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28 Febbraio 2026 - 11:33
Iran bombardato da Stati Uniti e Israele: missili su Teheran, Medio Oriente sull’orlo della guerra
Poco dopo le 9:40, ora locale di Teheran, più esplosioni hanno scosso la capitale iraniana. Dalle zone centrali, non lontano dagli uffici della Guida Suprema Ali Khamenei, si è alzata una colonna di fumo visibile a distanza. Nello stesso momento, a Gerusalemme e Tel Aviv, i cellulari hanno ricevuto gli avvisi dell’Home Front Command – il comando del fronte interno israeliano – con l’ordine di restare vicino ai rifugi. Il governo di Israele ha dichiarato lo “stato d’emergenza speciale”. Poco dopo, un video del presidente Donald Trump ha confermato che gli Stati Unitistavano partecipando a un’operazione militare contro l’Iran, con l’obiettivo dichiarato di colpire missili, marina militare e strutture legate al programma strategico di Teheran. La simultaneità degli eventi ha mostrato un coordinamento diretto tra Washington e Gerusalemme.
ISRAEL Y EE.UU BOMBARDEAN IRÁN
— (@Mario_Moray) February 28, 2026
Graves daños luego de uno de los ataques aéreos de #EEUU e #Israel en contra la capital iraní.
Israel destruyó varios edificios residenciales en el centro de #Teherán.#IRGC #US #USA pic.twitter.com/qkJnR8qAmK
Secondo fonti militari israeliane e dichiarazioni della Casa Bianca, nella mattina di sabato 28 febbraio 2026 sono stati colpiti obiettivi a Teheran, Isfahan, Tabriz, Qom, Karaj e Kermanshah. Le autorità iraniane hanno parlato di detonazioni multiple e di interruzioni delle comunicazioni in diverse aree urbane. Trump ha definito l’operazione “massiva e in corso”, sostenendo che mirava a neutralizzare la capacità missilistica iraniana, le forze navali e le milizie alleate nella regione. Il presidente ha anche affermato di voler impedire a Teheran di acquisire un’arma nucleare.
Nelle ore successive, la crisi si è estesa. Iran e Israele hanno chiuso lo spazio aereo. Iraq ed Emirati Arabi Unitihanno sospeso il traffico civile. In Israele sono state fermate le attività scolastiche e non essenziali, mentre gli ospedali hanno attivato i protocolli di emergenza. A Manama, dove ha sede la Quinta Flotta della US Navy (United States Navy, Marina degli Stati Uniti), sono scattati allarmi di sicurezza. Segnalazioni di tensioni sono arrivate anche da altri snodi del Golfo.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno parlato di risposta a una “minaccia esistenziale” e di un’azione preventiva contro infrastrutture militari iraniane. Nella dottrina israeliana, l’attacco preventivo è lo strumento con cui si tenta di impedire il consolidamento di capacità ritenute inaccettabili per la sicurezza nazionale. Israele ha dichiarato di aver colpito anche postazioni di Hezbollah nel sud del Libano, per evitare un’immediata apertura del fronte settentrionale.
Les résidences de l'ayatollah Khamenei et du président de la République islamique d'#Iran ont été bombardées à #Téhéran selon des sources locales ce 28 février. Dans cette vidéo, une femme s'exprime, n'en croit pas ses yeux et semble ravie. #USA #Trump #Israël : Vahid Online pic.twitter.com/R4LCgSUZuk
— The Ukrainian Week (FR) /Tyzhden (@Ukr_Week_FR) February 28, 2026
La reazione iraniana non si è fatta attendere. Da Teheran sono partiti missili e droni diretti verso obiettivi israeliani e verso installazioni riconducibili agli Stati Uniti nel Golfo. Le ambasciate americane nella regione hanno diramato avvisi di sicurezza. Le sirene sono tornate a suonare in diverse città israeliane.
Le prime informazioni indicano un’operazione con forte componente aeronautica e missilistica, sostenuta da attività di intelligence e guerra elettronica. Tra gli obiettivi figurano centri di comando e controllo, infrastrutture legate alla produzione balistica e nodi logistici. In parallelo si è aperto un fronte digitale: blackout intermittenti, attacchi informatici a siti istituzionali iraniani, difficoltà di accesso alle reti mobili. La verifica indipendente dei danni resta complessa.
Sul piano politico, Israele ha invocato il diritto all’autodifesa preventiva. Gli Stati Uniti hanno parlato di protezione dei propri militari e interessi strategici. Teheran ha denunciato una violazione della sovranità nazionale e ha chiesto l’intervento della comunità internazionale. Il confronto si è spostato anche nelle sedi diplomatiche, dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite alle capitali europee e del Golfo.
L’impatto regionale è immediato. I Paesi del Golfo hanno rafforzato le misure di sicurezza attorno a basi e infrastrutture energetiche. Le rotte aeree sono state deviate. I mercati hanno reagito all’incertezza sui flussi di petrolio e gas. Il rischio è che le milizie filo-iraniane attive in Iraq, Siria, Yemen e Libano allarghino il perimetro del conflitto.
Le prossime ore saranno decisive per capire se si entrerà in una fase di contenimento o in un’escalation più ampia. Molto dipenderà dall’entità dei danni inflitti alle strutture iraniane, dall’efficacia delle difese israeliane e dalla scelta di Teheran di limitare o ampliare la risposta. L’elemento nucleare resta sullo sfondo come fattore di pressione politica e militare.
Intanto, la popolazione civile vive l’emergenza tra rifugi, sirene e comunicazioni instabili. A Tel Aviv e Gerusalemmesi seguono le istruzioni dell’Home Front Command. A Teheran si cercano notizie attraverso reti intermittenti. Nel Golfo, lavoratori stranieri attendono indicazioni dalle ambasciate. Il 28 febbraio 2026 ha segnato un salto di scala nel confronto tra Iran e Israele, con il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti. L’equilibrio della regione è entrato in una fase nuova, in cui deterrenza e rischio si muovono sullo stesso piano.
Fonti: dichiarazioni ufficiali della Casa Bianca; comunicati del governo di Israele; agenzia IRNA (Islamic Republic News Agency); note dell’Home Front Command; comunicazioni della US Navy; dichiarazioni diffuse dal governo iraniano.
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