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Piemonte, l’anno dei record: 536 trapianti e 172 donatori, la regione corre ai vertici d’Italia

Nel 2025 +8% di interventi, Torino leader nazionale. Riboldi: “Siamo un’eccellenza globale, ora serve il riconoscimento Irccs”

Piemonte, l’anno dei record: 536 trapianti e 172 donatori, la regione corre ai vertici d’Italia

Piemonte, l’anno dei record: 536 trapianti e 172 donatori, la regione corre ai vertici d’Italia

In un Paese dove la sanità pubblica spesso finisce sotto accusa, il Piemonte rovescia la narrazione e mette in fila numeri da primato. Il 2025 si chiude con un record storico di donazioni e trapianti di organi, un balzo dell’8% rispetto all’anno precedente e una rete clinica che si conferma tra le più solide a livello nazionale.

I dati parlano chiaro: 172 donatori, pari a 39,3 per milione di popolazione, il secondo miglior risultato di sempre per la regione. E soprattutto 536 trapianti effettuati, per un totale di 581 organi trapiantati. Numeri che collocano il Piemonte ai vertici italiani per capacità organizzativa e qualità degli interventi.

Il cuore pulsante di questo sistema è la Città della Salute e della Scienza di Torino, che da sola ha eseguito 488 trapianti, confermandosi azienda leader a livello nazionale. Un dato che pesa, e che rafforza la candidatura a Irccs – Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico – nel settore dei trapianti, inserita nel piano socio sanitario regionale.

L’assessore alla Sanità Federico Riboldi parla di risultati “straordinariamente positivi” e rivendica l’eccellenza di un comparto che non ha bisogno di etichette per dimostrare il proprio valore, ma che merita una certificazione ministeriale. La richiesta è chiara: il riconoscimento formale di una leadership costruita sul campo, giorno dopo giorno, in sala operatoria.

Nel dettaglio, il centro trapianti di fegato della Città della Salute ha eseguito 194 interventi, mentre il centro trapianti di rene ha raggiunto quota 240 operazioni. Due numeri che li collocano stabilmente tra i migliori centri italiani. In cinque casi si è trattato di trapianti combinati simultanei nello stesso ricevente, interventi complessi che richiedono competenze multidisciplinari e un’organizzazione chirurgica di altissimo livello.

Il successo piemontese non si misura solo nei numeri assoluti, ma anche nella capacità di risposta del sistema. Ogni donazione attiva una macchina sanitaria sofisticata, che coinvolge medici, anestesisti, infermieri, coordinatori, psicologi e personale amministrativo. Dietro ogni organo trapiantato c’è una catena di decisioni rapide, protocolli rigorosi, trasporti urgenti e una rete nazionale di coordinamento.

Un dato merita attenzione: le opposizioni alla donazione si attestano al 26,6%. Un valore significativo, ma che indica anche un margine di miglioramento culturale. La scelta di donare resta un atto volontario, profondamente personale, spesso legato a sensibilità familiari e religiose. Ridurre ulteriormente le opposizioni significherebbe salvare ancora più vite.

Il record piemontese assume un valore particolare se si considera il contesto demografico. La popolazione invecchia, le patologie croniche aumentano, le liste di attesa restano una sfida costante. In questo scenario, mantenere una crescita dell’8% negli interventi significa aver consolidato un modello organizzativo efficiente.

La Città della Salute di Torino si conferma così uno snodo cruciale non solo per il Piemonte ma per l’intero Nord-Ovest. Molti pazienti arrivano anche da fuori regione, attratti dalla reputazione e dall’esperienza accumulata negli anni. L’eventuale riconoscimento Irccs non sarebbe solo un titolo, ma l’accesso a fondi di ricerca, progetti internazionali e ulteriore sviluppo tecnologico.

La partita, tuttavia, non si gioca solo nei reparti. La cultura della donazione è il primo pilastro. Le campagne di sensibilizzazione, il dialogo con i cittadini al momento del rinnovo della carta d’identità, l’informazione corretta sul valore della scelta consapevole sono elementi decisivi. Ogni sì alla donazione si traduce in un’opportunità di vita per chi è in lista d’attesa.

Il Piemonte, con 39,3 donatori per milione di popolazione, si colloca stabilmente tra le regioni più virtuose del Paese. Ma l’obiettivo dichiarato è non fermarsi. L’eccellenza, in sanità, non è mai un punto di arrivo. Richiede investimenti continui, formazione, aggiornamento tecnologico e coordinamento tra ospedali e territorio.

Il 2025, dunque, non è solo un anno record. È la prova che una sanità pubblica organizzata può competere ai massimi livelli. In un tempo in cui il dibattito si concentra spesso sulle criticità, il Piemonte offre una narrazione diversa: quella di un sistema che funziona, che cresce e che salva vite.

Resta la sfida di consolidare questi risultati e di tradurli in un riconoscimento nazionale. Perché dietro ogni numero c’è una storia: un’attesa, una chiamata nella notte, una sala operatoria che si accende, una vita che riparte.

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