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Pendolari esasperati sulla Pinerolo-Chivasso: miglioramenti promessi, ma solo a partire dal 2029

In Commissione Trasporti il confronto con RFI e Trenitalia: investimenti e nuovi sistemi tecnologici, ma i benefici reali per i pendolari sono ancora lontani.

Pendolari esasperati sulla Pinerolo-Chivasso: miglioramenti promessi, ma solo a partire dal 2029

Pendolari esasperati sulla Pinerolo-Chivasso: miglioramenti promessi, ma solo a partire dal 2029

Oggi, mercoledì 4 marzo, nella seconda Commissione Trasporti del Consiglio regionale del Piemonte, la linea ferroviaria Pinerolo–Chivasso torna al centro del dibattito politico. Non è la prima volta. Ma questa volta il confronto con RFI e Trenitalia mette nero su bianco un paradosso che i pendolari conoscono da anni: la linea che attraversa Torino da sud a nord continua a funzionare male oggi, mentre i benefici promessi vengono rinviati a domani. Anzi, al 2029.

La seduta nasce da una richiesta di chiarimenti avanzata dalla consigliera regionale Monica Canalis, che riassume così il risultato dell’audizione: «Nel fuoco di fila di domande a RFI e Trenitalia siamo riusciti a chiarire alcune questioni relative alla linea Pinerolo-Chivasso, mentre altre sono state eluse».

Il punto centrale riguarda il nuovo sistema di segnalamento ERTMS, il sistema europeo che dovrebbe modernizzare la gestione della circolazione ferroviaria. La promessa è nota: meno guasti, più regolarità, maggiore capacità di traffico. Ma il calendario racconta un’altra storia. «L’attivazione non avverrà prima del 2029 e quindi gli utenti non percepiranno i benefici fino ad allora», spiega Monica Canalis.

Nel frattempo, i pendolari continueranno a viaggiare su una linea che da anni colleziona ritardi, soppressioni e sovraffollamento.

La domanda, a questo punto, è inevitabile: perché una linea che collega due territori importanti del Piemonte continua a vivere in un eterno cantiere?

Per capirlo bisogna tornare indietro di qualche mese, precisamente all’11 giugno 2025, quando nella stessa Commissione si era già svolta un’audizione con RFI e Trenitalia. In quell’occasione i consiglieri regionali avevano portato sul tavolo una lunga lista di problemi: sicurezza, informazione ai passeggeri, infrastrutture obsolete, materiale rotabile insufficiente.

La risposta dei gestori ferroviari era stata chiara su un punto: il sistema ferroviario metropolitano torinese è nel pieno di una trasformazione tecnologica che richiederà anni.

Secondo RFI, il sistema ERTMS/ETCS è destinato a «incrementare gli indici di regolarità ed efficienza, grazie ai nuovi apparati di gestione della circolazione e ai sistemi automatici». 

Il problema è che quel futuro tecnologico si scontra con un presente fragile. La linea SFM2, che collega Pinerolo a Chivasso, attraversa alcuni dei nodi ferroviari più complessi dell’area torinese e si appoggia a infrastrutture spesso datate. Il tratto tra Torino Porta Susa e Torino Lingotto, ad esempio, è uno dei punti più congestionati della rete.

Ed è qui che nasce uno dei nodi politici dell’audizione di oggi.

Monica Canalis ha chiesto esplicitamente se, almeno in via temporanea, fosse possibile modificare l’esercizio della linea facendo attestare alcuni treni a Torino Porta Nuova o al Lingotto, aggirando così l’imbuto di Porta Susa. Una soluzione provvisoria che, secondo alcuni tecnici, potrebbe alleggerire il traffico ferroviario.

Ma su questo punto, racconta la consigliera, la risposta non è arrivata: «RFI e Trenitalia non hanno risposto alla mia domanda sulla possibilità – transitoria – di attestare alcuni treni a Porta Nuova o Lingotto».

Una risposta mancata che pesa. Perché il nodo ferroviario di Torino non è destinato a semplificarsi nei prossimi anni. Anzi.

Dal 2027, infatti, Porta Susa dovrà accogliere anche altre linee del sistema ferroviario metropolitano, tra cui la SFM5 e la SFM8, aumentando ulteriormente la pressione su uno snodo già oggi critico. E il completamento del collegamento tra Porta Susa e Porta Nuova è previsto solo nel 2028.

Nel frattempo, la linea continuerà a subire interruzioni.

Una nuova sospensione del servizio è prevista nella primavera del 2026, dopo quella già avvenuta nell’estate 2025. I lavori servono a sostituire diversi impianti tecnologici lungo la linea, tra cui il telecomando di Airasca, uno dei punti più delicati dell’infrastruttura.

Secondo quanto riferito in Commissione, verranno rinnovati anche i sistemi di distanziamento dei treni e le casse di manovra di numerosi passaggi a livello. Interventi tecnici che dovrebbero migliorare l’affidabilità della linea.

Ma l’elenco dei problemi non finisce qui.

C’è la questione dei passaggi a livello. C’è la questione dell’accessibilità delle stazioni. E c’è soprattutto la questione dei tempi.

