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02 Marzo 2026 - 22:43
La protesta
Tutto è bene quel che finisce bene. Ma questa volta non è una frase fatta: è il punto fermo di una vicenda che ha tenuto con il fiato sospeso una lavoratrice, un presidio sanitario e un intero territorio.
Nero su bianco. Con una comunicazione datata 2 marzo 2026, firmata dalla Industrial Relations Manager Patrizia Panero, Markas ha annullato il provvedimento disposto il 3 febbraio.
La lavoratrice resterà al Fatebenefratelli di San Maurizio Canavese. La sede di lavoro “rimarrà invariata”. Fine del trasferimento.
Eppure, solo poche settimane fa, lo scenario era ben diverso. Dopo lo stato di agitazione e il presidio sindacale davanti all’ospedale, l’azienda aveva parlato di allarmismi, distinguendo tra l’appalto delle pulizie e sanificazione – rimasto operativo senza esuberi – e quello delle cucine, passato a un’altra società. Una ricostruzione tecnica che puntava a circoscrivere le responsabilità. Ma il caso non era tecnico. Era umano. Ed era giuridico.
Al centro della vertenza c’era il trasferimento di una lavoratrice con riconoscimento di disabilità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 104/92, destinata a un altro appalto a oltre venti chilometri di distanza. Una decisione che la UILTuCS Ivrea e Canavese aveva definito illegittima e lesiva delle tutele previste per le persone con disabilità. La presa di posizione, firmata dal segretario generale Francesco Sciarra, aveva chiamato in causa anche il committente, richiamando obblighi di vigilanza e responsabilità che vanno oltre le clausole contrattuali.
Poi il malore. La lavoratrice soccorsa all’interno dello stesso ospedale Fatebenefratelli, il trasferimento in ambulanza al pronto soccorso di Ciriè. Un episodio che ha spazzato via ogni tentativo di ridurre la vicenda a una questione di interpretazioni. Quando la salute entra in gioco, le carte bollate smettono di essere fredde.
Oggi la revoca cambia tutto. Non perché chiuda una polemica, ma perché ristabilisce un diritto. La lavoratrice resta al suo posto. Non dovrà spostarsi. Non dovrà affrontare un trasferimento incompatibile con la sua condizione. E questo risultato arriva dopo la mobilitazione, dopo la denuncia formale, dopo l’esposizione pubblica di una situazione che qualcuno avrebbe voluto archiviare come semplice riorganizzazione.
È una vittoria sindacale, senza giri di parole. La pressione esercitata dalla UILTuCS, la fermezza con cui è stata richiamata la normativa sulla disabilità, la scelta di portare il caso alla luce hanno prodotto un effetto concreto. Non dichiarazioni di principio, ma un atto ufficiale che annulla il trasferimento.
In un mondo, quello degli appalti, dove spesso le lavoratrici e i lavoratori pagano il prezzo dei cambi di gestione, questa retromarcia pesa. Dice che le tutele non sono orpelli. Dice che la legge 104 non è un dettaglio. Dice che quando i diritti vengono messi in discussione, la risposta può e deve essere collettiva.
Alla fine, la lavoratrice resta a San Maurizio. E stavolta sì, possiamo dirlo davvero: tutto è bene quel che finisce bene.

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