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Ritrovato un tesoro del ’500: i Carabinieri salvano un opuscolo unico finito sul mercato estero

Un raro opuscolo del 1588 torna all’Archiginnasio: timbri, la sigla «UA» e l’intervento del Nucleo TPC bloccano una vendita internazionale e ricompongono un pezzo unico della memoria libraria italiana

Ritrovato un tesoro

Ritrovato un tesoro del ’500: i Carabinieri salvano un opuscolo unico finito sul mercato estero

Doveva finire venduto fuori dall’Italia. Invece è tornato a casa. Un rarissimo opuscolo del 1588, considerato dagli esperti di eccezionale importanza, è stato restituito il 24 febbraio 2026 alla Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio di Bologna dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Torino. Un’operazione silenziosa, culminata in una cerimonia privata, che riporta alla luce un tassello prezioso della memoria libraria italiana.

Il volume, dal titolo latino “Odae felices, per Nicolaum Nomeseium”, stampato a Roma nel 1588, faceva parte della monumentale raccolta donata nel 1931 all’Archiginnasio dal marchese Aldobrandino Malvezzi de’ Medici. Una collezione di oltre 22.000 volumi e opuscoli tra XIII e XVIII secolo. Dopo i bombardamenti del 1944 che colpirono Bologna e danneggiarono il palazzo dell’Archiginnasio, alcune opere risultarono disperse. Tra queste, proprio l’opuscolo cinquecentesco.

La svolta arriva alla fine del 2024, quando per quel testo viene richiesto un Certificato di Avvenuta Importazione all’Ufficio Esportazione della Soprintendenza di Torino. Un passaggio burocratico che accende un campanello d’allarme. Gli storici dell’arte notano sul frontespizio un timbro e una nota manoscritta – “Ulyssis Aldrovandi et amicorum” – riconducibile ai collaboratori del celebre naturalista Ulisse Aldrovandi. Un dettaglio che riporta immediatamente al cosiddetto “lascito Malvezzi”.

Da lì scatta l’intervento del Nucleo TPC. Le indagini, coordinate dalla Procura di Torino, ricostruiscono la filiera: il volume era nella disponibilità di un collezionista emiliano che lo aveva acquistato da una libreria antiquaria negli Stati Uniti. Prima ancora, l’opuscolo era transitato tra una libreria americana e una di Zurigo, confermando un’illecita esportazione all’estero.

I Carabinieri ottengono un decreto di sequestro, bloccando la vendita che avrebbe riportato il testo sul mercato internazionale. Recuperato il bene, parte un lavoro minuzioso di analisi. Senza la legatura originale, mancavano elementi evidenti di riconoscimento. Ma un segno quasi invisibile, una piccola annotazione a matita “UA” in calce al frontespizio, diventa decisiva. I bibliotecari bolognesi la attribuiscono alla mano di Lodovico Montefani Caprara, bibliotecario dell’Istituto delle Scienze nel Settecento, che contrassegnava così i volumi aldrovandiani.

Un segno discreto, tracciato oltre due secoli fa, che oggi consente di ricollocare l’opera nel suo fondo originario. Un filo sottile che unisce il ’500, il Settecento e il presente.

L’importanza del recupero è anche bibliografica. Gli esperti hanno accertato che fino a oggi l’unica copia conosciuta dell’opera era conservata alla Biblioteca Nazionale di Parigi. Quella recuperata dai Carabinieri è dunque l’unico esemplare accertato in Italia. Un ritrovamento che arricchisce un patrimonio già straordinario: l’Archiginnasio custodisce oltre 1.360.000 opere tra volumi, manoscritti, periodici e fondi antichi.

L’operazione dimostra ancora una volta il ruolo centrale del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, reparto specializzato dell’Arma che da anni combatte il traffico illecito di beni storici e artistici. Un lavoro spesso invisibile, fatto di incroci documentali, perizie, ricostruzioni di passaggi di proprietà e cooperazione internazionale.

In questo caso, la sinergia tra storici dell’arte, magistratura e militari ha impedito che un pezzo di storia libraria italiana venisse definitivamente disperso. Non si tratta solo di un libro raro, ma di un frammento della memoria collettiva, sopravvissuto a guerre, bombardamenti e passaggi clandestini tra mercanti.

La restituzione all’Archiginnasio non è soltanto un atto formale. È il ricongiungimento di un’opera al contesto che le appartiene. È la dimostrazione che, anche a distanza di decenni, la tutela del patrimonio culturale può riportare alla luce ciò che sembrava perduto.

E tutto è partito da un timbro, da una firma antica e da un controllo amministrativo che non è passato inosservato. In un’epoca in cui il mercato globale rende facile la dispersione dei beni culturali, la storia di questo opuscolo del 1588 racconta che la vigilanza, la competenza e la memoria possono ancora vincere.

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