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In 50mila a Torino contro le mafie, Libera San Mauro: “Le vittime innocenti ci interrogano ogni giorno”

Dal concerto del 18 marzo al corteo del 21 nel capoluogo, il territorio si mobilita contro la criminalità organizzata. Lina Tricoli: “La mafia è vicina a noi, ed è anche un modo di pensare”

In 50mila a Torino contro le mafie, Libera San Mauro: “Le vittime innocenti ci interrogano ogni giorno”

In 50mila a Torino contro le mafie, Libera San Mauro: “Le vittime innocenti ci interrogano ogni giorno”

Millecentodiciassette. Non è solo un numero, ma il triste computo delle vite innocenti spezzate dalle mafie fino a oggi. Lavoratori, uomini dello Stato, magistrati, ma anche pensionati e tanti – troppi – bambini. La sera del 18 marzo, al teatro Gobetti di San Mauro Torinese, quei 1.117 nomi sono stati pronunciati ad alta voce. Perché la loro memoria non si disperda, perché il loro sacrificio – non scelto, ma voluto dalla mano di qualcun altro – non sia stato vano.

Tre giorni dopo, quella stessa memoria ha attraversato Torino. Sabato 21 marzo, oltre 50mila persone hanno preso parte alla Giornata nazionale della memoria e dell’impegno, promossa da Libera, in un corteo che ha unito piazza Solferino a piazza Vittorio Veneto. In testa, come sempre, don Luigi Ciotti, che ha richiamato la necessità di non fermarsi alla commemorazione: «La nostra fame di verità e giustizia non deve finire oggi».

In mezzo a quella folla c’era anche San Mauro Torinese, con il presidio locale di Libera, recentemente rilanciato proprio a partire dallo scorso settembre. Un momento non casuale: è allora che la città ha conferito la cittadinanza onoraria a don Ciotti, un gesto che — come spiegano dal territorio — ha contribuito a riattivare energie e partecipazione.

«Il presidio è ripartito proprio a settembre — racconta Lina Tricoli, del presidio Lea Garofalo — ed è stato un segnale forte. San Mauro non è un’isola, fa parte di una cintura metropolitana dove bisogna tenere alta l’attenzione». Un richiamo netto a non considerare le mafie come un fenomeno distante: «Si pensa ancora che siano legate solo ad alcune zone del Paese, ma non è così. È anche un modo di pensare, un modo di agire».

La partecipazione alla manifestazione del 21 marzo, sottolinea Tricoli, nasce proprio da questa consapevolezza. Non un gesto simbolico, ma un passaggio necessario per trasformare la memoria in azione quotidiana. «Dietro quei nomi ci sono persone— spiega — alcune hanno scelto di denunciare, altre si sono trovate nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ma tutte ci interrogano».

Libera e il Tavolo per la Legalità alla manifestazione di Torino

Il corteo di Torino ha reso visibile questa tensione civile: famiglie delle vittime, studenti, amministratori, associazioni. Un intreccio di storie e responsabilità che ha riportato il tema della legalità al centro dello spazio pubblico, a vent’anni dall’ultima edizione torinese.

Dentro questo percorso s'inserisce anche la serata del 18 marzo al Gobetti, che ha rappresentato per San Mauro un momento di preparazione e consapevolezza. Non una semplice anteprima, ma un passaggio costruito con attenzione. «Abbiamo voluto creare un legame tra memoria e cittadinanza attiva», racconta Tricoli.

Il progetto “Semi di memoria” ne è stato il simbolo più evidente: bustine realizzate con materiali di recupero da persone coinvolte nel progetto Attivamente — tra cui anziani e persone con fragilità cognitive — riempite con semi destinati a diventare fiori per impollinatori. Un gesto semplice, ma carico di significato. «La memoria che cresce, che non resta ferma», sintetizza.

Non è un caso isolato. Negli ultimi anni San Mauro ha costruito un percorso continuo: dalle commemorazioni per Falcone e Borsellino, fino alla fiaccolata dello scorso anno con la partecipazione di Antonio Vassallo, il fotografo arrivato per primo sulla scena della strage di Capaci. In tutte queste occasioni, il messaggio è rimasto lo stesso: la memoria non può ridursi a rituale.

«Non sono celebrazioni fini a se stesse— insiste Tricoli —. Come diceva Falcone, dobbiamo essere noi a portare avanti quei valori. Sulle nostre gambe». È qui che il ricordo diventa responsabilità, e la partecipazione si trasforma in impegno.

Il 21 marzo a Torino ha dato forma a tutto questo. Non solo una giornata, ma un passaggio dentro un percorso più ampio, fatto di gesti locali e mobilitazioni collettive. Con San Mauro che, anno dopo anno, prova a fare la sua parte.

Perché quei millecentodiciassette nomi non restino un elenco. Ma continuino a chiedere, con forza, verità e giustizia.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante chitarra e sassofono

La manifestazione a Torino e il concerto a San Mauro

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