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Il TAR chiude il caso Ravalli: respinto il ricorso sulla nomina a Garante dell’infanzia

I giudici amministrativi confermano l’incarico di Giovanni Ravalli. Per mesi al centro delle polemiche sul titolo di studio conseguito alla Pontificia Università della Santa Croce. Il garante: «Confermata la validità della mia laurea e dei requisiti per la nomina»

Giovanni Ravalli

Giovanni Ravalli

Si chiude – almeno sul piano amministrativo – la lunga vicenda che negli ultimi mesi ha accompagnato la nomina del Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Piemonte. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte ha infatti respinto il ricorso contro la nomina di Giovanni Ravalli, confermando la legittimità dell’incarico e mettendo un punto fermo su una polemica che per mesi ha attraversato il dibattito politico a Palazzo Lascaris.

A darne notizia è stato lo stesso Giovanni Ravalli. 

«Comunico che il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte ha pronunciato la sentenza di respingimento del ricorso contro la mia nomina a Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Piemonte. Il TAR ha confermato definitivamente quello che ho sempre sostenuto sulla validità della mia laurea e sul possesso di tutti i requisiti necessari alla nomina».

Nel messaggio, Ravalli ringrazia chi gli è stato vicino nei mesi più complicati della vicenda. «La mia famiglia, il mio avvocato Alessandra Cardella e i tanti amici che, quando per questa vicenda sono stato al centro di una bufera mediatica, non hanno mai smesso di sostenermi e di incoraggiarmi a continuare il mio impegno a favore dei minori della nostra regione».

La decisione del TAR arriva al termine di una vicenda che per mesi ha tenuto banco nel Consiglio regionale del Piemonte, trasformando quella che inizialmente sembrava una semplice nomina istituzionale in un vero e proprio caso politico. Professore di Religione, residente a Monasterolo e primo dei non eletti nella lista di Fratelli d’Italia, Giovanni Ravalli era stato scelto per ricoprire il ruolo di Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, una figura chiamata a vigilare sulla tutela dei diritti dei minori.

Fin dai primi giorni dopo la nomina, tuttavia, alcune forze di opposizione avevano sollevato dubbi sulla legittimità dell’incarico. Il nodo principale riguardava il titolo di studio conseguito da Ravalli presso la Pontificia Università della Santa Croce, ateneo pontificio con sede a Roma. Secondo i ricorrenti e secondo una parte delle opposizioni in Consiglio regionale, quel titolo non sarebbe stato chiaramente riconducibile alle discipline umanistiche o giuridiche indicate tra i requisiti richiesti dal bando regionale.

Il punto più contestato riguardava soprattutto l’assenza di un documento ufficiale del Ministero dell’Università che attestasse l’equipollenza del titolo con una laurea dell’ordinamento universitario italiano. Secondo le opposizioni, senza questo passaggio formale il titolo non sarebbe stato pienamente idoneo ai fini della nomina.

Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra e Stati Uniti d’Europa avevano contestato apertamente la scelta della maggioranza di centrodestra, chiedendo verifiche formali sui requisiti  e sollecitando maggiore trasparenza su una nomina considerata particolarmente delicata.

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La tutela dei minori, avevano sottolineato le minoranze, dovrebbe essere sottratta a qualsiasi logica di appartenenza politica. Da qui la richiesta di chiarimenti e l’istituzione di una commissione consiliare incaricata di approfondire la vicenda. Commissione che però, secondo quanto denunciato dalle opposizioni, non sarebbe mai riuscita ad entrare realmente nel merito della questione a causa dell’assenza dei consiglieri di maggioranza, che avrebbe impedito di proseguire con i lavori.

Nel frattempo la vicenda era approdata anche nelle aule di giustizia amministrativa. A presentare il ricorso era stato Andrea Revel Beria, uno degli esclusi dalla procedura di nomina. Già nell’aprile 2025 il TAR Piemonte era stato chiamato a esprimersi su una richiesta di sospensiva presentata dallo stesso Revel Beria. In quell’occasione il tribunale aveva respinto l’istanza cautelare, ritenendo che non sussistesse un interesse diretto e immediato tale da giustificare la sospensione dell’incarico.

Quella decisione aveva consentito a Ravalli di restare in carica in attesa del giudizio nel merito, fissato per la fine dell’anno. Nel frattempo le polemiche politiche non si erano placate. Le opposizioni avevano continuato a chiedere un chiarimento formale sul titolo di studio e sul suo riconoscimento, mentre la maggioranza aveva difeso la legittimità della nomina.

Dal canto suo Giovanni Ravalli aveva sempre respinto le accuse, sostenendo che il riconoscimento da parte del Ministero non fosse necessario per stabilire la validità del titolo. «Il Ministero non dà l’equipollenza alla mia laurea, perché l’equipollenza c’è già», aveva dichiarato in uno dei suoi interventi pubblici. «Il Ministero effettua un riconoscimento che ha funzione giuridica ricognitiva, non costitutiva».

Ravalli aveva inoltre richiamato gli accordi bilaterali tra Italia e Vaticano che disciplinano il riconoscimento dei titoli rilasciati dalle università pontificie. In base a tali accordi, le lauree pontificie vengono definite “generiche”, una formula che secondo alcuni giuristi può generare interpretazioni diverse sul piano amministrativo.

A complicare ulteriormente il quadro c’era anche la formulazione del bando regionale per il Garante dell’infanzia, che non indicava una specifica classe di laurea ma faceva riferimento in maniera piuttosto ampia alle “discipline umanistiche”. Una definizione che, secondo Ravalli, comprende pienamente anche gli studi teologici e le scienze religiose.

Su questo punto il garante era stato netto: «Sfido chiunque a dimostrare che gli studi attinenti alle Scienze Religiose e alla Teologia non rientrino tra le discipline umanistiche».

Ora la sentenza del TAR respinge il ricorso e conferma la validità della nomina di Giovanni Ravalli, chiudendo il contenzioso amministrativo che aveva accompagnato l’incarico sin dall’inizio. Una decisione che rafforza la posizione del garante e ridimensiona – almeno sul piano giuridico – le contestazioni sollevate negli ultimi mesi.

Resta però il dato politico di una vicenda che ha acceso il confronto tra maggioranza e opposizioni per lungo tempo, tra accuse di scarsa trasparenza e difese d’ufficio della scelta compiuta dal centrodestra. Per le minoranze, la questione non riguardava soltanto la validità di un titolo di studio ma il principio stesso con cui vengono assegnati incarichi istituzionali così delicati.

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