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26 Febbraio 2026 - 11:36
Terremoto MotoGP: Bagnaia verso l’addio, Ducati cambia pelle prima ancora di partire
La stagione deve ancora accendere i semafori, ma nei box si respira già aria di rivoluzione. Il campionato non è iniziato eppure il nome che agita il paddock è uno solo: Pecco Bagnaia. Il due volte campione del mondo, simbolo del ritorno iridato Ducati, sembra ormai distante da Borgo Panigale. Non ufficialmente, non ancora. Ma abbastanza da far parlare di separazione annunciata.
Non sarebbe la prima volta. La storia della Ducati è costellata di addii eccellenti. Casey Stoner portò il primo titolo e poi salutò. Andrea Dovizioso tenne alto il vessillo senza mai chiudere il cerchio. Ora potrebbe toccare a Bagnaia, il pilota cresciuto in casa, l’uomo del rilancio. In MotoGP le storie d’amore non sono eterne. Sono cicli tecnici, risultati, equilibri che si rompono.
Il 2025 ha lasciato scorie. La GP25, difesa pubblicamente dai vertici tecnici, non ha convinto tutti. Le difficoltà emerse in pista hanno alimentato dubbi e tensioni. E nel rapporto tra il pilota piemontese e la squadra qualcosa si è incrinato. Troppi sussurri, troppe analisi psicologiche attribuite a un campione che ha sempre fatto della lucidità il suo marchio. Quando le parole iniziano a pesare più dei decimi, il clima cambia.
Intanto il mercato corre più veloce delle moto. L’ipotesi più insistente parla di Bagnaia in Aprilia, accanto a Marco Bezzecchi. Un’accoppiata tutta italiana, giovane ma già matura, per rilanciare il progetto di Noale. A cascata, Jorge Martin lascerebbe Aprilia per approdare in Yamaha. E Yamaha, a sua volta, perderebbe Fabio Quartararo destinato alla Honda. Un effetto domino che ridisegna la griglia prima ancora della prima gara.

E Ducati? A Borgo Panigale sembrano aver già pianificato il futuro. Il nome che circola con insistenza è quello di Pedro Acosta, talento designato della nuova generazione. L’operazione era nell’aria da tempo. Le parole di Gigi Dall’Igna alla festa di inizio stagione – “per Pecco c’è tempo” – oggi suonano come un indizio. Il tempo, però, in MotoGP non aspetta.
Nel box rosso resterebbe Marc Marquez, il campione che Ducati considera presente e futuro insieme ad Acosta. Un progetto ambizioso, forse spregiudicato. Ma anche una scelta che cambierebbe radicalmente gli equilibri interni. Perché se Bagnaia dovesse correre con la consapevolezza di essere in uscita, la gestione tecnica diventerebbe delicata. Nella corsa al titolo, ogni dettaglio conta. E la parità di trattamento non è mai solo una dichiarazione d’intenti.
C’è poi il capitolo KTM. Se Acosta lasciasse la casa austriaca, la sella potrebbe andare ad Alex Marquez, deciso a ritagliarsi finalmente uno spazio autonomo, lontano dal confronto permanente con il fratello. Anche qui, un tassello che si incastra nel mosaico più ampio di una MotoGP in trasformazione.
Ma il vero colpo di scena potrebbe non essere solo l’addio di Bagnaia. Sullo sfondo si muove il team di Valentino Rossi. Il rapporto con Ducati non sarebbe più così lineare. Aprilia e Yamaha osservano, sondano, corteggiano. Un eventuale cambio di alleanza avrebbe un peso politico e tecnico enorme, perché il team VR46 è oggi uno snodo centrale del paddock.
In questo scenario, la professionalità dei piloti e dei tecnici sarà messa alla prova. Si può correre al massimo sapendo che tra pochi mesi si cambierà casacca? Si può sviluppare una moto con lo stesso entusiasmo quando il futuro è altrove? La MotoGP è fatta di contratti, ma anche di fiducia. E quando quest’ultima vacilla, la differenza si vede in pista.
Ducati sembra aver scelto la strada della rifondazione anticipata. Puntare su Marquez e Acosta significa scommettere su talento puro e carisma globale. Ma significa anche chiudere un ciclo che ha riportato il mondiale a Borgo Panigale dopo anni di attesa.
Gli annunci potrebbero arrivare a breve. Le indiscrezioni sono troppe per restare tali ancora a lungo. Nel frattempo, sabato si accendono i motori. E sarà curioso vedere con quale spirito Pecco Bagnaia si presenterà in griglia.
Perché a volte la stagione più difficile non è quella che si corre in pista, ma quella che si gioca nei corridoi dei box. E quest’anno, prima ancora della prima curva, la MotoGP è già entrata nel vivo.
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