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Ciriè, centro pedonale e traffico senza regia: «Tra cantieri e deviazioni la città si blocca»

Maino si fa portavoce del malumore che cresce in città: «Rotatorie troppo piccole, semafori desincronizzati e cantieri che disorientano gli automobilisti»

Ciriè, centro pedonale e traffico senza regia: «Tra cantieri e deviazioni la città si blocca»

Ciriè, cantieri

C’è una frase che, più di altre, sintetizza il malumore che serpeggia tra i cittadini di Ciriè quando si parla di viabilità: «Hanno chiuso via Vittorio Emanuele II al traffico, ma nessuno ha detto alle auto dove andare». Non è uno slogan politico. È la frase che un commerciante del centro ha riportato qualche giorno fa all’architetto Matteo Emanuele Maino, referente locale di +Europa e figura che molti osservatori indicano come possibile candidato sindaco alle prossime elezioni amministrative.

Da quell’incontro casuale — e da molti altri simili — nasce una presa di posizione pubblica da parte di Maino che apre una discussione più ampia: come viene gestita l’informazione sui cantieri e sui cambiamenti alla viabilità cittadina? E soprattutto: esiste davvero un piano per governare i flussi di traffico, o si procede per interventi isolati?

Maino racconta di aver raccolto per settimane segnalazioni, lamentele e osservazioni. Non solo da commercianti del centro storico, ma anche da residenti delle borgate e automobilisti che attraversano la città ogni giorno. Poi ha deciso di mettere nero su bianco le sue riflessioni e di rivolgersi al giornale, con l’intenzione dichiarata di «qualificare il dibattito pubblico» su un tema che riguarda tutti.

«La città parla - dice Maino - Io mi sono limitato ad ascoltare». Architetto, professionista con esperienza nel campo delle infrastrutture e dei cantieri pubblici, Maino si presenta prima di tutto come cittadino: «Da settimane — racconta — le persone mi fermano per strada. Non solo perché sono una persona abbastanza riconoscibile in città, tra il mio cane e la mia altezza che sfiora i due metri. Ma perché il tema della viabilità è diventato un argomento quotidiano. Tutti hanno qualcosa da dire».

La miccia del dibattito è stata la chiusura al traffico di via Vittorio Emanuele II, uno dei principali assi del centro storico. Un intervento che ha trasformato la strada in un’area pedonale, rendendo il cuore della città più vivibile e indubbiamente più bello. Ma che, secondo molti cittadini, avrebbe generato conseguenze difficili da gestire altrove.

«Il centro è diventato un salotto, e questo può anche essere positivo — osserva Maino — ma il problema è arrivarci o aggirarlo. Oggi molti ciriacesi descrivono la città come un vero labirinto».

Il nodo centrale della discussione riguarda quello che, sulla carta, dovrebbe essere il percorso alternativo per aggirare il centro: Corso Francia, viale Martiri, via Torino e viale De Gasperi.

Secondo le testimonianze raccolte da Maino, però, quel sistema non funzionerebbe come previsto: «Chi percorre quell’anello ogni giorno lo descrive come una sequenza quasi rocambolesca».

Tra i problemi segnalati dai cittadini emergono alcuni punti ricorrenti: rotatorie troppo piccole, che molti chiamano ironicamente “rotondine”, dove basta l’ingresso simultaneo di due auto per creare confusione; semafori non sincronizzati, che trasformano pochi metri di strada in lunghe code; incroci con angoli ciechi dove un tempo c’erano specchi parabolici, rimossi e mai reinstallati; piste ciclabili che interrompono i flussi di traffico creando nuove situazioni di conflitto tra veicoli e utenti della strada.

Il risultato, secondo il racconto che arriva dalle strade della città, è paradossale: il traffico non sarebbe diminuito, ma semplicemente spostato.

«Nelle borgate la situazione non è migliorata — racconta Maino riportando le parole di molti residenti —. Le strade sono rimaste quelle di cinquant’anni fa, strette e spesso con l’asfalto rattoppato. Però oggi ci passano camion, furgoni e genitori che cercano scorciatoie per evitare le code». Un anziano residente gli avrebbe riassunto così la situazione: «Qui viviamo come in un paese, ma con il traffico di una città».

