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La Voce degli Animali
19 Febbraio 2026 - 18:19
La volpe e in via massimo D'Azeglio
A Castellamonte basta una manciata di immagini per cambiare l’umore di una città. Una volpe che attraversa una zona abitata, poi la stessa sagoma snella e diffidente che si avvicina a un angolo di strada, a pochi metri dai muri e dai sacchetti dei rifiuti. Scatti che nelle ultime ore hanno iniziato a rimbalzare sulle pagine social e nei profili locali, diventando un racconto collettivo fatto di stupore, ironia e una domanda più seria di quanto sembri: cosa ci fa un animale selvatico in mezzo alle case?
Le foto circolano accompagnate da commenti che dicono molto del clima. Da un lato l’entusiasmo da “avvistamento” cittadino: «VOLPE IN GIRO PER CASTELLAMONTE ». Dall’altro la sorpresa più amara, legata a un punto preciso della città, rilanciata dalla pagina castellamonte: «Ci mancava la volpe in via massimo D'Azeglio ...angolo vicolo Galasso». In quelle parole c’è già tutto: la scena, la posizione, e quell’idea che un tempo sarebbe sembrata impossibile e che oggi, invece, capita sempre più spesso.

Perché succede? La risposta, di solito, è meno “misteriosa” di quanto si pensi: gli animali selvatici entrano nei centri abitati quando trovano convenienza. E la convenienza, quasi sempre, si chiama cibo. Una volpe può avvicinarsi alle case perché in campagna l’offerta alimentare è ridotta, perché la stagione rende più difficile cacciare, perché l’habitat è frammentato, oppure perché in città esiste un buffet involontario e costante: rifiuti esposti, sacchetti lasciati all’esterno, resti di cibo, ciotole per cani e gatti, compost accessibile, persino mangimi per animali da cortile. Basta poco per trasformare una strada in una “tappa” abituale. E quando un animale capisce che un luogo può dare qualcosa senza troppa fatica, torna.
C’è poi un altro elemento, più strutturale: la vicinanza crescente tra aree verdi e urbanizzate. Non serve immaginare foreste intatte; basta una rete di campi, rii, scarpate, corridoi verdi e zone periferiche che permettono di muoversi senza essere visti. La volpe è un animale adattabile, capace di cambiare abitudini e orari. Può farsi notare al mattino presto, quando le strade sono più vuote, oppure di sera, quando la città rallenta. Non è per forza un segnale di “invasione”, e non è automaticamente un segnale di aggressività. È, piuttosto, un segnale di adattamento.
Detto questo, incontrare una volpe fuori casa non va banalizzato né trasformato in un gioco. Il comportamento corretto sta in un equilibrio: niente panico, ma neppure confidenza. La prima regola è semplice: mantenere la distanza. Una volpe non va avvicinata per “vederla meglio”, non va inseguita per farla scappare, non va circondata. Se si sente intrappolata, qualunque animale può reagire. E soprattutto non va mai tentato il contatto, nemmeno se sembra ferma o “tranquilla”. La volpe può essere curiosa, può sostare, può annusare, ma resta un selvatico.
La seconda regola è quella che molte persone fanno istintivamente, sbagliando: non darle da mangiare. Il gesto sembra “buono”, ma produce l’effetto peggiore: abitua l’animale alla presenza umana e lo spinge a tornare, a cercare ancora, a spingersi sempre più vicino a porte, cortili, ingressi. Una volpe che associa la città al cibo diventa più esposta a incidenti stradali, più esposta a conflitti con cani, più esposta a rischi e, paradossalmente, più vulnerabile. Se proprio si vuole “aiutarla”, la strada non è nutrirla, ma rendere l’ambiente meno attrattivo.
E qui arriva la terza regola, quella pratica, quotidiana: mettere in sicurezza ciò che la richiama. I sacchetti della spazzatura lasciati fuori, in particolare quelli con resti alimentari, sono un invito. Lo sono anche i bidoni senza chiusura, i rifiuti appoggiati a terra in attesa del passaggio, le ciotole lasciate nei cortili, i mangimi accessibili. Se l’avvistamento avviene in una zona precisa, il punto non è “cacciare” l’animale con urla o oggetti, ma togliere quello che lo trattiene. Più la città è ordinata e meno “offre”, più la volpe torna a muoversi altrove.
C’è poi il tema dei pet. Se si esce con il cane e si incrocia una volpe, la gestione è fondamentale: tenere il cane al guinzaglio, evitare di lasciarlo correre verso l’animale, allontanarsi con calma cambiando direzione. Non si tratta solo di proteggere la volpe; si tratta di proteggere il cane da un possibile contatto, da una reazione improvvisa o da una fuga in strada. Vale lo stesso per i gatti lasciati liberi: non perché la volpe sia automaticamente un pericolo in ogni circostanza, ma perché in natura la prudenza è una forma di responsabilità.
E se la volpe non scappa? Anche questo può capitare. Un animale può restare fermo perché sta valutando, perché è stanco, perché è indebolito, oppure perché ha imparato che l’uomo, in quel punto, non rappresenta un rischio. In questi casi il comportamento da tenere resta lo stesso: non avvicinarsi, non tentare “soluzioni” fai-da-te, non chiuderla in uno spazio. Se si nota che l’animale è ferito, zoppica, sembra disorientato o rimane a lungo nello stesso posto, la scelta corretta è segnalare la presenza a chi se ne occupa sul territorio: Carabinieri Forestali, Polizia Locale, servizi competenti e centri di recupero fauna selvatica. Sono loro ad avere strumenti e procedure per intervenire senza creare ulteriori rischi.
C’è anche un punto delicato che spesso alimenta paure: la salute dell’animale. È giusto essere prudenti, senza trasformare l’avvistamento in allarmismo. Una volpe in città non significa automaticamente pericolo sanitario, ma resta vero che un selvatico può avere parassiti, può essere debilitato o affetto da patologie che lo rendono più “confidente”. Se l’animale appare con pelo molto rovinato, chiazze evidenti o comportamento anomalo, è un motivo in più per non avvicinarsi e per segnalare. La prudenza qui è una regola di buon senso: distanza, niente contatto, niente cibo, niente “foto a un metro”.
L’avvistamento di Castellamonte, con la volpe fotografata mentre si muove in spazi urbani e si avvicina a zone dove sono presenti rifiuti, racconta una scena che molte comunità stanno iniziando a conoscere. Non è un episodio da liquidare con una risata, ma nemmeno un evento da trasformare in emergenza. È un promemoria: quando la città “offre”, la natura arriva. E quando arriva, la cosa più intelligente da fare è comportarsi da cittadini consapevoli, non da spettatori.
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