Uno dei casi simbolo è quello del passaggio a livello di Vinovo, che dovrebbe essere il primo a essere eliminato secondo la programmazione regionale. Anche qui, però, la tabella di marcia non rassicura.

«È in corso l’analisi del progetto esecutivo e l’inizio dei lavori dovrebbe avvenire nel primo semestre 2026, con conclusione ad inizio 2029», ha spiegato Monica Canalis.

Tradotto: tre anni di lavori per un singolo passaggio a livello. Se si allarga lo sguardo, emerge un quadro ancora più complesso.

Secondo RFI, il potenziamento della rete ferroviaria piemontese è inserito in una strategia nazionale ed europea che guarda al corridoio ferroviario TEN-T e agli obiettivi di interoperabilità. In questo contesto, l’adozione del sistema ERTMS rappresenta uno dei pilastri della modernizzazione della rete. Ma l’infrastruttura ferroviaria non vive solo di tecnologie. Vive anche di stazioni, servizi, informazione ai passeggeri.

E qui emergono altre criticità.

Durante l’audizione del 2025 diversi consiglieri avevano segnalato problemi di comunicazione ai viaggiatori, con ritardi e cancellazioni spesso comunicati in modo tardivo o incompleto. Trenitalia aveva risposto spiegando che le informazioni vengono trasmesse tramite l’app e tramite il personale di bordo, mentre RFI aveva parlato di nuovi sistemi di monitoraggio e informazione al pubblico.

Ma i pendolari continuano a raccontare una realtà diversa. Ritardi improvvisi. Treni cancellati senza preavviso. Stazioni senza personale.

La stessa Commissione regionale ha segnalato anche il problema dell’accessibilità delle stazioni. In particolare quella di Chivasso, dove per mesi gli ascensori sono rimasti fuori servizio.

Secondo quanto riferito oggi in Commissione, un nuovo appalto dovrebbe consentire il ripristino degli impianti entro poche settimane.

La protesta messa in atto a Pinerolo qualche settimana fa da un assessore per i ritardi della linea

Un altro nodo riguarda il raddoppio della linea Pinerolo-Chivasso, un progetto di cui si parla da anni ma che non è mai entrato davvero nella fase operativa.

Il 2026 potrebbe essere l’anno di una svolta, almeno sulla carta. Entro la fine dell’anno dovrebbe infatti concludersi lo studio DOCFAP, il documento di fattibilità che analizza le diverse alternative progettuali per il potenziamento della linea.

Tra le ipotesi allo studio c’è anche la realizzazione di una nuova stazione a Vinovo-Garino.

«Capiremo quindi entro quest’anno se questa idea è fattibile oppure no», ha dichiarato Monica Canalis.

Ma anche in questo caso il tempo ferroviario non coincide con il tempo della vita quotidiana dei pendolari.

Il raddoppio selettivo dei binari, la soppressione dei passaggi a livello e l’adeguamento tecnologico degli impianti sono interventi che richiederanno anni. Nel frattempo, la linea continua a funzionare con un solo binario in diversi tratti, rendendo la circolazione più fragile e meno flessibile.

E mentre la politica discute di infrastrutture, i territori attraversati dalla linea osservano con crescente preoccupazione l’evoluzione del servizio ferroviario.

Il collegamento Pinerolo-Torino-Chivasso non è solo una linea ferroviaria. È un corridoio che attraversa l’area metropolitana torinese, collegando zone industriali, aree residenziali e poli universitari.

Per questo, avverte Monica Canalis, la situazione non riguarda soltanto il trasporto ferroviario. Riguarda lo sviluppo del territorio.

«Il territorio pinerolese, chivassese, della zona sud e zona nord di Torino rischia di rimanere isolato e di regredire economicamente e demograficamente se il collegamento ferroviario non tornerà ad essere puntuale, regolare e affidabile».

È una diagnosi severa, ma difficile da contestare.

Negli ultimi anni il sistema ferroviario piemontese ha vissuto una stagione di grandi cantieri: elettrificazioni, nuove stazioni, interventi tecnologici. Ma proprio questa fase di trasformazione ha generato disagi continui per i passeggeri.

Il paradosso è che la modernizzazione della rete richiede tempo, ma i pendolari non possono permettersi di aspettare.

La sensazione diffusa, tra chi ogni giorno sale su quei treni, è che la linea Pinerolo-Chivasso sia rimasta intrappolata in una transizione infinita.

Troppo vecchia per funzionare bene con le tecnologie del passato. Troppo incompleta per beneficiare davvero di quelle del futuro.

E così la linea continua a oscillare tra promesse e ritardi.

Oggi la Commissione regionale ha provato a rimettere ordine tra questi due tempi. Ma il risultato, come ha sintetizzato la stessa Monica Canalis, resta quello di un quadro «a luci ed ombre».

Da una parte gli investimenti, i progetti, i cantieri. Dall’altra i treni in ritardo, le soppressioni e le stazioni che invecchiano.

In mezzo ci sono decine di migliaia di pendolari che ogni giorno attraversano Torino da sud a nord, aspettando che la linea ferroviaria torni a fare semplicemente quello per cui è nata: portare le persone a destinazione in orario.

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