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05 Marzo 2026 - 22:56
In Europa trovare un farmaco sta diventando sempre meno scontato. Non si tratta più di episodi sporadici o di difficoltà temporanee legate a singole emergenze: la carenza di medicinali si è trasformata in una condizione strutturale della filiera farmaceutica. È l’allarme che arriva dal nuovo rapporto del Pharmaceutical Group of the European Union (Pgeu), l’organizzazione che rappresenta le principali associazioni dei farmacisti del continente.
Secondo il documento, il problema non solo non si sta risolvendo, ma in molti Paesi continua ad aggravarsi. Nel 2025 il 70% degli Stati europei non ha registrato alcun miglioramento, mentre nel 15% la situazione è addirittura peggiorata. Tra questi c’è anche l’Italia, dove gli episodi di indisponibilità di medicinali sono aumentati del 4,8% rispetto all’anno precedente.
Un dato che racconta una realtà ormai difficile da ignorare: la mancanza di farmaci non è più un incidente di percorso, ma un elemento stabile del sistema sanitario.
“La carenza di medicinali si è stabilizzata, ma a un livello inaccettabilmente alto. Non sono più incidenti isolati: è una pressione cronica su pazienti, farmacisti e sistemi sanitari”, ha dichiarato Mikołaj Konstanty, presidente del Pgeu.
La fotografia che emerge dal rapporto è ampia e preoccupante. L’analisi, basata sui dati raccolti in 27 Paesi europei e negli Stati dell’European Free Trade Association (Efta), mostra che il 96% dei Paesi segnala carenze di farmaci.
In circa un terzo degli Stati le indisponibilità riguardano oltre 600 prodotti, mentre nell’11% dei Paesi superano addirittura i mille medicinali mancanti.
Si tratta quindi di un problema diffuso, che attraversa l’intero continente e che coinvolge farmaci utilizzati quotidianamente da milioni di pazienti.
Le categorie di medicinali maggiormente interessate dalle carenze riguardano soprattutto alcune aree terapeutiche molto diffuse. In testa ci sono i farmaci per le patologie gastrointestinali e metaboliche, seguiti da quelli destinati alle malattie del sistema nervoso.
Subito dopo compaiono anche medicinali fondamentali per la cura delle malattie cardiovascolari e dei tumori, settori in cui la continuità delle terapie è spesso essenziale.
Tra le indisponibilità più persistenti figurano inoltre alcuni farmaci per l’Adhd, diversi antipsicotici, alcune terapie oncologiche, insuline e persino i nuovi farmaci contro l’obesità, diventati negli ultimi anni estremamente richiesti.
Non sono mancati casi particolarmente critici: in alcune situazioni la carenza ha riguardato anche medicinali inseriti nella lista europea dei “farmaci essenziali”, cioè quelli ritenuti indispensabili per il funzionamento dei sistemi sanitari.
Alla base del fenomeno c’è una combinazione di fattori che rende la catena di approvvigionamento farmaceutica sempre più fragile.
Tra le cause principali il rapporto cita instabilità geopolitica, aumenti improvvisi della domanda, riduzioni dell’offerta, ma anche la scarsa sostenibilità economica di alcuni medicinali.
Molti farmaci, soprattutto quelli più vecchi o con prezzi molto bassi, non sono più ritenuti sufficientemente remunerativi da parte delle aziende produttrici. Questo può portare alla riduzione della produzione o addirittura al ritiro dal mercato.
A complicare ulteriormente il quadro ci sono eventi imprevedibili, come crisi sanitarie, problemi nelle materie prime o interruzioni nelle catene logistiche internazionali. Tutti fattori che possono bloccare la produzione di principi attivi, ridurre le scorte e rallentare la distribuzione.
Il risultato è un sistema che reagisce con difficoltà a qualsiasi scossone.
Gli effetti della carenza di medicinali si riflettono direttamente sui pazienti. Il disagio più immediato è quello di dover cercare il farmaco in più farmacie o attendere giorni prima di poter iniziare una terapia.
Ma le conseguenze possono essere anche più gravi. In alcuni casi i pazienti sono costretti a interrompere temporaneamente i trattamenti o a ridurre i dosaggi, con possibili ripercussioni sulla salute.
Quando il farmaco non è disponibile, si ricorre spesso a terapie alternative, che però non sempre sono equivalenti. Questo può comportare un aumento del rischio di errori terapeutici, effetti collaterali o costi più elevati per i malati.
Un altro effetto meno visibile ma significativo è il calo della fiducia nei confronti delle farmacie e dei sistemi sanitari. Il rapporto segnala episodi di forte tensione: in Belgio, ad esempio, si sono registrate aggressioni ai farmacisti legate proprio all’indisponibilità di alcuni medicinali.

Il peso della crisi ricade in larga parte proprio sulle farmacie, che diventano il primo punto di contatto tra il problema globale della filiera farmaceutica e le necessità quotidiane dei cittadini.
Secondo il Pgeu, i farmacisti stanno assumendo sempre più il ruolo di “ammortizzatori” delle fragilità del sistema, cercando alternative, contattando fornitori, suggerendo soluzioni ai pazienti.
Un lavoro spesso invisibile, che richiede tempo e competenze e che si aggiunge alle normali attività di assistenza sanitaria.
Ma questo sforzo non può sostituire una risposta strutturale.
“Non si può fare affidamento su professionisti in prima linea che si fanno carico delle storture sistemiche”, ha concluso Konstanty. “Il problema richiede interventi a livello politico e industriale”.
La crescente carenza di farmaci rappresenta oggi una delle sfide più complesse per i sistemi sanitari europei. Garantire l’accesso ai medicinali non significa soltanto assicurare la presenza di prodotti sugli scaffali delle farmacie, ma anche proteggere la stabilità delle cure e la fiducia dei cittadini.
In un contesto globale sempre più instabile, la questione dell’approvvigionamento farmaceutico si sta trasformando in un tema strategico, che riguarda non solo la sanità, ma anche l’economia e la sicurezza.
Per milioni di pazienti europei, infatti, la disponibilità di un farmaco non è una variabile statistica. È una necessità quotidiana.
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