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22 Marzo 2026 - 13:00
Il taglio del nastro sul balcone dell appartamento confiscato alla 'Ndrangheta
Sabato 21 marzo, primo giorno di primavera, a Torino si è tenuta l’imponente manifestazione organizzata da LIBERA in ricordo delle Vittime Innocenti delle Mafie. Il giorno precedente, venerdì 20 marzo, a Pont era stato inaugurato un nuovo presidio di legalità: il Centro Famiglie <Ponti Familiari> ospitato all’interno di un appartamento confiscato alla ‘Ndrangheta.
La coincidenza di date non è casuale ed il messaggio lanciato è chiaro. Arriva da un comune nel quale, prima dell’Operazione Minotauro, era difficile immaginare che la mafia avesse messo radici: Pont non era Cuorgnè. E invece, sotterraneamente, quella presenza c’era. Il bene confiscato è un alloggio appartenuto al boss Giovanni Iaria: un anonimo appartamento all’interno di un complesso condominiale in Via Santa Maria, strada a fondo chiuso alla periferia del paese, dov’era facile passare inosservati.
Il Comune ne aveva chiesto l’assegnazione quand’era guidato dal commissario prefettizio. Ha ricordato la direttrice del C.I.S.S. 38 Nicoletta Bellin: “Un giorno mi telefona il dottor Cosseddu e mi dice: <C’è una casa confiscata. V’interessa?>. Andiamo a vedere, un po’ dubbiosi perché si trattava di assumerci la responsabilità di un alloggio all’interno di un condominio: effettivamente si prestava al tipo di attività che svolgiamo ed abbiamo accettato la sfida. Ringrazio lui per avercelo proposto, e l’attuale amministrazione per aver dato continuità a quella scelta, cosa non scontata. E’ diventato un Centro per le famiglie, come quello di Rivarolo, e servirà a tutti gli abitanti dell’Unione Montana”.
Al contrario di quanto accaduto in altre situazioni – ad esempio per la Villa di Via Salgari a Cuorgnè – qui non c’erano lavori strutturali da eseguire: l’alloggio era in buone condizioni. Quanto agli arredi, il Comune ha partecipato ad un bando ed ha subito trasferito al C.I.S.S. i fondi ricevuti.
L’assessore pontese alla Cultura ed alle Politiche Sociali Enrica Valle ha ammesso: “Mi sono appassionata molto al progetto. Più che un luogo fisico, questo è un luogo di relazioni. Dobbiamo sforzarci di rimettere le relazioni al centro della nostra vita, fare in modo che con iniziative di questo tipo si ritrovi quello spirito di comunità che i social stanno cercando di ammazzare. Anche per le valli diventerà un progetto importante”. Ha poi precisato: “Un Centro Famiglie non è un alloggio per persone in difficoltà ma un luogo aperto a tutti ed animato da associazioni e volontari, tantissimi volontari che sono un po’ l’anima di questo progetto così come lo sono per il Presidio di Comunità collocato all’interno della Biblioteca Civica”. Ha concluso il suo intervento dichiarando: “La mafia ruba, la legalità restituisce”.
Stefano Rossetti, Responsabile dell’Area Programmazione e Progettazione del C.I.S.S. 38, ha ribadito: “E’ l’inizio di un percorso progettuale di cui posiamo oggi la prima pietra e che vedrà nei prossimi mesi l’avvio di attività volte a dare sempre più voce alla legalità coinvolgendo tutto il territorio di Pont. Grazie ai funzionari che ci supportano stiamo costruendo dei percorsi all’interno di una coprogettazione (con Andirivieni, Alce Rosso, Stranaidea, Eclettica, Fondazione Comunità del Canavese…) che abbia al centro l’Ascolto. Offriamo servizi non solo a quanti sono seguiti dal CISS 38 ma alla cittadinanza nel suo insieme: mediazione familiare, sostegno alla genitorialità, uno spazio-gioco per i bimbi gestito da operatori qualificati. E’ il momento di avanzare proposte, come quella che ci è arrivata dalla scuola media e che abbiamo soddisfatto: creare uno Spazio d’Ascolto per i ragazzi, che gli insegnanti ci hanno segnalato essere in profonda difficoltà. Nei prossimi mesi organizzeremo delle iniziative per sensibilizzare la cittadinanza. Finora è stato molto interessante il riscontro avuto incontrando i nostri condomini: alcuni si sono proposti come volontari. Il Centro è aperto tutti i giorni dal lunedì al venerdì e qualche volta il sabato mattina. In genere le aperture sono pomeridiane per venire incontro alle esigenze lavorative; per gli spazi dedicati alla scuola è invece adatto il mattino”.

L'inaugurazione del Centro Famiglie di Pont
All’inaugurazione del Centro Famiglie di Pont hanno partecipato esponenti di LIBERA e dell’Associazione Mastropietro. Ernesto Bosone e Tiziana Perelli, referente del presidio cuorgnatese di LIBERA, hanno sottolineato l’importanza dell’Inchiesta <Minotauro> che rappresentò un momento di svolta nella presa di consapevolezza di quanto la criminalità organizzata avesse messo radici in Canavese. “Nel corso di quell’operazione, la più grande mai compiuta in Piemonte – ha precisato Perelli – vennero arrestate 160 persone e si acclarò che a Cuorgnè esisteva una <locale> di ‘Ndrangheta”. Bosone ha ricordato: “Dopo quell’inchiesta nacque il nostro presidio, dedicato al medico calabrese Luigi Ioculano. Contiamo una sessantina di iscritti e promuoviamo o partecipiamo ad iniziative legate alla legalità”. Oggi la presenza della criminalità organizzata è meno evidente. Ancora la referente di LIBERA: “Non si spara più. Le mafie sono molto brave ad adattarsi, a cambiare pelle, ad introdursi nel mondo degli affari attraverso la cosiddetta <zona grigia>. Offrono dei servizi e dall’altra parte c’è chi ne usufruisce… Su un dato vale la pena riflettere: il Piemonte è la 7° regione per numero di beni confiscati e la penultima per riutilizzo. Molto spesso il problema sono i costi: le spese per ristrutturare e riadattare gli edifici. La campagna che LIBERA sta portando avanti chiede proprio di destinare a questo scopo il 2% del Fondo Unico di Giustizia. Essere qui oggi è comunque una soddisfazione grandissima, vuol dire che sono stati piantati dei semi e che hanno dato frutti. Il riutilizzo a scopo sociale di un bene confiscato è una vittoria dello Stato: le mafie restituiscono il maltolto”.
Ancora più drastico Andrea Contratto: ”Credo che collocare un Centro per le Famiglie all’interno di un bene confiscato, e per di più in un paese montano, sia l’avverarsi di un sogno per il milione di italiani che firmarono in favore della legge sul riutilizzo sociale dei beni.”
Egidio Costanza, presidente della Mastropietro, ha sottolineato come il riutilizzo non sia “solo un atto amministrativo ma politico. Nessuno che creda nella giustizia può rimanere indifferente al loro destino: se non li usiamo vincono le mafie, se li riutilizziamo vinciamo noi”.
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