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21 Marzo 2026 - 15:11
La tomba di Fred Buscaglione
Hanno strappato le note. Non un oggetto qualsiasi, non un pezzo di metallo anonimo, ma un frammento di memoria. Le note dell’Ave Maria di Schubert che accompagnavano la tomba di Fred Buscaglione, al Cimitero Monumentale di Torino, non ci sono più. Al loro posto resta una traccia opaca sul marmo, un segno vuoto che racconta più di mille parole.
È successo nella notte o nelle prime ore del mattino. Le fotografie scattate oggi, sabato 21 marzo, non lasciano spazio a dubbi: la lapide del grande cantautore torinese è stata deturpata. Le note in bronzo, che da anni facevano parte integrante del monumento funebre, sono state strappate via con forza. Un gesto che non ha nulla della bravata e molto, invece, della profanazione.
Fred Buscaglione riposa lì dal 1960. Una vita breve, interrotta a soli 38 anni in un incidente stradale a Roma, ma sufficiente a lasciare un’impronta indelebile nella musica italiana. Nato a Torino nel 1931, aveva portato nel dopoguerra il jazz e lo swing nelle case degli italiani, costruendo un personaggio unico, ironico e malinconico insieme, fatto di baffi, bicchieri di whisky e storie da night.
La sua tomba, al Monumentale, è sempre stata un luogo di passaggio e di rispetto. Non solo per i torinesi, ma per appassionati e curiosi arrivati da ogni parte. Un piccolo pellegrinaggio laico, dove fermarsi, leggere il nome, riconoscere un pezzo di storia. E quelle note — l’Ave Maria di Schubert — erano più di un dettaglio decorativo: erano un segno, un richiamo musicale, un ponte tra l’uomo e la sua arte.
Ora quel ponte è stato spezzato.
Non è solo un furto. È qualcosa che scava più a fondo. Perché rubare da una tomba significa oltrepassare un confine, violare uno spazio che, per sua natura, dovrebbe restare intoccabile. E quando a essere colpita è la memoria di una figura simbolo, il gesto assume un valore ancora più grave: diventa un’offesa collettiva.
Non si tratta soltanto del danno materiale — pure evidente — ma del vuoto che lascia. Quel segno sul marmo, quella sagoma che denuncia l’assenza, diventa la vera immagine di questo atto: una ferita discreta e insieme evidente, che colpisce un luogo caro alla città.
Resta da capire chi e perché. Se si tratti di un furto per ricavarne un guadagno — il bronzo, ancora una volta — o di un gesto insensato, privo di qualsiasi logica. Ma la risposta, in fondo, cambia poco. Perché il risultato è lo stesso: un pezzo di memoria sottratto.
E allora la questione si allarga. Non riguarda più solo una tomba, ma il modo in cui una comunità custodisce i propri simboli. Il Cimitero Monumentale di Torino non è soltanto un luogo di sepoltura: è un archivio a cielo aperto della storia cittadina, un museo silenzioso fatto di nomi, storie, opere. Colpirlo significa colpire un patrimonio condiviso.
Ora l’auspicio è uno solo: che la lapide di Fred Buscaglione venga restaurata al più presto, che quelle note tornino al loro posto. Non per una questione estetica, ma per restituire senso a un luogo che ne è stato privato.
Perché ci sono cose che non appartengono a nessuno, e proprio per questo appartengono a tutti. E tra queste, la memoria di Fred Buscaglione — e quelle note che la accompagnavano — non dovrebbe mai essere messa in discussione.

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