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Centrale nucleare di Trino, porte aperte al pubblico il 16 e 17 maggio

La centrale vercellese tra le protagoniste dell’iniziativa “Open Gate” di Sogin: visite guidate per scoprire la storia dell’impianto e i lavori di smantellamento

Centrale nucleare di Trino, porte aperte al pubblico il 16 e 17 maggio

Centrale nucleare di Trino, porte aperte al pubblico il 16 e 17 maggio

La centrale nucleare di Trino, in provincia di Vercelli, tornerà ad aprire le sue porte al pubblico nel fine settimana del 16 e 17 maggio, nell’ambito della quinta edizione di “Open Gate”, l’iniziativa promossa da Sogin, la società pubblica responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi.

Le iscrizioni per partecipare alle visite guidate apriranno lunedì 16 marzo e potranno essere effettuate esclusivamente online sul sito di Sogin. I posti sono limitati e sarà possibile prenotarsi fino al 26 aprile, salvo esaurimento anticipato delle disponibilità. L’evento coinvolgerà complessivamente quattro ex centrali nucleari italiane: oltre a Trino, anche Caorso (Piacenza), Latina e Garigliano (Caserta).

Durante le giornate di apertura i visitatori potranno partecipare a tour guidati della durata di circa due ore, accompagnati dai tecnici di Sogin e della controllata Nucleco, che illustreranno il funzionamento degli impianti, la loro storia e le attività di dismissione attualmente in corso.

Per la centrale di Trino saranno previsti due percorsi di visita: uno nell’area industriale e uno nella cosiddetta zona controllata, dove si trovano le strutture più sensibili dell’impianto. L’accesso all’area industriale sarà consentito anche ai minori dai sei anni in su, purché accompagnati da un adulto.

Porte aperte alle centrali nucleari, si potrà visitare anche quella di Trino

L’iniziativa rappresenta uno degli appuntamenti più attesi per chi è interessato alla storia del nucleare italiano e ai processi di smantellamento delle centrali dismesse. Oltre alla visita agli impianti, i partecipanti potranno approfondire anche il tema del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi, la struttura destinata in futuro a raccogliere e mettere in sicurezza i materiali prodotti non solo dalle ex centrali nucleari, ma anche da attività quotidiane come medicina, industria e ricerca scientifica.

La centrale di Trino, ufficialmente denominata Enrico Fermi, rappresenta uno dei capitoli più importanti della storia nucleare italiana. L’impianto fu costruito alla fine degli anni Cinquanta e entrò in funzione nel 1965, nel pieno della stagione in cui l’Italia investiva nello sviluppo dell’energia atomica. Con una potenza di circa 270 megawatt, la centrale vercellese fu per anni uno degli impianti più efficienti del panorama internazionale.

Durante il periodo di esercizio raggiunse anche il record mondiale di funzionamento continuativo a piena potenza, diventando un punto di riferimento tecnologico per il settore nucleare. L’impianto utilizzava un reattore ad acqua pressurizzata (PWR), una tecnologia che ancora oggi rappresenta uno degli standard più diffusi nelle centrali nucleari nel mondo.

La sua attività si interruppe nel 1987, in seguito alla svolta politica e sociale seguita all’incidente di Chernobyl. Dopo il disastro nucleare avvenuto in Ucraina nel 1986, l’Italia organizzò un referendum nazionale sul futuro dell’energia atomica. Il voto popolare sancì di fatto l’uscita del Paese dal nucleare, portando alla progressiva chiusura delle centrali esistenti, tra cui quella di Trino.

Negli anni successivi l’impianto è entrato nella fase di decommissioning, cioè il processo di smantellamento controllato delle strutture nucleari. Dal 2001 la gestione delle attività è affidata a Sogin, società pubblica incaricata di smantellare le ex centrali italiane e mettere in sicurezza i materiali radioattivi.

Il percorso di dismissione è complesso e richiede tempi lunghi. Le operazioni comprendono la bonifica delle strutture, la rimozione dei componenti del reattore, il trattamento dei rifiuti radioattivi e la progressiva demolizione degli edifici industriali. L’obiettivo finale è restituire l’area a condizioni di sicurezza tali da poter essere riutilizzata per altri scopi.

Proprio per raccontare queste attività e rendere più trasparente il lavoro svolto, Sogin ha avviato negli anni l’iniziativa Open Gate, che consente ai cittadini di visitare siti normalmente non accessibili e di conoscere da vicino il processo di smantellamento nucleare.

Nel caso di Trino, la visita rappresenta anche un viaggio nella storia industriale ed energetica del Paese, perché la centrale è stata uno dei simboli dell’Italia che negli anni Sessanta guardava all’energia atomica come a una risorsa strategica per lo sviluppo economico.

Oggi l’impianto non produce più energia, ma continua a svolgere un ruolo importante nella gestione del patrimonio nucleare italiano. Le giornate di apertura al pubblico offriranno quindi l’occasione per comprendere meglio come si chiude una centrale nucleare, quali sono le tecnologie utilizzate e quali sfide restano ancora aperte nel percorso verso la completa bonifica del sito.

Centrale di Trino

La sala di controllo

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