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20 Marzo 2026 - 19:18
Loredana Devietti (al centro) con le sindache del territorio
C’è una data che segna uno spartiacque nella storia italiana, e non solo politica: il 10 marzo 1946, quando per la prima volta le donne entrarono a pieno titolo nella vita democratica del Paese, con il diritto non soltanto di votare, ma anche di essere elette. Ottant’anni dopo, quella conquista è tornata al centro di una riflessione nazionale che ha portato a Roma, il 3 marzo scorso, decine di amministratrici locali da tutta Italia. Tra loro anche la sindaca di Ciriè, Loredana Devietti, testimone di un percorso che, pur radicato nella storia, resta ancora aperto.
L’incontro, voluto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha avuto il sapore delle celebrazioni ma anche quello, più concreto, di un bilancio. Non una commemorazione formale, ma un momento per misurare la distanza tra ciò che è stato conquistato e ciò che resta da fare. “Quello che è successo nel 1946 ha avviato un percorso ancora in atto verso la piena parità”, ha ricordato Meloni, sottolineando come la democrazia italiana sia nata “nel segno delle donne”. Un passaggio che ha segnato il tono dell’intera giornata.
In quella sala, accanto alla presidente del Consiglio, sedevano sindache provenienti da ogni angolo del Paese. Amministratrici di piccoli comuni e di città più grandi, unite da un filo rosso che attraversa generazioni: l’accesso delle donne ai luoghi della decisione pubblica. Tra loro, Devietti ha portato non solo il nome di Ciriè, ma anche una storia locale che si intreccia con quella nazionale.
“Il 3 marzo a Roma per gli 80 anni del voto alle donne, insieme a tante sindache d’Italia”, ha raccontato la prima cittadina, restituendo l’immagine di una partecipazione corale. Un’occasione per guardarsi indietro, ma soprattutto per interrogarsi sul presente. Perché, se è vero che in ottant’anni le donne italiane hanno conquistato spazi impensabili nel dopoguerra, è altrettanto vero che la parità piena resta un obiettivo ancora in costruzione.
Ed è proprio questo il punto che emerge con maggiore forza dalle parole di Devietti: la consapevolezza che i diritti non sono mai acquisiti una volta per tutte. “Sono 80 anni che hanno permesso alle donne di questa nazione di affermarsi, e soprattutto di poter dimostrare ciò di cui sono capaci”, ha ricordato citando Meloni. Un cammino fatto di sacrifici, determinazione e talento, che oggi consente a una nuova generazione di amministratrici di sedere nei luoghi del potere decisionale.
Ma il passaggio più significativo è forse quello che guarda oltre i confini italiani. “Queste possibilità e questi diritti non sono scontati”, ha sottolineato la sindaca, richiamando la condizione delle donne in Paesi come l’Iran. Un riferimento che rompe la dimensione celebrativa e riporta il discorso su un terreno più ampio: quello dei diritti universali e delle disuguaglianze ancora esistenti.

La premier Giorgia Meloni durante l'incontro a Roma con le sindache
Non è un caso che Devietti abbia voluto trasformare quella giornata romana in un’occasione di riflessione anche a livello locale. A Ciriè, infatti, le celebrazioni sono proseguite il 10 marzo, proprio nel giorno in cui, ottant’anni fa, entrò in vigore il decreto che cambiò la storia del Paese. “Celebreremo le donne elette nella nostra città dal 1946 a oggi”, ha annunciato.
Un’iniziativa che ha un valore simbolico forte: riportare la grande storia dentro la dimensione di una comunità. Dare un nome e un volto a quelle donne che, nel corso dei decenni, hanno costruito pezzo dopo pezzo la presenza femminile nelle istituzioni locali. Non figure astratte, ma amministratrici, consigliere, assessore che hanno contribuito a definire l’identità della città.
In questo senso, la partecipazione della sindaca all’incontro di Roma non è un episodio isolato, ma si inserisce in un percorso più ampio. Un tentativo di collegare la memoria storica con il presente amministrativo, la dimensione nazionale con quella locale. Perché la parità, se esiste, si misura anche – e soprattutto – nei territori, nelle scelte quotidiane, nella rappresentanza concreta.
Ottant’anni dopo il voto alle donne, la fotografia è quella di un Paese cambiato, ma non ancora compiuto. Le donne siedono nei consigli comunali, guidano amministrazioni, occupano ruoli di vertice. Eppure, il percorso verso una piena parità resta, come ha ricordato Meloni, “ancora in atto”.
In questo scenario, la presenza di sindache come Loredana Devietti assume un significato che va oltre il singolo mandato amministrativo. Diventa il segno tangibile di una trasformazione che continua, di un cammino che non si è fermato. E che, forse, proprio nelle storie locali trova la sua misura più autentica.
Perché se la democrazia italiana è nata anche nel segno delle donne, come è stato ricordato a Roma, è nei Comuni, nelle città, nelle comunità che quella promessa continua ogni giorno a prendere forma.

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