Negli ultimi giorni Maino ha deciso di verificare personalmente alcune delle segnalazioni ricevute. Ha scattato fotografie e osservato alcuni punti critici della viabilità cittadina: «Mi sono fermato agli incroci di corso Nazioni Unite e alla rotonda tra via Roma e via San Maurizio e ho visto esattamente quello che mi avevano descritto i cittadini: cantieri che sembrano non finire mai, segnaletica provvisoria che confonde più che aiutare, spazi talmente stretti che camion e automobili devono incastrarsi per passare».

Da tecnico, il suo sguardo va oltre l’asfalto appena steso o i cordoli rifatti: «Si interviene su singoli elementi: l’asfalto, i semafori, la segnaletica. Ma il flusso complessivo del traffico? La logica dello spostamento delle auto dentro la città? Questo è il punto che nessuno sembra spiegare».

E qui entra in gioco il tema che più sta a cuore all’architetto: la comunicazione. "Il vero problema è che nessuno spiega cosa sta succedendo».

Per Maino, infatti, la questione non riguarda solo le scelte urbanistiche o viarie. Il problema principale sarebbe l’assenza di informazioni chiare ai cittadini: «Quando si interviene sulla mobilità di una città — spiega — bisogna spiegare bene cosa si sta facendo e perché. Non basta modificare una strada e aspettarsi che tutto funzioni da solo».

Secondo lui, le domande che circolano tra i cittadini sono molte e tutte legittime. Si può davvero chiudere un’arteria principale senza prima verificare che il piano alternativo funzioni nella realtà quotidiana? Sono state progettate le rotatorie pensando al traffico reale o solo per liberare l’incrocio nell’immediato? Perché alcuni specchi parabolici sono stati rimossi e non reinstallati? Le piste ciclabili sono parte di una rete sicura o solo segni sull’asfalto? E ancora: se i parcheggi diventano sempre più spesso a pagamento, quali alternative vengono offerte a chi deve raggiungere il centro?

La riflessione si fa più politica quando Maino affronta il tema del rapporto tra amministrazione e cittadini: «La domanda più semplice è anche la più importante: chi ascolta chi vive questa città ogni giorno?».

E rilancia con un’immagine molto concreta: «Anche chi amministra vede i Tir che attraversano Ciriè? Rompono anche loro gli ammortizzatori sui dossi inutili? Restano imbottigliati mezz’ora a girare per la città tra incroci poco chiari e segnalazioni inesistenti?».

Domande che non sono, almeno nelle intenzioni dichiarate, un attacco diretto alla giunta. Piuttosto un invito ad aprire un confronto: «Non propongo soluzioni. Per ora chiedo ascolto»

Maino insiste su un punto: non sta presentando un progetto alternativo né un piano di viabilità: «Non è questo il momento di proporre soluzioni affrettate. Il ruolo che esercito oggi è quello di cittadino — per quanto con una formazione tecnica — che raccoglie le voci della città e chiede risposte».

Un ruolo che assume un peso politico particolare perché la città si avvicina al rinnovo dell’amministrazione comunale, previsto tra circa un anno: «Ho vent’anni di esperienza nel settore delle costruzioni e della pianificazione territoriale e so riconoscere quando un’opera porta i segni di una progettazione affrettata. Quando l’urgenza di fare viene prima dell’analisi di come farlo».

E secondo le segnalazioni raccolte negli ultimi mesi, molti cittadini temono che proprio questo stia accadendo.

Il tema della viabilità è da sempre uno dei più sensibili nelle città di medie dimensioni. A Ciriè, dove il centro storico si intreccia con quartieri residenziali e arterie di collegamento verso Torino e le Valli di Lanzo, ogni modifica produce inevitabilmente effetti a catena. La presa di posizione di Matteo Maino non chiude il dibattito. Al contrario, sembra averlo appena aperto.

Perché dietro alle rotatorie troppo strette, ai semafori che rallentano il traffico e alle strade diventate scorciatoie improvvisate, c’è una questione più ampia: come si immagina la mobilità futura della città. E soprattutto: chi decide e con quali strumenti di dialogo con chi la città la attraversa ogni giorno.

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