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“Abbiamo chiuso in piedi”: Giulia Menchetti racconta la fine dell’Avulss di Chivasso

Dal primo servizio nel 1991 alla presidenza durata vent’anni: il percorso di una volontaria che ha segnato la storia dell’associazione

Giulia Menchetti

Giulia Menchetti

La chiusura dell’Avulss di Chivasso segna la fine di una lunga stagione di volontariato. Dietro questa storia c’è anche il volto di Giulia Menchetti, per tanti anni anima e guida dell’associazione.

Ha iniziato quasi per caso, dopo aver visto un cartellone che pubblicizzava un corso base per volontari Avulss (Associazione di Volontariato nelle Unità Locali Socio-Sanitarie). Lo frequentò e il 7 gennaio 1991 entrò per la prima volta in servizio all’Opera Pia. Da allora non si è più fermata.

Negli anni in cui l’Avulss era ancora organizzata a livello nazionale, Menchetti fu eletta Responsabile per il Canavese e successivamente entrò nel Consiglio Centrale. Quando le sedi territoriali diventarono autonome, continuò il suo impegno a Chivasso, dove per undici anni è stata Vicepresidente durante la presidenza di Giulio Gozzola. Nel 2005 venne eletta Presidente, incarico che ha mantenuto fino a dicembre 2025, quando si è arrivati alla decisione – sofferta – di chiudere l’associazione.

“È bello quando le persone ti esprimono fiducia e ti affidano un ruolo come la presidenza. Io ho sempre cercato di meritarla e di ricambiarla questa fiducia. Ho amato questa associazione e ho tenuto molto a tutti i volontari: questi sentimenti restano anche oggi che l’Avulss di Chivasso non esiste più” racconta.

Un’esperienza lunga più di quarant’anni che si chiude con tristezza, ma anche con un elemento di orgoglio: l’associazione ha cessato la propria attività senza debiti e senza trascinarsi lentamente verso la fine. “Non abbiamo tirato avanti a campare. Abbiamo scelto di chiudere quando era giusto farlo, restando in piedi” spiega.

La storia dell’Avulss è uno specchio dei nostri tempi, riflette anche un cambiamento più ampio nel mondo del volontariato. Negli ultimi anni è diventato sempre più difficile trovare persone disposte ad assumersi incarichi di responsabilità, manca il ricambio generazionale. A pesare sono anche burocrazia, nuovi obblighi normativi e una trasformazione del modo di intendere l’impegno gratuito.

“Siamo sempre andati dove serviva davvero, non dove era più piacevole. Abbiamo lavorato al cento per cento per chi aveva bisogno, senza chiedere nulla in cambio” sottolinea Menchetti.

Accanto al dispiacere per la chiusura resta, però, anche un sentimento di libertà personale.“Ora posso dire apertamente ciò che penso ad alcune persone che in questi anni hanno avuto atteggiamenti prepotenti. Prima mi trattenevo per rispetto dell’associazione e dei volontari che rappresentavo” afferma.

Il rammarico più grande, ovviamente, riguarda le tante persone seguite negli anni, che si spera vengano prese in carico da altre associazioni e supportate nel miglior modo possibile. Un po’ di dispiacere Giulia lo prova anche per il fatto che la chiusura di un’associazione, dopo più di 40 anni di servizio, sia un po’ passato “sotto silenzio”.

Nel racconto di Giulia c’è spazio anche per i ringraziamenti, a cui tiene particolarmente: ai suoi 70 volontari, perché senza il loro impegno e il loro cuore nulla sarebbe stato possibile, a Renato Dutto e alla sezione Uildm di Chivasso per la bella e intensa collaborazione durata anni, e per averla coinvolta nella loro cerimonia dei riconoscimenti ai volontari. Un grazie lo indirizza poi ai responsabili di associazioni come SAMCO, Orizzonti di Vita Piemonte, Vol.To ed altre, che a vario titolo hanno espresso la loro vicinanza. Un ringraziamento lo riserva anche alla stampa locale per gli articoli pubblicati.

“Finisce un’epoca con la chiusura dell’Avulss, ma non finiscono le relazioni umane che si sono create. Continueremo a collaborare, non più come associazione, ma a titolo personale. Le competenze acquisite negli anni sono un bagaglio importante da usare nella vita di tutti i giorni”.

Giulia Menchetti e Renato Dutto

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