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Dop, turismo e territori: il governo punta sulle eccellenze per rilanciare l’Italia dei borghi e della cucina

Santanchè e Lollobrigida annunciano un progetto congiunto: dal primato europeo Dop al riconoscimento Unesco, l’enogastronomia come leva strategica per i flussi turistici

Dop, turismo e territori: il governo punta sulle eccellenze per rilanciare l’Italia dei borghi e della cucina

Dop, turismo e territori: il governo punta sulle eccellenze per rilanciare l’Italia dei borghi e della cucina

Valorizzare l’Italia partendo da ciò che la rende unica nel mondo: le eccellenze enogastronomiche, i prodotti Dop e Igp, i borghi rurali e le tradizioni culinarie regionali. È questa la direttrice lungo cui si muove il nuovo progetto annunciato dalla ministra del Turismo Daniela Santanchè, in collaborazione con il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, nel corso della seconda giornata del terzo Forum Internazionale del Turismo, in programma al Palazzo del Ghiaccio di Milano e organizzato dal Ministero del Turismo con Enit Spa.

Un’iniziativa che nasce da numeri considerati strategici dall’esecutivo. L’Italia, secondo i dati aggiornati al 2024, è prima in Europa per numero di prodotti Dop e Igp, con 892 riconoscimenti ufficiali, un primato che si traduce in un fatturato superiore ai 40 miliardi di euro generato dal comparto enogastronomico. Un patrimonio che, nelle intenzioni del governo, non deve restare confinato alla sola filiera produttiva, ma diventare un volano diretto per il turismo.

Il progetto, spiegano dal Ministero, punta proprio a rafforzare il connubio tra turismo e Dop, trasformando le produzioni certificate in strumenti di promozione territoriale. L’obiettivo è accompagnare il visitatore oltre le grandi città d’arte, verso aree interne, piccoli comuni e destinazioni minori, dove l’identità gastronomica diventa racconto del territorio, della sua storia e delle sue comunità.

In questo scenario si inserisce anche il recente e atteso riconoscimento Unesco della cucina italiana, che secondo le stime presentate potrebbe produrre, nell’arco di due anni, un incremento dei flussi turistici fino all’8%, pari a circa 18 milioni di pernottamenti aggiuntivi. Un dato che rafforza l’idea di una strategia integrata, in cui la tavola diventa esperienza culturale e porta d’accesso a un turismo più diffuso e meno concentrato.

«Al Ministero del Turismo e al Ministero dell’Agricoltura siamo certi che valorizzare le specialità enogastronomiche significhi far scoprire le produzioni locali, i borghi rurali e le tradizioni culinarie regionali», ha sottolineato Santanchè, evidenziando come il progetto voglia creare «un legame forte tra la ristorazione e la valorizzazione delle piccole destinazioni». Un sistema che, nelle intenzioni dell’esecutivo, dovrebbe essere “vincente per tutti”: produttori, ristoratori, territori e operatori turistici.

Daniela Santanchè

Il disegno che emerge è quello di una politica turistica sempre più orientata all’esperienza, dove il cibo non è solo consumo, ma narrazione, identità e motivo di viaggio. Un’impostazione che intercetta una domanda in crescita, soprattutto da parte del turismo internazionale, sempre più attratto da percorsi autentici, sostenibili e radicati nelle tradizioni locali.

Resta ora da capire come il progetto verrà declinato operativamente: quali strumenti di promozione, quali risorse, quali sinergie con le Regioni e con le filiere produttive. Ma il messaggio politico è chiaro: per il governo, il futuro del turismo italiano passa anche – e forse soprattutto – dalla qualità certificata delle sue produzioni e dalla capacità di trasformare il made in Italy enogastronomico in un motore stabile di sviluppo territoriale.

Francesco Lollobrigida

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