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Partorire in casa nel 2026: la scelta controcorrente di una coppia di San Maurizio

Due figlie nate tra le mura domestiche: una decisione rara che riapre il dibattito su sicurezza, libertà e modelli di nascita

Partorire in casa nel 2026

Partorire in casa nel 2026: la scelta controcorrente di una coppia di San Maurizio

In un’Italia dove il parto è ormai quasi esclusivamente ospedaliero, c’è chi sceglie una strada diversa. Una scelta che oggi appare controcorrente, quasi radicale, ma che affonda le sue radici in una tradizione antica: partorire in casa. A San Maurizio, una coppia ha deciso di percorrere questa strada non una, ma due volte, riportando al centro un modello di nascita che negli ultimi decenni è diventato sempre più raro.

Francesca Novaretti e Gabriele Zanlorenzi hanno accolto entrambe le loro figlie tra le mura domestiche. La prima, Matilde, è nata nel maggio del 2024. La seconda, Camilla, è venuta alla luce il 2 febbraio di quest’anno, sempre nella stessa casa. Due esperienze simili, ma vissute in modo diverso, con una maggiore consapevolezza maturata nel tempo.

Il parto in casa è una possibilità prevista dalla normativa italiana dal 1998, ma resta una scelta marginale. I numeri lo confermano: su centinaia di migliaia di nascite annuali, solo una minima percentuale avviene al domicilio della madre. Una pratica che, pur regolamentata, continua a essere poco diffusa e spesso oggetto di dibattito.

Nel caso della coppia di San Maurizio, la decisione nasce da un’esigenza precisa: vivere la nascita in un ambiente familiare, senza rinunciare alla sicurezza garantita dalla presenza di professionisti. Durante entrambe le gravidanze, Francesca è stata seguita da un’équipe specializzata, quella dell’associazione Casa Maternità Prima Luce di Torino, che accompagna le future mamme in percorsi di parto domiciliare.

Il percorso non si limita al momento della nascita. Dalla fase prenatale fino ai mesi successivi, l’assistenza è continua e strutturata. Le visite, a partire dalle ultime settimane di gravidanza, si svolgono direttamente a casa, riducendo la necessità di spostamenti e favorendo un approccio più personalizzato.

Durante il travaglio, la presenza delle ostetriche Manuela D’Ambrosio e Stefania Cuccarollo ha garantito il supporto necessario. Un elemento centrale in questo tipo di scelta, che richiede condizioni specifiche e un’attenta valutazione dei rischi.

La seconda nascita, quella di Camilla, è stata più rapida rispetto alla prima. Un’esperienza vissuta con maggiore consapevolezza, ma segnata anche da un momento personale difficile, legato alla recente scomparsa del padre di Francesca, Gianpiero Novaretti, figura conosciuta nel contesto associativo locale.

Un aspetto particolare della scelta della coppia riguarda anche il rapporto con l’attesa. In entrambe le gravidanze, Francesca e Gabriele hanno deciso di non conoscere in anticipo il sesso del bambino, concentrando l’attenzione esclusivamente sulla salute del nascituro.

Il parto domiciliare comporta anche implicazioni economiche. In Piemonte è previsto un contributo regionale, che copre solo una parte dei costi complessivi, lasciando a carico della famiglia una quota significativa. Una differenza che, a livello nazionale, evidenzia disparità tra le diverse regioni, alcune delle quali non prevedono alcun rimborso.

Accanto all’aspetto sanitario, emerge anche quello culturale. Il parto in casa rappresenta una scelta che mette al centro la centralità della madre, il rispetto dei tempi naturali e un approccio meno medicalizzato alla nascita. Un modello che, pur essendo minoritario, trova spazio in una crescente attenzione verso percorsi alternativi e personalizzati.

La preparazione alla nascita, nel caso della coppia, è stata accompagnata anche da un corso preparto svolto a Leinì, insieme ad altre famiglie. Un momento di confronto e condivisione, utile non solo per affrontare il parto, ma anche per prepararsi alla gestione dei primi mesi di vita del bambino.

Dopo la nascita, il supporto dell’équipe prosegue con visite e indicazioni pratiche: dall’allattamento alla cura del neonato, fino al recupero fisico della madre. Un accompagnamento che si estende nel tempo e che rappresenta uno degli elementi distintivi di questo tipo di percorso.

La scelta di Francesca Novaretti e Gabriele Zanlorenzi si inserisce in un contesto più ampio, in cui il tema della nascita torna al centro del dibattito. Da un lato, la sicurezza e l’organizzazione del sistema ospedaliero; dall’altro, il desiderio di vivere un momento intimo in un ambiente familiare.

Due visioni che non si escludono necessariamente, ma che riflettono approcci diversi alla maternità. A San Maurizio, intanto, resta il segno di una scelta che continua a far discutere. Due nascite in casa, a distanza di meno di due anni, rappresentano un caso raro, ma anche un esempio di come, anche oggi, sia possibile percorrere strade alternative. E mentre la coppia non esclude la possibilità di un terzo figlio, resta aperta una domanda più ampia: se il parto in casa sia solo un ritorno al passato o una delle possibili direzioni future del modo di nascere.

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