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Romano Canavese, caso Drop-In: “Il 26 aprile non ci saranno sigilli”. La vicenda ora finisce davanti al giudice

Saltata la mediazione con il Comune: la gestione non ha accettato l’accordo che avrebbe consentito di restare ancora qualche mese. Si chiude una vicenda politica nata tra conflitti di interesse, esposti annunciati e un bando mai partito

Il bar di Romano spacca il consiglio comunale: conflitto di interessi ed esposto annunciato

Avvocato Mattia Fiò

Il "conto", non arriverà il 26 aprile. O almeno non nella forma che si era immaginata fino a ieri.

Sul futuro del chiosco comunale Drop-In di Romano Canavese si apre infatti un nuovo capitolo. A dirlo è l’avvocato Mattia Fiò del foro di Ivrea, legale della società che gestisce l’attività. Interviene sulla vicenda con una posizione netta: non esistono le condizioni giuridiche per apporre i sigilli alla struttura alla scadenza del contratto.

“Il 26 aprile non ci saranno i sigilli, perché non c’è alcun procedimento amministrativo in corso che lo consenta”, spiega l’avvocato. “Alla società titolare del chiosco non è arrivata alcuna comunicazione formale. Da un punto di vista giuridico non c’è nulla che permetta di procedere con un provvedimento di questo tipo”.

Una presa di posizione che cambia sensibilmente lo scenario che si era delineato nelle ultime settimane.

Fino a ieri, infatti, la data del 26 aprile – giorno di scadenza del contratto – veniva indicata come il momento in cui l’attività avrebbe dovuto cessare, con la chiusura del chiosco comunale. Una prospettiva maturata dopo il fallimento del tentativo di mediazione che avrebbe potuto consentire una proroga temporanea della gestione, il tempo necessario per consentire al Comune di predisporre il bando pubblico per l’assegnazione dell’immobile.

Ma anche su questo punto la versione del legale della società è diversa.

“Alla mediazione non si è presentato nessuno”, afferma Fiò. Una circostanza che, di fatto, ha chiuso la strada della composizione stragiudiziale della controversia e ha aperto la via alla fase giudiziaria.

oscurino ferrero

La vicenda è infatti destinata ad approdare davanti al tribunale, dove è già stata fissata un’udienza per il mese di giugno. Ed è proprio in quella sede che si dovrà sciogliere il nodo giuridico che sta al centro di tutta la controversia.

“Il punto su cui dovrà pronunciarsi il giudice – spiega ancora il legale – è stabilire se si tratti di una concessione di bene pubblico oppure di un semplice contratto di locazione commerciale. Sono due fattispecie completamente diverse e seguono regole differenti”.

Una distinzione tutt’altro che formale.

Se il rapporto fosse qualificato come concessione, infatti, il Comune sarebbe obbligato ad affidare la gestione attraverso un bando pubblico, con tempi e procedure stabilite dalla normativa sui beni pubblici.
Se invece si trattasse di locazione commerciale, la disciplina sarebbe quella ordinaria dei contratti tra privati, con una tutela ben diversa per il gestore.

È proprio su questo punto che si gioca l’intera partita legale.

Il caso era esploso nelle scorse settimane durante una seduta del Consiglio comunale di Romano Canavese destinata a far discutere.

In apertura di seduta, infatti, sindaco e vicesindaco erano stati costretti ad abbandonare l’aula per conflitto di interessi, in quanto legati da rapporti familiari diretti con la società GBS di Giavina Barbara e Stefania Snc, promotrice della procedura di mediazione contro il Comune.

Una scena che aveva immediatamente acceso lo scontro politico.

La minoranza – con i consiglieri Andrea Peruzzi, Emanuela Casotti e Stefano Avanzi del gruppo Il paese da vivere– aveva deciso di interrompere ogni interlocuzione politica sulla vicenda, annunciando anche la presentazione di un esposto alle autorità competenti.

Nel dibattito consiliare era emerso anche il nodo tecnico-giuridico della questione. Il consulente legale del Comune, l’avvocato Alessandro Nicola, aveva infatti spiegato come la mediazione non avrebbe comunque evitato la necessità di un bando pubblico e come, in ogni caso, l’ente sarebbe stato costretto a sostenere i costi della procedura e dell’assistenza legale.

Una strada che il Consiglio comunale aveva giudicato inutile e onerosa, arrivando perfino a bocciare la variazione di bilancio necessaria per finanziare la procedura di mediazione.

Alla base dello scontro resta soprattutto una domanda politica che l’opposizione continua a porre: perché il Comune non ha avviato per tempo il bando pubblico per la gestione del chiosco comunale?

Secondo la minoranza il problema sarebbe stato sollevato già mesi fa, anche nel luglio del 2024, quando erano state chieste spiegazioni sul contratto e sulle scadenze della gestione. La risposta del sindaco Oscarino Ferrero, sostengono i consiglieri di opposizione, sarebbe stata sempre la stessa: “i tempi non sono maturi”.

Oggi però il quadro appare molto più complesso.

Perché mentre la scadenza del contratto si avvicina e la politica continua a discutere, la questione si sposta sempre più sul piano legale. E il 26 aprile, più che la data della chiusura del chiosco, potrebbe diventare semplicemente un’altra tappa di una vicenda amministrativa e politica che appare tutt’altro che conclusa.

La parola, ora, passerà al giudice. E la decisione attesa per l’estate potrebbe ridefinire completamente il futuro del Drop-In.

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