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Intramoenia, bilanci in rosso e nuovi dirigenti: alla Città della Salute nulla accade per caso

Mentre emergono buchi, refusi milionari e inchieste giudiziarie, il direttore generale Livio Tranchida rafforza la Libera Professione con un nuovo dirigente amministrativo. Una mossa tecnica solo in apparenza, che arriva dopo il caso Schael e mentre i conti fanno tremare l’azienda

Città della Salute: arriva "superman", anzi no "Gesù Cristo".  E' Livio Tranchida

Livio Tranchida

Alla Città della Salute e della Scienza di Torino nulla accade mai per caso, soprattutto quando sul tavolo ci sono milioni di euro, bilanci che non tornano e firme che valgono più di una carriera. È dentro questo quadro che va letta la delibera con cui il direttore generale Livio Tranchida ha avviato una procedura di mobilità per coprire a tempo indeterminato un posto da dirigente amministrativo, destinato alla S.S. Libera Professione, struttura incardinata nella S.C. Analisi dei Processi Assistenziali, Programmazione e Controllo di Gestione.

Formalmente è un atto tecnico. Nella sostanza è una mossa che pesa come un macigno, perché va a intervenire nel punto più “sensibile” dell’intero sistema, proprio mentre la Città della Salute è travolta da una delle peggiori crisi contabili della sua storia recente con la libera professione intramoenia, da sempre raccontata come strumento di autofinanziamento e di riduzione delle liste d’attesa, rivelatasi un buco nero, un meccanismo che anziché portare risorse le ha sottratte.

Il bilancio 2024 parla chiaro. Il disavanzo complessivo supera le decine di milioni di euro, ma dentro quel rosso c’è una verità ancora più scomoda: l’intramoenia chiude in perdita, con un buco stimato di oltre 400 mila euro. Un dato che, da solo, basterebbe a sollevare un allarme enorme. Perché per legge la libera professione non può generare passivi: i costi devono essere integralmente coperti dai ricavi. E invece accade il contrario. L’azienda sostiene spese, mette a disposizione strutture, personale, attrezzature, mentre gli incassi non compensano. Un cortocircuito che non è solo contabile, ma anche etico.

A rendere il quadro ancora più inquietante è la gestione del Fondo Balduzzi, il capitolo contabile che da anni accompagna la Città della Salute come un’ombra. Parliamo di milioni di euro legati ai mancati introiti dell’intramoenia, iscritti a bilancio e poi cancellati, definiti prima indispensabili e poi improvvisamente “refusi”. Un fondo che nel 2022 valeva 7,3 milioni di euro e che oggi viene liquidato come un errore marginale, applicando il principio contabile OIC 29: un colpo di penna, una nota esplicativa, e il problema sparisce.

Ma i problemi, nella realtà, non spariscono mai davvero. Tanto che sulla Città della Salute si muove da tempo la magistratura. La Procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio di ex direttori generali e dirigenti per falso in bilancio e danno erariale e il danno stimato è di circa 10 milioni di euro, di cui 7,5 legati proprio alla libera professione intramoenia. Secondo l’accusa, per anni sarebbero stati trasformati crediti inesigibili in incassi, cancellati fondi e “aggiustati” i conti per farli tornare. Un sistema che, se confermato, avrebbe mascherato la reale situazione economica dell’azienda.

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Dentro questo scenario si colloca la figura dell’ex commissario Thomas Schael, l’uomo che davanti a quei numeri aveva detto no. Schael si era rifiutato di firmare un bilancio che non riteneva chiaro, né verificabile, soprattutto (toh! guarda) per quanto riguarda le poste dell’intramoenia. Non un capriccio, ma una presa di posizione netta, che ha finito per costargli l’incarico. Troppo rigido ….. Guai a chiamarla lungimiranza.

Dopo Schael è arrivato Livio Tranchida, il direttore del “nuovo corso”. Con lui è arrivata la firma sul bilancio. Una firma che ha consentito alla Regione Piemonte di presentare il consolidato al Ministero dell’Economia, passaggio indispensabile per la programmazione sanitaria. Ma quella firma non ha risolto i nodi, li ha solo congelati. Perché i numeri restano, le indagini restano, e restano anche le domande su come sia stato possibile arrivare a questo punto.

Per “fare chiarezza”, nel frattempo, la Città della Salute ha chiamato un esercito di consulenti.  L’ultimo è il commercialista Davide Di Russo, membro dell’Organismo Italiano di Contabilità, chiamato a spiegare perché quei milioni potevano essere cancellati come errori contabili. Il risultato è una sanità che spende decine di migliaia di euro in consulenze per dimostrare che i buchi non sono buchi, ma semplici refusi.

È in questo clima che arriva la decisione di rafforzare la Libera Professione con un dirigente amministrativo a tempo indeterminato. Una scelta che assume un significato politico preciso, perché quella struttura ha già una responsabile: Silvia Pelagalli. È proprio all’interno della sua area che, negli ultimi mesi, sono stati ricostruiti i conti dell’intramoenia, facendo emergere squilibri, incongruenze, criticità finite poi nei documenti ufficiali. Un lavoro tecnico, ma dagli effetti devastanti, perché ha trasformato voci nebulose in numeri leggibili.

Ora, dopo che quei numeri sono emersi, la struttura viene “rafforzata”. Nel linguaggio amministrativo si chiama potenziamento. Nella pratica spesso significa ridisegno degli equilibri, diluizione delle responsabilità, allungamento della catena decisionale. Un classico della sanità pubblica: quando qualcuno sa troppo, non lo si colpisce frontalmente, si commissaria l’area.

Nessun atto formale contro Pelagalli, nessuna accusa. Ma il messaggio che arriva dagli atti è inequivocabile: la Libera Professione diventa terreno di intervento diretto della direzione generale. Un settore che fino a ieri era una funzione tecnica oggi viene presidiato da una nuova figura dirigenziale, collocata proprio all’incrocio tra programmazione, controllo di gestione e processi assistenziali. Esattamente dove passano i numeri che hanno fatto tremare l’azienda.

Il risultato è un cambio di equilibrio profondo. E quando cambiano gli equilibri, raramente è solo per migliorare l’organizzazione. Più spesso serve a gestire una fase, in cui il passato pesa, i conti non tornano e la magistratura osserva.

In questo quadro, l’avviso firmato da Livio Tranchida non è solo una procedura di mobilità. È un atto politico-amministrativo che segna un prima e un dopo. Non per chiarire definitivamente ciò che è stato, ma per mettere sotto controllo ciò che sarà.

Resta una domanda, semplice e inevitabile: chi pagherà il prezzo di ciò che è emerso?
Perché nella sanità pubblica italiana accade spesso che chi crea i problemi resti al suo posto, mentre chi li fa emergere diventi improvvisamente un problema da gestire.

E alla Città della Salute, oggi, la partita dell’intramoenia non è affatto chiusa.
È solo entrata in una nuova fase.

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