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04 Marzo 2026 - 12:33
Comprare casa è sempre più difficile: mutui troppo pesanti anche per redditi medi
Comprare casa nelle grandi città italiane sta diventando un obiettivo sempre più lontano anche per chi ha un reddito medio o medio-alto. L’allarme arriva dall’Ance, l’Associazione nazionale costruttori edili, che ha diffuso nuovi dati sul rapporto tra reddito delle famiglie e costo dei mutui in occasione del convegno “Città da vivere. Come rilanciare il modello della città italiana”.
Il quadro che emerge è chiaro: in molte città italiane il peso della rata del mutuo ha superato la soglia considerata sostenibile, rendendo l’acquisto di un’abitazione sempre più difficile.
La soglia di riferimento utilizzata dagli analisti è quella del 30% del reddito familiare. Secondo gli esperti del settore immobiliare e bancario, quando la rata del mutuo supera questa percentuale il rischio è che il finanziamento diventi economicamente troppo gravoso per una famiglia, soprattutto in presenza di altre spese quotidiane.
Ebbene, nelle principali città italiane questa soglia viene ormai superata con facilità.
Il caso più evidente è quello di Milano, la città che negli ultimi anni ha registrato la crescita economica più forte ma anche l’aumento più rapido dei prezzi delle case. Secondo i dati dell’Ance, anche con un reddito annuo di circa 59mila euro la rata del mutuo arriva al 35% del reddito, quindi oltre il limite di sostenibilità.
La situazione diventa ancora più critica per chi guadagna meno. Con 41mila euro lordi l’anno, sempre a Milano, il peso del mutuo può arrivare addirittura al 50% del reddito familiare. In pratica metà dello stipendio verrebbe assorbita dalla rata della casa.
Il fenomeno non riguarda però solo il capoluogo lombardo. A Roma, dove il mercato immobiliare continua a mantenere prezzi elevati, una famiglia con un reddito di circa 33mila euro deve destinare il 36% delle proprie entrate al pagamento del mutuo. A Torino la situazione è leggermente meno pesante ma comunque al limite della sostenibilità. Con un reddito medio di 32mila euro, la rata della casa arriva a incidere per circa il 30% del reddito, proprio sulla soglia considerata critica.
Anche a Napoli, dove il reddito medio è più basso rispetto alle città del Nord, l’acquisto di un’abitazione resta complesso. Per chi guadagna 26.700 euro all’anno, il mutuo può arrivare ad assorbire il 34% delle entrate.

Secondo l’Ance, questi dati dimostrano che il problema della casa non riguarda più soltanto le fasce più fragili della popolazione, ma sta diventando un’emergenza che coinvolge sempre più anche il ceto medio.
A rendere il quadro ancora più complesso c’è il tema delle disuguaglianze economiche all’interno delle città. Nelle aree urbane più dinamiche, infatti, il divario tra chi guadagna di più e chi guadagna meno continua ad ampliarsi.
I numeri parlano chiaro. A Milano la fascia di popolazione più ricca guadagna 27 volte di più rispetto a quella più povera. A Roma il rapporto è di 18 a 1, mentre a Torino scende a 15 a 1 e a Napoli a 13 a 1.
Un divario che contribuisce ad accentuare la difficoltà di accesso alla casa, soprattutto nelle zone più centrali e attrattive delle città.
L’Ance sottolinea che oggi le città competono tra loro per attrarre investimenti, imprese e nuovi residenti, e questa competizione si riflette anche nelle dinamiche economiche locali.
Milano, per esempio, è la città che ha reagito meglio alla crisi economica degli anni passati. Il suo Pil è cresciuto del 16,2% rispetto ai livelli del 2008, superando ampiamente la fase di stagnazione.
Roma e Torino hanno invece recuperato solo parzialmente i livelli precedenti alla crisi: il Pil di Roma è cresciuto dello 0,5%, mentre quello di Torino resta ancora leggermente sotto i livelli del 2008 con -0,6%.
Altre città del Sud, come Napoli e Palermo, non hanno ancora recuperato completamente. Napoli registra ancora un Pil inferiore del 3,9% rispetto al periodo pre-crisi, mentre Palermo è a -2,8%.
Secondo l’Ance, per affrontare la nuova emergenza abitativa servono interventi strutturali. L’associazione chiede che nel nuovo Piano Casa, che il governo si appresta a varare, vengano inserite misure urbanistiche, fiscali e finanziarie capaci di rendere più accessibile l’acquisto della casa.
Uno dei punti chiave riguarda la necessità di superare la frammentazione delle competenze amministrative, che spesso rallenta i progetti edilizi e di rigenerazione urbana.
L’Ance sollecita inoltre l’approvazione rapida della legge sulla rigenerazione urbana e del testo unico sull’edilizia, attualmente in discussione in Parlamento. L’obiettivo è favorire il recupero di aree degradate e creare nuove opportunità abitative all’interno delle città.
Un altro elemento ritenuto fondamentale è la continuità del modello di investimenti avviato con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Negli anni della crisi economica i comuni sono stati infatti tra le amministrazioni più colpite dai tagli alla spesa pubblica.
Tra il 2008 e il 2016 gli investimenti dei comuni si sono quasi dimezzati, passando da 15 miliardi a circa 9 miliardi di euro. Solo negli ultimi anni, anche grazie alle risorse europee, la situazione ha iniziato a migliorare.
Nel 2025 la spesa per investimenti dei comuni ha raggiunto i 22 miliardi di euro, con un aumento del 163% rispetto ai livelli più bassi della crisi.
Secondo i costruttori, la capacità di investimento delle amministrazioni locali è una delle chiavi per rendere le città più inclusive e attrattive. Infrastrutture efficienti, servizi pubblici adeguati e progetti di riqualificazione urbana possono contribuire non solo a migliorare la qualità della vita ma anche a ridurre la pressione sui prezzi delle abitazioni.
La sfida dei prossimi anni sarà proprio questa: trovare un equilibrio tra sviluppo urbano, crescita economica e diritto alla casa, evitando che le città più dinamiche diventino luoghi accessibili solo a chi ha redditi molto elevati.
Per molte famiglie italiane, infatti, la casa resta il principale investimento della vita. Ma i dati mostrano che, nelle grandi città, questo obiettivo rischia di diventare sempre più difficile da raggiungere.
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