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Niente condanna per la madre che ha perso il figlio... Ci scrive la sindaca Elena Piastra

Richiesta di rettifica della sindaca Elena Piastra: un procedimento si è chiuso con non punibilità per particolare tenuità dell'imbrattamento, l'altro per presunte minacce è ancora pendente

Niente condanna per la madre che ha perso il figlio... Ci scrive la sindaca Elena Piastra

Niente condanna per la madre che ha perso il figlio... Ci scrive la sindaca Elena Piastra

Pubblichiamo integralmente, come previsto dall’articolo 8 della legge sulla stampa (n. 47/1948), la richiesta di rettifica trasmessa dalla Sindaca di Settimo Torinese Elena Piastra in relazione all’articolo pubblicato il 3 marzo 2026 dal titolo “La sindaca l’aveva querelata, il giudice la comprende: niente condanna per la madre che ha perso il figlio”.

Nella sua comunicazione la Sindaca precisa che i fatti richiamati nell’articolo riguardano due distinti procedimenti penali: il primo relativo all’imbrattamento di un immobile pubblico, definito dal Tribunale di Ivrea con l’accertamento del reato e la dichiarazione di non punibilità per particolare tenuità del fatto; il secondo relativo a presunti comportamenti minacciosi nei confronti del personale dell’Unione Net, procedimento tuttora pendente.

La redazione prende atto della precisazione. L’articolo pubblicato aveva come oggetto la sentenza del Tribunale di Ivrea e le motivazioni con cui il giudice ha applicato l’istituto previsto dall’articolo 131-bis del codice penale.

La parte conclusiva del testo costituiva invece un commento editoriale sulla decisione giudiziaria e sul significato dell’istituto della particolare tenuità del fatto nell’ordinamento penale. Si tratta di una valutazione giornalistica che rientra nell’esercizio del diritto di critica e di opinione garantito dall’articolo 21 della Costituzione.

Il commento non intendeva in alcun modo mettere in discussione il diritto di chiunque – cittadini, amministratori o istituzioni – di rivolgersi all’autorità giudiziaria per la tutela dei propri diritti o per la protezione delle persone che operano all’interno delle amministrazioni pubbliche.

Riteniamo tuttavia che la discussione pubblica sul significato delle decisioni giudiziarie, sulle loro motivazioni e sulle implicazioni sociali che esse possono sollevare costituisca parte integrante del ruolo dell’informazione e del diritto dei cittadini a essere informati.

Liborio La Mattina

Riceviamo e pubblichiamo

OGGETTO: Richiesta rettifica articolo “La sindaca l’aveva querelata, il giudice la comprende: niente condanna per la madre che ha perso il figlio”

Vi scrivo in riferimento all’articolo “La sindaca l'aveva querelata, il giudice la comprende: niente condanna per la madre che ha perso il figlio” pubblicato su www.giornalelavoce.it il 3/03/2026, per chiedere rettifica ai sensi dell’articolo 8 della legge 47/1948 con la pubblicazione integrale di quanto sotto riportato, con le medesime caratteristiche tipografiche e di visibilità del suddetto articolo.

L’articolo citato contiene informazioni errate e fornisce una ricostruzione fuorviante della realtà, gettando immotivato discredito sull’istituzione che rappresento, tracciando peraltro un quadro parziale e gravemente omissivo della vicenda.

Nello specifico l’articolista confonde due diversi procedimenti penali a carico di una medesima persona. Il primo è una denuncia presentata dall’Unione Net per l’imbrattamento della sede di via Roma, a Settimo. Il secondo è una querela presentata dalla sottoscritta e dal personale dell’Unione Net, a tutela propria e dell’istituzione, per ripetuti comportamenti minacciosi da parte della persona citata nell’articolo.

Il Tribunale di Ivrea nel primo procedimento ha confermato il reato, pur riconoscendo la non punibilità. Nel secondo caso il procedimento è ancora in corso.

Diversamente da quanto emerge dall’articolo, è per questo secondo procedimento, e solo per questo, che la sottoscritta ha presentato querela, peraltro atto doveroso a tutela dell’Istituzione e del personale, vittima come detto di minacce.

L’articolo non solo esprime valutazioni del tutto opinabili sul mio operato, mettendo in dubbio il diritto di tutelare il personale e le stesse istituzioni. Compie anche un illegittimo accostamento fra due procedimenti penali diversi. Uno peraltro, quello utilizzato per screditare la mia persona (“A volte la giustizia non assolve. Semplicemente comprende. E in quel comprendere c’è un’idea di istituzione che forse certi Sindaci dovrebbero ricordare più spesso”) conclusosi con un accertamento del reato. E dunque con la piena legittimazione del Giudice della denuncia presentata dall’Unione NET.

Sarebbe inutile specificare che le sentenze spettano alla magistratura, così come la richiesta di vedere tutelati i propri diritti spetta ai cittadini. Anche, se necessario, con la presentazione di una querela (che peraltro se fosse stata dichiarata illegittima sarebbe stata archiviata immediatamente). È un diritto che hanno anche i sindaci, i quali hanno in più la responsabilità di tutelare le istituzioni e le persone che lavorano per esse.

Nel caso di specie voglio precisare, come già fatto in passato, che siamo di fronte a una vicenda estremamente delicata, che coinvolge soggetti fragili (a partire dal minore). Ribadisco che ogni scelta da parte mia e delle istituzioni che rappresento ha sempre operato a tutela delle persone fragili coinvolte loro malgrado nella vicenda, e anche del personale che si trova a gestire una situazione di gravissima complessità.

La Sindaca
Elena PIASTRA

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