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“Non era la mia moto”: Bagnaia racconta la stagione della frattura

La crisi tecnica, le polemiche mediatiche e il rapporto con Ducati: il campione si confessa al BSMT

“Non era la mia moto”

“Non era la mia moto”: Bagnaia racconta la stagione della frattura

Ci sono stagioni che non si misurano solo con le vittorie o con le classifiche finali. Ci sono stagioni che si imprimono nella memoria di un atleta perché segnano una frattura, un momento in cui ciò che funzionava improvvisamente smette di funzionare. Per Pecco Bagnaia l’ultimo anno è stato esattamente questo: non un crollo, ma una lenta, frustrante perdita di feeling. Lo racconta con sorprendente lucidità nell’intervista rilasciata a Gianluca Gazzoli nel podcast BSMT, dove per la prima volta mette in fila le difficoltà tecniche e il peso di una narrazione esterna diventata sempre più tossica.

«Dal secondo test della stagione ho iniziato ad avere difficoltà che non siamo riusciti a risolvere», spiega. Non si trattava di adattamento o di un problema mentale, ma di una moto che, semplicemente, non reagiva più come prima. «Era un funzionamento diverso che, per come guido io, mi metteva in difficoltà». In MotoGP basta pochissimo per scivolare indietro: tra il primo e il quindicesimo ci sono pochi decimi, una sottile linea rossa che separa il dominio dall’anonimato. Se perdi mezzo decimo in ogni curva, sei fuori dai giochi. Bagnaia racconta una Ducati che non girava come avrebbe voluto, costringendolo a usare più gas per chiudere le traiettorie e a stressare eccessivamente la gomma posteriore.

Il problema tecnico si è presto trasformato in un problema mentale. «Ero arrivato in un loop in cui un secondo posto non andava più bene», ammette. È il paradosso del campione: quando hai vinto, non ti concedi più margini. Ogni risultato che non sia la vittoria sembra una sconfitta. Ed è qui che la pressione diventa un nemico invisibile.

Ma la stagione complicata non si è fermata al box. Bagnaia parla apertamente del clima mediatico. «Si sta rasentando la follia. È solo una caccia alla polemica». Racconta di interviste riportate in modo distorto, di virgolettati mai pronunciati, di interpretazioni costruite ad arte. «Mi è capitato di leggere frasi che non ho mai detto. La spiegazione era che non le avevo dette così, ma le pensavo». È la nuova frontiera della polemica: non ciò che dici, ma ciò che qualcuno decide che tu abbia pensato.

In questo contesto sono fiorite anche insinuazioni sul rapporto con Ducati, soprattutto dopo l’arrivo di Marc Marquez nel team ufficiale. Teorie di favoritismi, sospetti di strategie interne. Bagnaia è netto: «Dalla squadra ho avuto un supporto incredibile. Ogni mia richiesta hanno provato a soddisfarla. Sarebbe stato folle mettermi in difficoltà apposta». Anzi, sottolinea il lavoro incessante dei suoi meccanici, capaci di smontare e rimontare la moto più volte nel tentativo di trovare una soluzione.

Su Marquez non c’è veleno, ma rispetto. «È Marc Marquez. Puoi solo imparare». La rivalità, suggerisce, è stata più alimentata fuori che dentro il team. E forse la vera lezione di questa stagione sta proprio qui: nella capacità di distinguere tra ciò che accade in pista e ciò che viene costruito attorno alla pista.

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