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Cinque Forchette, il Pd attacca: “FdI chiarisca subito”. E chiama Cirio in Aula. Chiorino nella bufera

Dalla società con esponenti di Fratelli d’Italia ai legami con la famiglia Caroccia: opposizione all’attacco su quote, tempistiche e rapporti. “Troppe domande senza risposta”

Cinque Forchette, il Pd attacca: “FdI chiarisca subito”. E chiama Cirio in Aula. Chiorino nella bufera

Elena Chiorino

Il Partito democratico alza il livello dello scontro sul caso “Cinque Forchette” e chiede chiarimenti immediati. Nel mirino finiscono gli esponenti di Fratelli d’Italia coinvolti nella vicenda, mentre viene chiamato direttamente in causa il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, invitato a riferire con urgenza in Aula.

“Serve la massima trasparenza per allontanare ogni ombra dalle istituzioni”, è il senso del comunicato firmato dal segretario regionale Domenico Rossi, dalla capogruppo Gianna Pentenero, da Nadia Conticelli ed Emanuela Verzella. Una presa di posizione netta che arriva in un momento delicato, anche alla vigilia della Giornata della Memoria e dell’Impegno per le vittime di mafia.

Il Pd non entra nel merito penale della vicenda, ma pone una serie di questioni politiche che — sottolinea — non possono restare senza risposta. A partire dal coinvolgimento nella società “Le Cinque Forchette srl” di figure di primo piano di Fratelli d’Italia: il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, la vicepresidente della Regione Elena Chiorino e il consigliere regionale Davide Eugenio Zappalà.

 Davide Eugenio Zappalà

Davide Eugenio Zappalà

Secondo i dem, è necessario chiarire come e perché esponenti istituzionali siano entrati in società con soggetti legati, sul piano familiare, a una persona condannata in via definitiva per reati gravi. E se davvero non fossero a conoscenza della figura di Mauro Caroccia, si chiedono, questo non porrebbe comunque un problema di adeguatezza rispetto ai ruoli ricoperti.

Le domande sono precise: perché una società che gestisce un’attività a Roma nasce a Biella? Chi ha messo in contatto i vertici di FdI con Miriam Caroccia, amministratrice unica appena maggiorenne? E come si spiegano le cessioni delle quote avvenute proprio in concomitanza con la sentenza definitiva?

È su questo che il Pd insiste: non un processo, ma un tema di opportunità politica e trasparenza.

Per capire la portata della vicenda bisogna però tornare all’inchiesta che ha acceso i riflettori.

La società “Le Cinque Forchette srl” viene costituita a Biella nel dicembre 2024, ma opera di fatto su Roma, dove è collegata a un ristorante in via Tuscolana. Tra i soci compaiono proprio esponenti di Fratelli d’Italia, insieme a Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia.

Ed è qui che il quadro cambia.

Perché Mauro Caroccia è un nome noto agli inquirenti da anni: la sua storia si intreccia con le indagini sul clan guidato da Michele Senese, detto ‘O Pazz, figura storica della criminalità organizzata romana. Secondo le ricostruzioni investigative, attorno ai Caroccia si sarebbe sviluppato un sistema di società e ristoranti utilizzati per schermare la reale titolarità delle attività e favorire operazioni di riciclaggio.

Un sistema che ruota attorno a locali come “Da Baffo” e alle sue ramificazioni, finito al centro dell’inchiesta “Affari di famiglia” della Direzione distrettuale antimafia. Arresti, sequestri e, infine, una condanna definitiva per Caroccia a quattro anni per intestazione fittizia aggravata dal metodo mafioso.

Nel frattempo, però, la società con i politici è attiva. E proprio mentre la vicenda giudiziaria arriva alla sua conclusione, le quote cambiano rapidamente di mano: prima passaggi intermedi, poi l’uscita completa di tutti i soci politici. Alla fine resta una sola proprietaria: Miriam Caroccia, poco più che ventenne.

Una coincidenza temporale che oggi alimenta il caso politico.

Per il Pd, il punto è tutto qui: anche senza responsabilità penali, una situazione del genere impone spiegazioni chiare e immediate. Soprattutto in una regione come il Piemonte, dove — ricordano — le mafie hanno già dimostrato di sapersi radicare.

Intanto dalla maggioranza la linea resta quella già espressa: uscita dalla società appena chiarito il contesto, nessuna irregolarità. Ma la pressione cresce.

E il caso “Cinque Forchette”, da vicenda societaria, si è ormai trasformato in un problema politico vero.

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