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Alle zanzare la sindaca Elena Piastra ci ha pensato? Boh!

A Settimo torna il grande classico estivo: Fratelli d’Italia incalza il Comune tra piani annunciati e insetti già pronti a colpire

Alle zanzare la sindaca ci ha pensato?

Alle zanzare la sindaca ci ha pensato?

Non è ancora estate, non si sono ancora tirate fuori le sedie sui balconi, ma già si sente quel ronzio familiare: quello delle zanzare, che arriveranno puntuali come un temporale annunciato.  

Per questo i consiglieri comunali di Fratelli d’Italia, Francesco D’Ambrosio, Vincenzo Maiolino e Giorgio Carlo Zigiotto, hanno deciso di anticipare la stagione calda con un atto che, sotto la forma impeccabile dell’interpellanza, nasconde una domanda piuttosto semplice: ma quest’anno il Comune, la sindaca Elena Piastra, l'assessore Alessandro Raso, hanno intenzione di fare qualcosa o aspettiamo che le zanzare facciano "giunta" da sole?

Il documento è costruito con quella serietà che si riserva alle grandi questioni pubbliche: premesse, considerazioni, rilevazioni. E in effetti il problema è noto, quasi istituzionalizzato. Ogni estate la città viene invasa da sciami più o meno organizzati, ogni estate i cittadini protestano, ogni estate si scopre che il caldo e l’acqua stagnante favoriscono la proliferazione. Una scoperta che, a queste latitudini, ha la stessa imprevedibilità dell’arrivo del Ferragosto.

i consiglieri comunali

Vincenzo Maiolino, Giorgio Zigiotto e Francesco D'Ambrosio

Il punto, però, non è la biologia dell’insetto, ma quella dell’amministrazione. Perché mentre la zanzara segue cicli naturali abbastanza prevedibili, la politica locale sembra oscillare tra amnesie selettive e risvegli improvvisi. E allora ecco che i consiglieri mettono in fila le preoccupazioni dei cittadini, parlano di parchi impraticabili, di spazi pubblici trasformati in territori ostili, di una qualità della vita che rischia di essere compromessa da un animale che pesa pochi milligrammi ma riesce a mettere in crisi un'intera città.

“Il rischio è di ritrovarsi, ancora una volta, a inseguire l’emergenza invece di prevenirla” – e in questa frase, che nessuno ha scritto ma che sembra aleggiarci sopra, c’è tutto il senso della faccenda.

La prevenzione, in teoria, è una cosa semplice: si pianifica in primavera per non disperarsi in estate. Ma nella pratica diventa un esercizio quasi filosofico, una riflessione sul tempo che passa e sulle occasioni perse.

Le domande rivolte alla sindaca e all’assessore sono di una linearità disarmante.

"Esiste un piano? Quando partono i trattamenti? Ci sono dati aggiornati sulla diffusione della zanzara tigre, ormai cittadina onoraria? Quanti soldi vengono stanziati e, soprattutto, qualcuno ha pensato di informare i cittadini o si confida nel passaparola tra puntura e puntura?"

Domande legittime, quasi banali, e proprio per questo pericolose. Perché mettono l’amministrazione davanti a una scelta: rispondere con un programma oppure con una rassicurazione. Che non è la stessa cosa, anche se spesso vengono confuse.

Il paradosso è che tutto questo accade mentre le linee guida regionali spiegano esattamente cosa fare: monitoraggio, interventi larvicidi, azioni mirate. Un copione già scritto, che però ogni anno sembra dover essere riscoperto, manco fosse un testo antico.

E allora la sensazione è che la vera infestazione non sia quella delle zanzare, ma quella delle buone intenzioni non attuate.

Insomma, il problema non è sapere cosa fare, ma farlo prima che diventi evidente. Prima che le lamentele si moltiplichino, prima che i parchi si svuotino, prima che qualcuno inizi a chiedersi se non sia più semplice chiudersi in casa fino a settembre.

“Basterebbe poco, ma quel poco deve essere fatto in tempo” dicono dai Fratelli d'Italia.

È una di quelle verità semplici che in politica diventano complicate, forse perché non offrono alibi.

Così, mentre Settimo si avvicina all’estate con la consueta dose di fatalismo e spray antizanzare, resta da vedere se quest’anno il Comune riuscirà a sorprendere tutti: non eliminando le zanzare – che sarebbe chiedere troppo, persino alla scienza – ma almeno eliminando la sensazione che, anche stavolta, si arrivi impreparati come sempre ...

Raso l'impollinatore

Tornano ogni anno e ogni anno qualcuno scopre che esistono, un po’ come certi amministratori scoprono che amministrare comporta anche occuparsi delle cose noiose, quelle senza hashtag e post su Facebook.

Così i consiglieri Francesco D’Ambrosio, Vincenzo Maiolino e Giorgio Carlo Zigiotto fanno quello che in politica si fa quando si vuole dire una cosa senza dirla troppo forte: presentano un’interpellanza. Che è una domanda, certo, ma anche un modo educato per segnalare che forse c’è stato un momento, da qualche parte, in cui qualcuno ha deciso di non decidere.

E qui torna alla mente quella stagione felice in cui l’erba non si tagliava. Non per trascuratezza, no: per sensibilità. Per rispetto. Per non disturbare gli insetti impollinatori, creature nobili, operose, quasi simboliche. Una visione quasi francescana della gestione urbana: convivere, accogliere, lasciare che la natura si esprima.

Bellissimo. Se non fosse che la natura, quando si esprime, non fa distinzioni tra chi impollina e chi punge. E mentre si difendevano le api, si è finito per offrire un ambiente accogliente anche a tutto il resto. Una sorta di ospitalità diffusa, senza filtri, senza selezione all’ingresso.

“Non si può mica decidere quali insetti sono graditi e quali no” — e infatti non si è deciso. Hanno deciso loro.

Il risultato è che oggi si torna a parlare di piani, monitoraggi, interventi. Tutte parole giuste, tutte parole serie, che però arrivano sempre con quel leggero ritardo tipico delle cose annunciate quando ormai si sentono già ronzare. Perché il punto non è sapere cosa fare: quello è scritto ovunque, nelle linee guida, nei manuali, persino nel buon senso. Il punto è farlo prima di doverlo spiegare.

E invece no. Si aspetta. Si osserva. Si valuta. Si rispetta. Finché il rispetto non diventa prurito.

“Serve programmazione” — ed è una frase che in politica suona sempre bene, perché non impegna nessuno nel presente.

Così Settimo si prepara all’estate con la consueta strategia implicita: sperare che vada meglio dell’anno scorso. Che è una strategia come un’altra.

Nel frattempo le zanzare faranno uello che hanno sempre fatto, senza interpellanze, senza assessorati, senza dibattiti: arriveranno. E resteranno. Con una coerenza che, a voler essere sinceri, è più di quanto si possa dire per chi dovrebbe occuparsene.

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