AGGIORNAMENTI
Cerca
Attualità
01 Marzo 2026 - 10:33
“Non avevamo i soldi per comprare il latte”: la rivincita di Sal Da Vinci, da figlio della sceneggiata a re di Sanremo
Quando all’Ariston hanno pronunciato il suo nome, Sal Da Vinci è rimasto fermo. Un secondo, forse due. Il tempo necessario per attraversare cinquant’anni di vita in un battito di ciglia. Poi gli occhi si sono velati. Non era soltanto una vittoria. Era una rivincita, una carezza arrivata dopo una lunga salita.
“Per sempre sì” non è solo il titolo della canzone che ha conquistato Sanremo 2026. È una promessa mantenuta. È il filo che tiene insieme un bambino nato a New York durante una tournée e un uomo rimasto fedele a Napoli, alla sua gente, alla sua musica.
Salvatore Michael Sorrentino nasce il 7 aprile 1969 mentre il padre, il grande Mario Da Vinci, è in America per lavoro. Il destino lo mette al mondo tra due continenti, ma è Napoli a crescerlo davvero. A sei anni è già sul palco accanto al padre. Non gioca dietro le quinte: canta. Respira polvere di teatro, luci calde, applausi che fanno tremare le gambe. L’infanzia è fatta di sipari che si aprono e chiudono, di tournée infinite, di responsabilità troppo grandi per un bambino.
Ma Sal non si tira indietro. Non lo farà mai.
Cresce tra cinema, sceneggiate, musical. È il “figlio di”, sì. Ma vuole essere molto di più. Lavora, studia, si mette alla prova. Negli anni Novanta, però, il vento cambia. Le case discografiche esitano. Gli dicono che viene dalla sceneggiata, come se fosse una colpa. I dischi faticano. I conti si fanno pesanti. In casa ci sono due bambini piccoli, Francesco e Annachiara. E accanto a lui c’è Paola.
Paola non è solo la moglie. È la prima fidanzata, la compagna di banco dell’adolescenza. Stanno insieme da quando lui aveva 15 anni e lei 16. Inseparabili da oltre quarant’anni. È lei che, in uno dei momenti più difficili, lo guarda negli occhi e gli dice la verità. Quando Roberto De Simone gli propone il teatro con “L’opera buffa del Giovedì Santo”, Sal tentenna. Vorrebbe insistere con la musica. Ma Paola lo riporta alla realtà: due figli piccoli, poche certezze. Non è un rimprovero, è un atto d’amore.
Sal accetta. E da lì riparte tutto.
Arriva “C’era una volta… Scugnizzi”. Il teatro esplode. Gli applausi tornano a riempire le sale. È un successo che sa di riscatto. Ma la strada non è ancora semplice. Anche dopo il terzo posto a Sanremo nel 2009 con “Non riesco a farti innamorare”, resta quella sensazione di essere sempre a un passo dal grande traguardo.

Poi il mondo musicale cambia ancora. Trap, rap, nuove sonorità. Sal si chiede: dove posso andare io con la mia musica? È un dubbio che lo attraversa. Ma Paola non lo lascia solo. “Il teatro è la tua casa”, gli ricorda.
E nel 2024 arriva l’imprevedibile. “Rossetto e caffè” diventa un fenomeno. In un giorno la cantano tutti. È ovunque. Social, radio, piazze. Paola la chiama “miracolo”. Perché quando hai attraversato momenti bui, il successo improvviso ha il sapore di un dono.
Ma il destino aveva ancora un capitolo più grande.
Sanremo 2026. Sal sale sul palco con “Per sempre sì”. Una canzone che nasce da una promessa privata ma diventa universale. È dedicata a Paola, ma parla a chiunque abbia creduto nell’amore, in una parola data, in una famiglia costruita con pazienza. È una melodia che profuma di Napoli ma balla nel presente.
Dietro le quinte c’è un rito che si ripete da anni. Paola gli mette in tasca tre fotografie: il padre Mario, il suo papà Carmine, e un amico caro che non c’è più. Sal fa il segno della croce. Poi entra in scena. Dentro quel gesto c’è la sua fede, la sua memoria, le sue radici.
Quando arriva la vittoria, Napoli esplode. È un orgoglio collettivo. Un figlio della città che torna sul tetto della musica italiana senza aver mai lasciato casa. Perché Sal non è mai scappato altrove. È rimasto a vivere nella sua città, a fare la spesa sotto casa, a salutare tutti. Un artista popolare nel senso più autentico.
Oggi è nonno. I suoi figli gli hanno regalato tre nipoti: Salvatore, Nina e Antonio. Una famiglia che continua a crescere, un’eredità che va oltre la musica.
La vittoria a Sanremo non è soltanto un trofeo. È la dimostrazione che la coerenza, la tenacia e l’amore possono resistere al tempo. Che non serve inseguire ogni moda per restare vivi. Che si può cadere e rialzarsi senza perdere la propria identità.
Sal Da Vinci non è un successo improvviso. È il bambino che cantava accanto al padre e l’uomo che oggi canta per i suoi nipoti. È la voce di Napoli che attraversa le generazioni.
E quando intona “Per sempre sì”, non è solo una canzone. È una promessa fatta alla vita. E finalmente mantenuta.



-1772357281783.jpeg)
-1772357262918.jpeg)


Edicola digitale
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.