea Delmastro, sarebbe pronta a rassegnare le dimissioni: una decisione che potrebbe essere formalizzata a breve. L’ipotesi è di lasciare la giunta regionale per tornare in Consiglio, subentrando al posto del consigliere supplente Claudio Sacchetto.
Intanto, nuovi elementi continuano a emergere dall’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Roma che ha già portato alle dimissioni del sottosegretario alla Giustizia. Al centro resta la società “Le 5 Forchette srl”, costituita per la gestione del ristorante in zona Tuscolana. Alla stipula dell’atto notarile, avvenuta a Biella, sarebbe stato presente anche Mauro Caroccia, condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni riconducibili alla camorra.

Formalmente, la società risultava intestata alla figlia diciottenne di Mauro Caroccia, indicata come amministratrice unica, mentre Andrea Delmastro deteneva una quota del 25%. Per gli inquirenti, però, padre e figlia sarebbero coinvolti in un’ipotesi di riciclaggio e considerati prestanome legati al boss Michele Senese.
La posizione di Mauro Caroccia, già complessa all’epoca dei fatti, si inserisce in un quadro giudiziario altalenante: dopo una condanna in primo grado e un’assoluzione in Appello, la Cassazione aveva ribaltato nuovamente la decisione. È in questo contesto che Andrea Delmastro avrebbe poi deciso di cedere le proprie quote. Tuttavia, la presenza dello stesso Caroccia al momento della costituzione della società rappresenterebbe, secondo gli investigatori, un elemento che contraddice la versione fornita dal politico, che ha sempre sostenuto di non essere a conoscenza del suo coinvolgimento.
Proseguono intanto gli approfondimenti sulla gestione concreta del locale e sui ruoli effettivi all’interno dell’attività. A sollevare ulteriori dubbi è anche un video promozionale realizzato subito dopo l’inaugurazione: la giovane amministratrice appare impegnata nel servizio ai tavoli, mentre il padre si presenta come promotore dell’iniziativa imprenditoriale, nonostante precedenti attività riconducibili alla catena “Da Baffo” risultino sequestrate.
Gli inquirenti non escludono il coinvolgimento di altri familiari. Un modello che richiama da vicino lo schema già emerso nell’indagine “Affari di Famiglia”, che aveva evidenziato un sistema di intestazioni fittizie distribuite tra parenti e conoscenti, sia nella sfera del clan Senese sia in quella del ristoratore.
In questo contesto, il ruolo affidato alla figlia appena maggiorenne apparirebbe come una prosecuzione dello stesso meccanismo. Circostanza che contribuisce a rendere più delicata la posizione di Andrea Delmastro, il quale nel tempo ha fornito versioni diverse: prima parlando di una “leggerezza”, poi negando di conoscere Mauro Caroccia, fino a sostenere di non avere nulla da nascondere.
A complicare ulteriormente il quadro sono anche alcune fotografie emerse nelle ultime settimane, che ritraggono l’ex sottosegretario nel locale in più occasioni, anche dopo la cessione delle quote. In alcuni scatti compare insieme allo stesso Caroccia, in altri durante cene con esponenti istituzionali, tra cui Giusi Bartolozzi e funzionari del ministero della Giustizia.
Andrea Delmastro, al momento, non risulta indagato, così come gli altri soci di minoranza vicini a Fratelli d’Italia. Tuttavia, l’intera gestione della società resta sotto verifica: non risultano bilanci depositati, la partecipazione non sarebbe stata dichiarata al Parlamento e la cessione delle quote — avvenuta tramite un pagamento in contanti di 5 mila euro da parte di Miriam Caroccia — viene considerata quantomeno atipica.
Sul fronte politico, intanto, la Commissione Antimafia si prepara ad accendere un faro sulla vicenda: nei prossimi giorni sarà definito il calendario delle audizioni per approfondire tutti gli aspetti del caso.
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