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Riso sotto assedio, Coldiretti lancia l’allarme: “Subito una clausola più forte o le risaie chiudono”

Vercelli-Biella chiede all’Europa di abbassare le soglie per far scattare la tutela automatica contro l’impennata delle importazioni. In gioco prezzi, lavoro e sovranità alimentare

Riso sotto assedio

Riso sotto assedio, Coldiretti lancia l’allarme: “Subito una clausola più forte o le risaie chiudono”

Il riso italiano è a un bivio. Da una parte le risaie che disegnano il paesaggio tra Vercelli e Biella, dall’altra un mercato globale che spinge sui prezzi e moltiplica le importazioni. Nel mezzo, una clausola di salvaguardia europea che secondo Coldiretti e Filiera Italia va rafforzata subito, prima che sia troppo tardi.

In vista della sessione plenaria del Parlamento europeo di aprile, quando gli eurodeputati dovranno adottare in via definitiva l’accordo di trilogo sulla clausola di salvaguardia per il riso, l’organizzazione agricola rilancia la richiesta di modifica. L’obiettivo è chiaro: rendere il meccanismo davvero efficace nel medio e lungo periodo per la tutela della risicoltura italiana ed europea.

Il punto centrale riguarda le quantità di riferimento che fanno scattare automaticamente la clausola. Oggi, secondo Coldiretti Vercelli-Biella, le soglie sono troppo alte e rischiano di lasciare scoperti i produttori proprio quando le importazioni iniziano a comprimere i prezzi interni. Ridurle significherebbe attivare prima le misure di tutela, evitando che il danno economico si consolidi.

Roberto Guerrini, presidente di Coldiretti Vercelli-Biella e membro di giunta regionale con delega al settore risicolo, parla di un passaggio decisivo. L’automatismo previsto dall’accordo rappresenta una novità importante nel panorama delle politiche commerciali europee e non va indebolito. Anzi, dovrebbe diventare un modello da estendere ad altri comparti agricoli. Il timore è che procedure lente e incerte finiscano per penalizzare chi produce, rendendo impossibile programmare investimenti e strategie aziendali.

La partita è tutt’altro che tecnica. Il Piemonte è il cuore della risicoltura europea. L’Italia garantisce oltre il 50 per cento della produzione di riso dell’Unione, con una gamma di varietà e un livello qualitativo riconosciuti a livello internazionale. Arborio, Carnaroli, Vialone Nano non sono solo nomi sulle confezioni, ma espressione di un sistema agricolo che combina tradizione, innovazione e presidio del territorio.

Eppure le pressioni sui prezzi sono sempre più forti. A incidere sono soprattutto le dinamiche internazionali e l’aumento delle importazioni, spesso da Paesi dove i costi di produzione sono inferiori e gli standard ambientali e sociali meno stringenti. Una concorrenza che Coldiretti definisce sleale e che rischia di mettere fuori mercato le aziende italiane.

Luciano Salvadori, direttore di Coldiretti Vercelli-Biella, lega il tema della clausola a quello più ampio della sovranità alimentare europea. Difendere il riso piemontese non significa proteggere una nicchia, ma tutelare un comparto strategico per l’autosufficienza produttiva dell’Unione. In un contesto segnato da crisi geopolitiche, tensioni commerciali e cambiamenti climatici, garantire produzioni interne solide diventa una scelta politica prima ancora che economica.

Il nodo delle importazioni non è nuovo. Negli anni scorsi l’Europa ha già attivato meccanismi di salvaguardia per alcune varietà di riso provenienti da Paesi beneficiari di regimi preferenziali. Tuttavia, secondo i produttori, le misure si sono spesso rivelate tardive o insufficienti. Da qui la richiesta di intervenire ora, prima del voto definitivo in Plenaria.

Ridurre le quantità di riferimento significherebbe rendere il sistema più reattivo. In pratica, al superamento di determinate soglie di importazione scatterebbero automaticamente dazi o altre misure correttive, senza dover avviare lunghi iter burocratici. Un automatismo che, secondo Coldiretti, offre maggiore certezza agli agricoltori e consente di pianificare semine e investimenti con un quadro normativo più stabile.

Dietro le cifre ci sono migliaia di aziende, soprattutto di dimensione medio-piccola, che costituiscono l’ossatura economica di intere aree del Vercellese e del Biellese. La risicoltura non è solo produzione alimentare, ma gestione delle acque, tutela della biodiversità, mantenimento di un paesaggio unico fatto di risaie, canali e cascine.

Il rischio, avvertono le organizzazioni agricole, è che senza un sistema di protezione adeguato si inneschi una progressiva riduzione delle superfici coltivate, con effetti a catena sull’occupazione e sull’indotto. Un settore che oggi rappresenta un’eccellenza potrebbe perdere competitività in pochi anni.

La discussione europea si inserisce in un momento delicato per l’agricoltura continentale, già alle prese con costi energetici elevati, normative ambientali stringenti e crescente volatilità dei mercati. In questo scenario, la clausola di salvaguardia diventa uno strumento chiave per bilanciare apertura commerciale e difesa delle produzioni interne.

Il voto di aprile sarà quindi più di un passaggio tecnico. Per i risicoltori piemontesi rappresenta un segnale politico sulla volontà dell’Unione di sostenere concretamente le proprie filiere strategiche. Una modifica dell’accordo, con soglie più basse per l’attivazione della tutela, sarebbe letta come un riconoscimento delle difficoltà del comparto.

Coldiretti e Filiera Italia promettono di continuare il lavoro di sensibilizzazione nei confronti degli eurodeputati, affinché la decisione finale tenga conto delle esigenze reali delle aziende agricole. La sfida è trovare un equilibrio tra commercio internazionale e protezione delle eccellenze locali.

Nel frattempo, nelle campagne tra Vercelli e Biella, le risaie si preparano alla nuova stagione. Ma lo sguardo è puntato su Bruxelles. Perché il futuro del riso italiano, oggi, passa anche da una clausola e da numeri che possono fare la differenza tra sopravvivere o chiudere.

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