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Stazione nel caos tra spaccio e autobus che intasano. Sindaco svegliati!

Adriano Vaglio racconta il declino dell’area davanti all’ex stazione: «Sempre meno clienti, risse continue e il traffico dei bus ci ha tolto anche i parcheggi veloci. Così sarò costretto a chiudere».

Movicentro, resa totale: il barista toglie i tavoli

Adriano Vaglio del buffet della stazione di Ivrea

Dentro il buffet della stazione l’aria è pesante. Non solo per la crisi che si respira, ma per la sensazione che qualcosa, da quelle parti, si stia lentamente spegnendo. Adriano Vaglio, titolare del bar, parla con la voce stanca di chi vede il proprio lavoro scivolare via giorno dopo giorno. Non è la prima volta.

«Per farti capire come va — racconta quasi con le lacrime agli occhi — ho detto ai miei dipendenti di portarsi a casa il latte che sta per scadere. Tanto qui non entra più nessuno».

Il motivo è sotto gli occhi di tutti. Fuori dal locale, davanti all’ex stazione, le scene si ripetono sempre uguali. Arresti, risse, spacciatori che si contendono lo stesso pezzo di piazza, di giardino, di panchina

«Ne hanno arrestati tre e ne sono arrivati altri tre... », ci racconta Vaglio con amarezza. «È sempre la stessa storia. Stanno lì, su una panchina. E a tutte le ore scoppiano zuffe per il controllo dello spaccio».

Un clima che ha allontanato gran parte della clientela. Chi passava per un caffè al volo o per una brioche prima di prendere il treno oggi tira dritto. Troppa tensione, troppo degrado.

Come se non bastasse, negli ultimi mesi si è aggiunto un altro problema che sta complicando ulteriormente la situazione: il traffico degli autobus sostitutivi dei treni.

Da quando Trenitalia ha attivato le linee su gomma in direzione Aosta — e da inizio mese anche verso Chivasso  per via dei lavori alle stazioni di Strambino e Montanaro — davanti alla ex stazione transitano decine e decine di pullman ogni giorno. Un via vai continuo che in alcuni momenti diventa ingestibile.

«Ci sono ore della giornata in cui arrivano talmente tanti autobus che bisogna chiudere corso Nigra», spiega Vaglio. «È il caos».

La domanda che molti si fanno è sempre la stessa: perché non utilizzare il Movicentro, che sarebbe molto più adatto a gestire questo traffico? Perché non utilizzare un stazione nata per gli autobus e oggi in gran parte utilizzata come parcheggio?

La risposta, secondo quanto si mormora tra operatori e autisti, starebbe tutta nei costi. Per raggiungere il Movicentro gli autobus dovrebbero percorrere qualche chilometro in più. Un dettaglio che, moltiplicato per centinaia di corse, significherebbe maggiori spese per le società di trasporto. 

E vaffanculo, verrebbe da dire, considerando che questa scelta scarica il peso del problema sul quartiere e sulle attività commerciali di un intero quartiere.

«Il sindaco dovrebbe imporsi ...» sbottano in tanti e primo fra tutti i consigliere comunale Massimiliano De Stefano.

Manco a dirlo, per Vaglio, il traffico è solo l’ennesimo colpo a un’attività già in difficoltà. Nel piccolo piazzale davanti alla stazione, infatti, c’erano anche tre posti auto con disco orario che permettevano la sosta veloce per chi voleva fermarsi pochi minuti.

Ora non ci sono più.

«Prima qualcuno si fermava per un caffè o un panino. Oggi nemmeno quello», spiega. «Ho perso i clienti per i maranza e adesso pure quelli mordi e fuggi».

Poi la frase che pesa come un macigno: «C'è tutto che non va e l'amministrazione comunale sta contribuendo. Se va avanti così, vorrà dire che chiuderò».

Il sindaco Matteo Chiantore

Sindaco adesso basta!!!

Ci sono problemi che un sindaco non può risolvere. E infatti nessuno pretende miracoli.

Il degrado davanti alla stazione, per esempio. Spaccio, risse, controllo del territorio: questioni complicate che coinvolgono forze dell’ordine, prefettura, politiche sociali. Non è un interruttore che si accende o si spegne con una firma sotto un’ordinanza. Chi sostiene il contrario probabilmente non ha mai amministrato nemmeno un condominio.

Fin qui, quindi, niente da dire. Poi però ci sono gli autobus sostitutivi dei treni. E lì il discorso cambia.

Da mesi davanti all’ex stazione è il caos. Pullman diretti verso Aosta, Ivrea e Chivasso. Arrivano, si fermano, si accodano, ripartono. A volte a gruppi. A volte a file. Nelle ore peggiori corso Nigra è letteralmente bloccata.

Traffico fermo. Clacson. Passeggeri spaesati. Residenti che guardano la scena con la stessa rassegnazione di chi vive vicino a un passaggio a livello.

Il dettaglio curioso è che a poche centinaia di metri esiste il Movicentro. Una struttura costruita proprio per gestire autobus e interscambi. Uno direbbe: perfetto, usiamo quello. E invece no.

Perché — spiegano — per arrivare al Movicentro gli autobus dovrebbero fare qualche chilometro in più. E quei chilometri, moltiplicati per centinaia di corse, diventano soldi.

Dunque il ragionamento è semplice: si risparmiano i chilometri e si scarica tutto davanti alla stazione. È una soluzione logica. Per chi guida gli autobus. Un po’ meno per chi governa una città.

Perché la viabilità non la decidono le società di trasporto. Dovrebbe deciderla il Comune. Con ordinanze, regolamenti, scelte. Quelle cose che servono quando si amministra.

Non servono tavoli tecnici, né studi di fattibilità di tre anni. Serve semplicemente prendere una decisione.  Che è poi il mestiere della politica.

Governare, in fondo, significa proprio questo: scegliere. E qualche volta anche disturbare qualcuno, farlo arrabbiare...

Invece qui sembra che la linea sia un’altra: lasciare che le cose si sistemino da sole. O meglio, che si sistemino nel modo più comodo per chi deve far girare i pullman.

Nel frattempo corso Nigra fa da terminal. Il Movicentro resta lì, trasformato in parcheggio, quasi inutilizzato. E i commercianti della zona vedono sparire i clienti insieme ai parcheggi e alla normalità.

Non è una questione ideologica. Non è una battaglia politica. È una faccenda molto più semplice: amministrare una città.

Se una città ha un Movicentro, dovrebbe usarlo. Se una situazione crea disagi evidenti, chi governa dovrebbe intervenire.

Il punto non è capire se si può fare qualcosa. Il punto è capire se qualcuno ha voglia di farlo.

Insomma: Matteo Chiantore se ci sei batti un colpo!

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