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La Via Francigena corre con passo lento: quasi 20 mila credenziali e record di arrivi a Roma nell’anno del Giubileo

Oltre la metà dei camminatori è straniera. Investiti 30 milioni nei cammini, il percorso sostiene anche i territori meno noti come il Canavese

Due pellegrini lungo la via francigena canavesana a Chivasso

Due pellegrini lungo la via francigena canavesana a Chivasso

C’è un’Italia che non corre, ma cammina. E mentre le grandi città si preparano a gestire i flussi del turismo mordi e fuggi, la Via Francigena continua a crescere con passo lento ma deciso. I numeri del 2025 raccontano una storia chiara: quasi 20 mila credenziali distribuite, 132 punti di rilascio del passaporto del pellegrino, e soprattutto oltre 12 mila Testimonium consegnati a Roma, il certificato che attesta l’arrivo nella Capitale dopo aver percorso almeno gli ultimi 100 chilometri a piedi o 200 in bicicletta.

Un incremento che non è solo simbolico. I dati dell’Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF) parlano di un +35,95% di credenziali distribuite, di un +5,6% dei punti di distribuzione e addirittura di un +117,96% di pellegrini che hanno ricevuto il Testimonium. Numeri importanti, certamente sostenuti dall’effetto Giubileo, ma che secondo il Ministero del Turismo confermano una tendenza strutturale.

«Numeri importanti, sicuramente sostenuti dal Giubileo, che ribadiscono con forza la rilevanza strategica della Via Francigena e, in generale, del turismo lento per lo sviluppo virtuoso dell’industria e per il benessere socioeconomico di tutta la Nazione», commenta la ministra Daniela Santanchè. Il dicastero ha già stanziato oltre 30 milioni di euro per i cammini, a cui si aggiungono i 5 milioni previsti dalla recente legge di settore, consolidando il ruolo dei percorsi come asset strategico nazionale.

Ma dietro le cifre c’è un fenomeno culturale più profondo. La Francigena non è più solo un tracciato medievale che collega Canterbury a Roma: è diventata un laboratorio di turismo sostenibile, capace di distribuire flussi e ricchezza in territori lontani dai circuiti tradizionali. Il 53% dei pellegrini è straniero – statunitensi, francesi, tedeschi, australiani, olandesi, spagnoli e inglesi – segno di una crescente internazionalizzazione.

La ministra Daniela Santanché

E poi c’è il dato forse più interessante: la destagionalizzazione. Settembre è il mese preferito (19%), seguito da aprile (13%), maggio e ottobre (12%). Non più solo estate, ma mesi di spalla. Un segnale che il cammino intercetta un pubblico diverso, meno legato alle ferie canoniche, più disposto a scegliere silenzio e natura fuori dall’alta stagione.

Le motivazioni? Condivisione (41,5%), spiritualità (28,2%), interesse culturale (25%), turismo (23,4%). Percentuali che si sovrappongono e raccontano un’esperienza che non è solo sportiva o religiosa, ma anche sociale. Camminare significa rallentare, attraversare borghi, dormire in piccole strutture, mangiare nei ristoranti di paese, generare micro-economie diffuse.

È qui che la Via Francigena diventa anche una questione piemontese. Perché il suo tracciato attraversa il Canavese, un territorio che da Ivrea scende verso Viverone e poi verso il Biellese e il Vercellese, tra colline moreniche, castelli e vigneti. Il tratto canavesano è uno dei più suggestivi del percorso nord-occidentale: lambisce l’anfiteatro morenico di Ivrea, attraversa borghi come Piverone e Azeglio, costeggia il lago di Viverone. Un paesaggio che unisce archeologia industriale, natura e spiritualità, e che negli ultimi anni ha visto crescere ostelli, punti tappa, strutture ricettive leggere.

Per territori come questi, spesso alle prese con spopolamento e calo demografico, il cammino non è solo un itinerario: è un’occasione. «È fondamentale – sottolinea Santanchè – come la Via Francigena e i cammini in generale contribuiscano a sostenere il turismo anche in aree meno note della nostra Italia, favorendo così una distribuzione più equa dei flussi turistici e promuovendo la crescita e lo sviluppo di territori che spesso sono a rischio di spopolamento».

Il turismo lento non promette numeri da crociera o folle oceaniche. Promette continuità. Un flusso costante, rispettoso, distribuito. Promette pernottamenti in piccole strutture, acquisti nei negozi di paese, visite a musei locali. Promette, soprattutto, una relazione tra chi arriva e chi accoglie.

Il Testimonium consegnato a Roma è il punto d’arrivo, ma il vero valore si costruisce lungo il percorso. Nei chilometri macinati sotto il sole di settembre, nei tratti collinari del Canavese, nelle chiacchiere tra pellegrini di lingue diverse. È un turismo che cammina, e proprio per questo lascia tracce più profonde.

Il Giubileo potrà aver dato una spinta, ma i dati raccontano qualcosa di più strutturale: l’Italia dei cammini sta diventando un segmento stabile dell’offerta turistica. E la Via Francigena, con i suoi oltre mille chilometri italiani, ne è la spina dorsale.

Non è una corsa contro il tempo. È un viaggio nel tempo. E, numeri alla mano, sempre più persone scelgono di farlo a piedi.

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