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Bezzecchi shock in Thailandia: mezzo secondo a Marquez. Bagnaia fuori, Ducati già sotto pressione

Aprilia vola con il record della pista, Pecco costretto al Q1. Tardozzi spiega la scelta tecnica: «Decisione conservativa»

Bezzecchi shock in Thailandia

Bezzecchi shock in Thailandia: mezzo secondo a Marquez. Bagnaia fuori, Ducati già sotto pressione

Doveva essere il weekend delle certezze, si è trasformato in quello dei dubbi. Il Mondiale MotoGP 2026 si apre in Thailandia con un segnale forte e inatteso: Marco Bezzecchi domina le prequalifiche, firma il nuovo record della pista e rifila quasi mezzo secondo a Marc Marquez. E mentre l’Aprilia festeggia, la Ducati mastica amaro, con Pecco Bagnaia clamorosamente escluso dal Q2.

Il cronometro parla chiaro. Bezzecchi ferma il tempo sull’1:28.526 e manda un messaggio diretto alla concorrenza. Non è solo una pole provvisoria, è un’affermazione tecnica e psicologica. L’Aprilia RS-GP sembra aver trovato equilibrio e velocità, soprattutto nel tratto guidato del circuito di Buriram. Il passo è costante, l’ingresso in curva pulito, l’uscita efficace. Il risultato è una superiorità netta.

Marc Marquez salva l’onore Ducati solo nel finale, tirando fuori un giro di pura classe che gli vale il secondo tempo. Ma il distacco è pesante: oltre quattro decimi. Un’eternità in MotoGP. E se Marquez riesce almeno a centrare l’accesso diretto al Q2, lo stesso non può dirsi per Bagnaia.

Pecco chiude fuori dalla top ten, costretto a passare dal Q1. Una partenza che ricorda troppo da vicino le difficoltà della scorsa stagione. Nel box Ducati l’espressione è tesa. In pista, Bagnaia non ha mai trovato il ritmo giusto. Nessun giro realmente competitivo, nessuna progressione convincente. E quell’immagine, ormai ricorrente, del capo che si muove in segno di frustrazione dopo un’uscita di curva imperfetta, è il simbolo di un avvio complicato.

In un tentativo lanciato, la GP26 scoda in accelerazione e costringe Pecco ad abortire il giro. Il feeling non arriva. La moto sembra nervosa, difficile da gestire nella fase di trazione. E il tempo non basta per rimediare.

La scelta tecnica Ducati è un altro elemento chiave del weekend. Il team ha optato per l’aerodinamica 2024, rinunciando alla configurazione più evoluta. Una decisione che il team manager Davide Tardozzi ha definito «conservativa». «Su questa pista, a prescindere dalle condizioni fisiche di Marc Marquez che non è ancora al 100%, pensiamo che la carena 2024 sia la soluzione migliore», ha spiegato ai microfoni di Sky.

Una scelta prudente, dunque. Ma il risultato in pista racconta una storia diversa. Se l’obiettivo era garantire stabilità e controllo, la prestazione generale non ha convinto. Le Ducati non sono apparse dominanti, anzi. L’Aprilia ha mostrato una competitività che cambia gli equilibri.

Alle spalle di Bezzecchi e Marquez, terzo tempo per Fabio Di Giannantonio con la GP26 del Team VR46. Quarto Pedro Acosta con KTM, sempre più solido e aggressivo. Jorge Martin, anche lui su Aprilia, chiude quinto confermando la bontà del pacchetto tecnico di Noale. Poi Alex Marquez con la Ducati Gresini, Joan Mir prima Honda in top ten, Binder, Ogura e Zarco.

Tra gli esclusi eccellenti, oltre a Bagnaia, anche Luca Marini undicesimo per un soffio, Vinales e Morbidelli. Una lista che conferma quanto sia serrata la lotta per l’accesso diretto al Q2.

Ma il focus inevitabile resta su Pecco. La stagione 2026 era stata annunciata come quella del riscatto. Dopo un 2025 altalenante, l’obiettivo dichiarato era tornare a dettare il passo. Invece il primo venerdì dell’anno si chiude con una salita ripida. Passare dal Q1 significa rischiare traffico, temperature diverse, imprevisti. Significa complicarsi il fine settimana fin dalle qualifiche.

Nel paddock si respira un’aria diversa rispetto a un anno fa. L’Aprilia non è più un’outsider. È una contendente reale. Bezzecchi appare maturo, centrato, perfettamente integrato nel progetto tecnico. Il tempo record non è frutto di un colpo isolato, ma il risultato di un lavoro che parte da lontano.

La Ducati, invece, deve interrogarsi. La scelta della carena 2024 è stata definita prudente, ma potrebbe rivelarsi limitante su un tracciato che richiede velocità di percorrenza e stabilità in inserimento. Il dubbio è che la GP26 stia ancora cercando un equilibrio definitivo.

Marquez, dal canto suo, resta un fattore. Anche non al massimo della condizione fisica, riesce a mettersi davanti a quasi tutti. Ma il distacco da Bezzecchi è un segnale che non può essere ignorato.

Il Mondiale è lungo, ma le gerarchie iniziali hanno un peso psicologico enorme. Partire davanti significa costruire fiducia. Inseguire fin da subito costringe a correre rischi.

La Thailandia ha lanciato il primo verdetto provvisorio: Aprilia è pronta, Ducati deve reagire. E Bagnaia, ora, è chiamato a una risposta immediata. Perché il tempo delle attenuanti, in MotoGP, dura sempre pochissimo.

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