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28 Febbraio 2026 - 11:22
Israele e Stati Uniti bombardano Teheran: attacco preventivo contro l’Iran, rischio guerra regionale
All’ora di punta, mentre a Teheran i negozi hanno sollevato le saracinesche e i furgoni hanno caricato casse di pistacchi lungo Valiasr Street, una colonna di fumo grigio ha coperto il centro. Poco prima delle 9:30 di sabato 28 febbraio 2026 sono stati uditi boati in sequenza. Dopo pochi minuti la televisione di Stato, IRIB (Islamic Republic of Iran Broadcasting), ha parlato di “attacco aereo del regime sionista”. Le immagini hanno mostrato fumo e sirene nel traffico del mattino.
Da Gerusalemme è arrivata quasi subito la rivendicazione. Il ministro della Difesa Israel Katz ha definito l’operazione “preventiva” e ha annunciato uno stato speciale di emergenza. Israele ha chiuso lo spazio aereo civile. In Iran, l’agenzia IRNA (Islamic Republic News Agency) ha confermato esplosioni nella capitale e in altre città, tra cui Qom, Kermanshah, Karaj e Tabriz. L’autorità aeronautica iraniana ha emesso un NOTAM (Notice to Airmen) per sospendere i voli.
Nelle ore successive, media internazionali hanno riferito che gli Stati Uniti hanno preso parte all’operazione. Un funzionario americano, citato in forma anonima, ha parlato di un’azione coordinata con Israele. Non è chiaro se Washington abbia fornito solo supporto di intelligence e rifornimento o se abbia impiegato assetti d’attacco. Nel primo pomeriggio il presidente Donald Trump ha definito l’intervento “major combat operations” e ha invitato gli iraniani a “prendere il controllo del proprio governo”, parole che hanno spostato il piano della crisi anche su un terreno politico.
Le esplosioni hanno interessato più aree urbane. Testimonianze raccolte sul posto hanno indicato almeno due colonne di fumo nella parte centrale ed est di Teheran. Alcuni lanci di agenzia hanno collocato uno dei primi impatti nei pressi degli uffici della Guida Suprema, Ali Khamenei. Non è stato diffuso un bilancio ufficiale delle vittime. Le autorità iraniane hanno rafforzato la sicurezza nei quartieri istituzionali e limitato temporaneamente le comunicazioni mobili in alcune zone.
Israele ha sostenuto di aver colpito infrastrutture militari e capacità missilistiche iraniane. Da settimane il governo israeliano parlava di una minaccia imminente legata al programma balistico e nucleare di Teheran. I colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran su arricchimento dell’uranio e missili si erano arenati. Washington aveva rafforzato la propria presenza militare nel Golfo e nel Mediterraneo orientale. In questo contesto l’azione è stata presentata come una misura per impedire un’escalation futura.
Teheran ha definito l’operazione una violazione del diritto internazionale e ha promesso una risposta “schiacciante”. Fonti iraniane hanno lasciato intendere che basi israeliane e statunitensi nella regione potrebbero diventare obiettivi. Nelle stesse ore sono circolate segnalazioni di allerta in diversi Paesi vicini e di tensioni attorno alla U.S. Navy 5th Fleet, la Quinta Flotta della Marina statunitense con sede in Bahrein. Non ci sono conferme indipendi su eventuali attacchi di ritorsione già in corso.
Iran launches massive missile attack on U.S. bases across Middle East till now
— SUMAN SINGH (SIMMY) (@isumansingh) February 28, 2026
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La chiusura degli spazi aerei ha avuto effetti immediati. Iran e Israele hanno sospeso il traffico civile, mentre altri Paesi hanno imposto restrizioni temporanee. Le rotte tra Golfo, Levante e Caucaso sono state ridisegnate in poche ore. È un segnale che l’operazione non è rimasta circoscritta a un singolo obiettivo ma ha coinvolto più attori militari nello stesso spazio operativo.
Sul piano regionale, il rischio è un allargamento del confronto attraverso gruppi armati legati a Teheran in Iraq, Siria, Libano e Yemen. Un’eventuale attivazione di questi canali moltiplicherebbe i fronti. La crisi si inserisce in un quadro già segnato da tensioni nel Mar Rosso e nello stretto di Bab el-Mandeb, snodo chiave per il traffico energetico.
Per l’Unione europea e per l’Italia le ricadute riguardano soprattutto energia e sicurezza. Un aumento della tensione nel Golfo può incidere sui prezzi di petrolio e gas naturale liquefatto (GNL), con effetti su inflazione e crescita. Si complica anche la diplomazia europea sul programma nucleare iraniano, che negli ultimi anni aveva cercato di mantenere un canale aperto.
Restano diversi punti da verificare nelle prossime ore: l’entità dei danni alle strutture iraniane, il livello effettivo del coinvolgimento statunitense, la natura e l’ampiezza della risposta annunciata da Teheran. Per ora tre elementi sono confermati dalle dichiarazioni ufficiali: la televisione di Stato iraniana ha attribuito le esplosioni a un attacco israeliano; Israele ha rivendicato un’azione preventiva e ha attivato misure di emergenza; il presidente Donald Trump ha parlato di operazioni militari su vasta scala e ha indicato un obiettivo politico oltre quello militare. La traiettoria della crisi dipenderà dalle prossime mosse sul terreno e dalla capacità delle parti di fermarsi prima che il conflitto superi i confini attuali.
Fonti: IRIB (Islamic Republic of Iran Broadcasting), IRNA (Islamic Republic News Agency), dichiarazioni del governo di Israele, dichiarazioni della Casa Bianca, agenzie di stampa internazionali.
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