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La chiamavano sanità.... Un concorso, un candidato e tanti milioni in gioco

Concorso chiuso con un solo candidato mentre alla Città della Salute esplodono i conti della libera professione tra buchi milionari e Procura

La chiamavano sanità.... Un concorso, un candidato e tanti milioni in gioco

La chiamavano sanità.... Un concorso, un candidato e tanti milioni in gioco

Alla Città della Salute e della Scienza di Torino nulla accade mai per caso. Soprattutto quando sul tavolo ci sono milioni di euro, bilanci che non tornano e firme che possono cambiare più di una carriera. È dentro questo quadro che va letta la delibera con cui il direttore generale Livio Tranchida aveva avviato una procedura di mobilità per coprire a tempo indeterminato un posto da dirigente amministrativo destinato alla S.S. Libera Professione, struttura incardinata nella S.C. Analisi dei Processi Assistenziali, Programmazione e Controllo di Gestione.

Formalmente è un atto tecnico. Nella sostanza è una mossa che pesa come un macigno, perché interviene nel punto più sensibile dell’intero sistema sanitario torinese proprio mentre la Città della Salute è travolta da una delle peggiori crisi contabili della sua storia recente. Al centro della tempesta l'intramoenia, da anni raccontata come strumento per finanziare il sistema e ridurre le liste d’attesa. Nella realtà un meccanismo che invece di portare risorse ha finito per drenare denaro pubblico, lasciando dietro di sé squilibri milionari e controlli che – almeno finora – non hanno funzionato.

Tant’è! Fiato alle trombe rullo di tamburi, oggi la notizia è questa: si è chiuso quel concorso, con solo un candidato.

Il documento è datato 5 marzo 2026, firmato dal presidente della commissione esaminatrice Giampaolo Grippa: ID domanda 47811, valutato 55 punti su 60. 

concorso

Il nome non è indicato ma stando a chi ne sa di più, si tratterebbe di Gianfranco Barberis. 

Barberis, allo stato attuale non risulterebbe inquadrato come dirigente.

In una deliberazione del 2018 relativa al progetto del CUP unico regionale, viene indicato come collaboratore tecnico esperto incaricato di attività di coordinamento tecnico tra aziende sanitarie. 

In una deliberazione dell’ASL di Alessandria del 2018 relativa al progetto del CUP unico regionale, Barberis viene indicato chiaramente come “collaboratore tecnico esperto” incaricato di attività di coordinamento tecnico tra aziende sanitarie.

Anche in una determinazione della Regione Piemonte del 2021 compare con qualifica analoga, come collaboratore amministrativo professionale della SC Tecnologie dell’ASL Città di Torino, inserito in un gruppo tecnico per una gara regionale sulla telemedicina. 

Nessuna dirigenza negli atti precedenti, dunque. Il salto di ruolo sarebbe arrivato – o potrebbe arrivare – proprio attraverso quest’ultimo concorso.

Ed è qui che le storie iniziano a incrociarsi. Barberis, sempre che sia lui ad aver vinto il concorso, dovrà occuparsi della libera professione, uno dei nodi più delicati della sanità torinese: la gestione dei flussi economici dell’intramoenia, i rapporti con i professionisti, i controlli sui ricavi e sulle trattenute aziendali, cioè di un sistema che negli ultimi mesi ha mostrato crepe profonde.

E succede tutto questo proprio mentre la Città della Salute è travolta da una delle peggiori crisi contabili della sua storia recente con un bilancio 2024 fermo con le quattro frecce e un disavanzo di decine di milioni di euro di cui più di 7 per l'intramoenia. Per la cronaca e per legge la libera professione non può generare passivi: i costi dovrebbero essere integralmente coperti dai ricavi.

A rendere il quadro ancora più inquietante è la gestione del Fondo Balduzzi il capitolo contabile che da anni accompagna la Città della Salute come un’ombra. Parliamo di milioni di euro iscritti a bilancio e poi cancellati, definiti prima indispensabili e poi improvvisamente “refusi”. Un fondo che nel 2022 valeva 7,3 milioni di euro e che oggi viene liquidato come un errore marginale, applicando il principio contabile OIC 29: un colpo di penna, una nota esplicativa, e il problema sparisce.

