Due morti in due mesi, nello stesso tratto della SP 590, nella frazione Abate di San Sebastiano da Po.
Il primo il 16 gennaio. Mark Mariut, 14 anni, viene investito mentre si dirige alla fermata del bus per andare a scuola. È mattina presto, la fascia oraria in cui la SP 590 si riempie di traffico. L’impatto avviene a poche decine di metri dall’incrocio con via Abate.
Il secondo mercoledì 18 marzo, poco dopo le 8. All’incrocio tra la provinciale 590 e via Abate si scontrano due auto. Muore Roberto Cadoni, 83 anni, residente a Verolengo. L’altro conducente viene trasportato all’ospedale di Chivasso in codice verde.
Le dinamiche sono diverse. Il punto è lo stesso.
Stesso tratto, stessa fascia oraria, stesso livello di esposizione al rischio.
Il giorno dopo l’ultimo incidente mortale, quello costato la vita al pensionato 83enne, la vicenda entra formalmente nell’agenda della Città Metropolitana di Torino con un’interrogazione presentata dalla consigliera metropolitana e consigliera comunale di Chivasso Clara Marta (Forza Italia).
L’atto parte da un dato preciso: la reiterazione di incidenti mortali nello stesso segmento stradale. Una condizione che viene definita come una criticità grave sotto il profilo della sicurezza e che, per questo, richiede una valutazione immediata e misure concrete.

Le richieste di Marta sono puntuali. Si chiede se sia stata effettuata una valutazione tecnica aggiornata dopo gli ultimi episodi, se si intenda procedere con l’installazione di sistemi fissi di controllo della velocità — già previsti su quel tratto — e quali interventi urgenti si vogliano adottare per migliorare la sicurezza: segnaletica, illuminazione, moderazione del traffico . E soprattutto si chiedono tempi certi. Perché il nodo, ormai, non è più solo individuare le criticità, ma capire quando e come intervenire.
Le dichiarazioni di Clara Marta accompagnano l’interrogazione e ne chiariscono il senso politico. “Di fronte a questi fatti non è il momento della polemica né della caccia al colpevole. È il momento della responsabilità e delle risposte.”
Poi il passaggio operativo: “Per questo è stata presentata un’interrogazione alla Città Metropolitana, con richieste chiare: verifiche tecniche aggiornate, installazione di sistemi di controllo della velocità, interventi urgenti di messa in sicurezza e tempi certi di attuazione.”
Ma il punto non è solo tecnico. È anche istituzionale. “Questa iniziativa nasce anche come un segnale: un Comune non può essere lasciato solo ad affrontare una criticità così grave.” Il riferimento è diretto al contesto emerso nelle settimane successive al primo incidente mortale: una strada di competenza metropolitana, ma un problema quotidiano per chi vive e si muove sul territorio.
E infatti aggiunge: “Serve il supporto concreto di tutte le istituzioni.” Non un richiamo generico, ma una richiesta di coordinamento tra livelli diversi di amministrazione, necessario per intervenire su un’arteria complessa come la SP 590.
L’interrogazione arriva in un contesto già segnato da segnalazioni, mobilitazioni e richieste formali. Dopo il primo incidente mortale di gennaio, quel tratto di strada era stato descritto con precisione: una provinciale a scorrimento veloce che attraversa un’area abitata, con fermate del trasporto pubblico esposte, assenza di percorsi pedonali protetti, illuminazione discontinua e numerose immissioni laterali.
Non un problema generico, ma una sovrapposizione di funzioni. La SP 590 è nata come asse di collegamento, ma in quel punto è anche strada locale. Case, accessi, spostamenti quotidiani. Senza un adeguamento infrastrutturale, queste due funzioni restano sovrapposte.
È qui che si inserisce il tema dell’incrocio di località Abate. Uno dei punti più delicati. Chi arriva dalla viabilità secondaria deve immettersi su un flusso veloce e continuo. La lettura del traffico è rapida, spesso condizionata dalla presenza costante di veicoli. Non ci sono elementi evidenti di rallentamento.
Una configurazione che, nel tempo, è stata segnalata dai residenti e formalizzata anche in documenti inviati agli enti competenti. Richieste precise: messa in sicurezza degli incroci, protezione delle fermate del bus, introduzione di sistemi di controllo della velocità, realizzazione di percorsi pedonali.
Elementi che tornano, quasi sovrapponibili, anche nell’interrogazione presentata oggi.
Nel documento si sottolinea che la reiterazione degli incidenti mortali nello stesso tratto impone una valutazione urgente e concreta delle misure di prevenzione.
E infatti nelle dichiarazioni Marta insiste su questo aspetto: “Non si tratta di un caso isolato, ma di una situazione…”. La frase resta sospesa, ma il senso è chiaro: non un episodio casuale, ma un contesto strutturale che espone chi attraversa quel tratto a un rischio costante.
Da qui la richiesta finale: “Per questo è necessario un intervento rapido, coordinato e strutturale.” Non interventi tampone, ma un’azione complessiva.
E la chiusura è ancora più diretta: “La sicurezza dei cittadini non può più aspettare.”
Il punto, adesso, è capire quale sarà la risposta della Città Metropolitana di Torino. L’interrogazione chiede un riscontro scritto nei tempi previsti dal regolamento. Ma il tema è già andato oltre la procedura.
Perché il contesto è noto, le criticità sono state descritte, le richieste sono state formalizzate più volte. E oggi vengono riportate dentro un atto istituzionale che obbliga a una presa di posizione.
Dopo mesi di segnalazioni e due incidenti mortali nello stesso tratto, la questione sicurezza sulla SP 590 non è più rinviabile. Resta da capire se questa volta si passerà dalle parole agli interventi.