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Adolescenti chiusi nelle loro stanze: in Italia 200 mila hikikomori, sempre più ragazze tra i 13 e i 15 anni

Una ricerca nazionale rivela un fenomeno in crescita: il ritiro sociale colpisce soprattutto le giovanissime e trova nella scuola il principale luogo di sofferenza

Adolescenti chiusi nelle loro stanze

Adolescenti chiusi nelle loro stanze: in Italia 200 mila hikikomori, sempre più ragazze tra i 13 e i 15 anni

Non escono di casa, spesso non vanno più a scuola, trascorrono le giornate chiusi nella propria stanza, con il ritmo sonno-veglia completamente invertito e la vita reale sostituita da quella online. Sono gli hikikomori, adolescenti che scelgono o sono costretti a ritirarsi dalla vita sociale. Un fenomeno che fino a pochi anni fa sembrava lontano, legato quasi esclusivamente al Giappone, ma che oggi riguarda anche l’Italia. Le stime parlano di circa 200 mila adolescenti in grave ritiro sociale, e i nuovi dati indicano una trasformazione significativa: la quota più alta riguarda ormai le ragazze, in particolare tra i 13 e i 15 anni.

Il quadro emerge dalla ricerca nazionale Daai – Dialoghi Adolescenziali Aree Interne, promossa dall’Asl di Benevento e realizzata dall’Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali (Iprs). Lo studio, presentato alla Camera dei deputati durante la conferenza dedicata al ritiro sociale in adolescenza, rappresenta una delle analisi più ampie condotte in Italia sul tema.

Gli studiosi hanno coinvolto oltre 900 ragazzi tra i 13 e i 18 anni, residenti in cinque regioni italiane, confrontando la situazione dei giovani che vivono nelle aree interne con quella di chi abita nelle città metropolitane.

Il risultato è un quadro complesso, che racconta una generazione attraversata da ansie, fragilità e nuove forme di solitudine. Secondo la ricerca, il 15,9% degli adolescenti presenta sintomi rilevanti di ansia, panico e disagio psicologico. Ma il dato più allarmante riguarda il ritiro sociale vero e proprio: il 5,7% dei ragazzi vive una condizione di isolamento grave.

Se questa percentuale viene estesa all’intera popolazione italiana tra i 13 e i 18 anni, la stima porta a circa 200 mila adolescenti che vivono una forma severa di ritiro sociale. La novità più significativa riguarda però il genere. Contrariamente a quanto accadeva in passato, quando il fenomeno riguardava prevalentemente i maschi, oggi sono le ragazze a risultare più esposte.

Secondo i dati della ricerca, quasi una ragazza su dieci (9,1%) presenta un quadro di ritiro sociale grave, contro il 2,8% dei coetanei maschi. Il gruppo più vulnerabile è quello delle ragazze tra i 13 e i 15 anni, soprattutto nelle grandi città. Nei capoluoghi la quota di ritiro sociale grave tra le adolescenti raggiunge infatti il 13,3%, una percentuale che gli studiosi definiscono particolarmente preoccupante.

Nei casi più severi il ritiro sociale assume caratteristiche molto evidenti. Gli adolescenti coinvolti tendono a isolarsi quasi completamente, smettono di frequentare la scuola con regolarità o la abbandonano del tutto, sviluppano forte ansia sociale, fobie legate all’uscita di casa o al contatto con gli altri.

Spesso il loro ritmo quotidiano si capovolge: dormono di giorno e restano svegli di notte, vivendo soprattutto attraverso internet, videogiochi o social network. La rete diventa così un sostituto della vita reale, l’unico spazio dove mantenere qualche forma di relazione. In molti casi compaiono anche pensieri depressivi e autolesivi, segno di un disagio psicologico profondo.

La ricerca evidenzia inoltre che il principale luogo in cui si concentra la sofferenza degli adolescenti non è quello che si potrebbe immaginare. Non sono infatti solo i temi tipici dell’età — come il corpo, l’aspetto fisico o l’accettazione da parte dei coetanei — a pesare di più. Secondo gli studiosi, è soprattutto la scuola a diventare il terreno in cui emergono sentimenti di inadeguatezza, fallimento ed esclusione.

Molti adolescenti raccontano di sentirsi sotto pressione rispetto ai risultati scolastici, di percepire le sfide educative come insormontabili o di vivere la scuola come uno spazio in cui si sentono costantemente giudicati.

Un ruolo importante è giocato anche dal contesto familiare e sociale. I dati mostrano infatti che il ritiro sociale è più diffuso nelle famiglie con minori risorse culturali ed economiche. Nelle famiglie in cui i genitori hanno un basso titolo di studio, l’incidenza del ritiro sociale grave tra i figli raggiunge il 10,6%, più del doppio rispetto alle famiglie con genitori laureati, dove la percentuale scende al 4,2%. Il rischio diventa ancora più alto nel caso delle ragazze. Nelle famiglie con meno risorse, la quota di adolescenti femmine che sviluppano forme gravi di ritiro sociale arriva infatti al 16%.

Un altro dato interessante riguarda il territorio. A differenza di quanto spesso si immagina, la ricerca mostra che i giovani che vivono nelle aree interne del Paese sono meno esposti al ritiro sociale grave rispetto ai coetanei delle città. Nei piccoli centri la percentuale di casi severi è pari al 4,4%, mentre nei capoluoghi raggiunge il 7%.

Gli studiosi parlano di un possibile effetto protettivo delle comunità locali. Nelle aree interne, spiegano, le famiglie tendono a mantenere relazioni più strette e una maggiore presenza affettiva, accompagnando spesso i figli nei progetti di studio o lavoro anche quando questi prevedono il trasferimento verso le città.

Un altro elemento riguarda il rapporto con il digitale. Nei contesti meno urbanizzati, la vita online non sostituisce completamente la socialità reale, mentre nelle grandi città internet diventa più facilmente l’unico spazio di relazione.

Questo non significa che il fenomeno sia marginale nelle aree interne, ma suggerisce che la rete sociale familiare e comunitaria possa svolgere un ruolo importante nel prevenire le forme più gravi di isolamento. Gli esperti sottolineano che il ritiro sociale non nasce improvvisamente. Spesso si sviluppa gradualmente, attraverso segnali che possono essere intercettati: difficoltà scolastiche, aumento dell’ansia, progressivo isolamento dai compagni, riduzione delle attività sociali.

Per questo motivo, secondo i ricercatori, è fondamentale rafforzare gli strumenti di ascolto e supporto psicologico, soprattutto nelle scuole. Il fenomeno degli hikikomori, infatti, non riguarda soltanto singole storie individuali ma racconta qualcosa di più ampio: la fatica di molti adolescenti nel trovare il proprio posto nel mondo contemporaneo.

Una difficoltà che, oggi più che mai, sembra colpire soprattutto le ragazze più giovani, nel momento delicato in cui si affacciano all’adolescenza e si trovano ad affrontare aspettative, pressioni e paure sempre più complesse.

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