Ma i problemi, nella realtà, non spariscono mai davvero. Tanto che sulla Città della Salute si muove da tempo la magistratura. La Procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio di ex direttori generali e dirigenti per falso in bilancio e danno erariale e il danno stimato è di circa 10 milioni di euro, di cui 7,5 legati proprio alla libera professione intramoenia. Secondo l’accusa, per anni sarebbero stati trasformati crediti inesigibili in incassi, cancellati fondi e “aggiustati” i conti per farli tornare. Un sistema che, se confermato, avrebbe mascherato la reale situazione economica dell’azienda.

Per “fare chiarezza”, nel frattempo, la Città della Salute ha chiamato un esercito di consulenti.  L’ultimo è il commercialista Davide Di Russo, membro dell’Organismo Italiano di Contabilità, chiamato a spiegare perché quei milioni potevano essere cancellati come errori contabili. Ha cercato di spiegarlo anche alla Procura, ma non li ha convinti.  Ha detto loro "in assenza di accordo", ma l'accordo c'era.

Il risultato è una sanità che spende decine di migliaia di euro in consulenze per dimostrare che i buchi non sono buchi, ma semplici refusi e poi davanti ai magistrati non sa che dire.

In questo clima la decisione di rafforzare la Libera Professione con un dirigente amministrativo a tempo indeterminato è una scelta che assume un significato politico preciso, perché quella struttura ha già una responsabile: Silvia Pelagalli. È proprio all’interno della sua area che, negli ultimi mesi, sono stati ricostruiti i conti dell’intramoenia, facendo emergere squilibri, incongruenze, criticità finite poi nei documenti ufficiali. Un lavoro tecnico, ma dagli effetti devastanti, perché ha trasformato voci nebulose in numeri leggibili.

Ora, dopo che quei numeri sono emersi, la struttura viene “rafforzata”. Nel linguaggio amministrativo si chiama potenziamento. Nella pratica spesso significa ridisegno degli equilibri, diluizione delle responsabilità, allungamento della catena decisionale. Un classico della sanità pubblica: quando qualcuno sa troppo, non lo si colpisce frontalmente, si commissaria l’area.

Nessun atto formale contro Pelagalli, nessuna accusa. Ma il messaggio che arriva dagli atti è inequivocabile: la Libera Professione diventa terreno di intervento diretto della direzione generale. Un settore che fino a ieri era una funzione tecnica oggi viene presidiato da una nuova figura dirigenziale, collocata proprio all’incrocio tra programmazione, controllo di gestione e processi assistenziali. Esattamente dove passano i numeri che hanno fatto tremare l’azienda.

Il risultato è un cambio di equilibrio profondo. E quando cambiano gli equilibri, raramente è solo per migliorare l’organizzazione. Più spesso serve a gestire una fase, in cui il passato pesa, i conti non tornano e la magistratura osserva.

Dentro questo scenario si colloca la figura dell’ex commissario Thomas Schael, l’uomo che davanti a quei numeri aveva detto no. Schael si era rifiutato di firmare un bilancio che non riteneva chiaro, né verificabile, soprattutto (toh! guarda) per quanto riguarda le poste dell’intramoenia. Non un capriccio, ma una presa di posizione netta, che ha finito per costargli l’incarico. Troppo rigido ….. Guai a chiamarla lungimiranza.

Dopo Schael è arrivato Livio Tranchida, il direttore del “nuovo corso”. Con lui è arrivata la firma sul bilancio. Una firma che ha consentito alla Regione Piemonte di presentare il consolidato al Ministero dell’Economia, passaggio indispensabile per la programmazione sanitaria. Ma quella firma non ha risolto i nodi, li ha solo congelati. Peraltro manca ancora la firma della direzione regionale. Intanto i numeri restano, le indagini restano lì, e restano lì anche le domande su come sia stato possibile arrivare fino a qui.

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