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Un’auto contro la malattia: 1.150 viaggi l’anno per non lasciare soli i pazienti oncologici a Ivrea

A Ciriè consegnata una nuova vettura per il progetto Tandem: 80 volontari al servizio di 17 Comuni

Un’auto contro la malattia

Un’auto contro la malattia: 1.150 viaggi l’anno per non lasciare soli i pazienti oncologici

Non è solo un’auto. È un ponte tra casa e ospedale, tra paura e cura, tra solitudine e presenza. In piazza Castello, davanti alla sede del Consorzio Intercomunale dei Servizi Socio Assistenziali, è stata consegnata una nuova vettura destinata a un compito delicato e silenzioso: accompagnare i malati oncologici all’ospedale di Ivrea per sottoporsi alle terapie. Un gesto concreto che racconta molto più di una semplice donazione.

La nuova Dacia Jogger a sette posti sostituisce il vecchio mezzo utilizzato per il progetto Tandem, iniziativa promossa dal Cis insieme ai volontari della Fondazione Faro di Lanzo e del Sea di Balangero. Un servizio nato per rispondere a un’esigenza reale: garantire trasporti gratuiti verso il presidio eporediese in un territorio dove i collegamenti pubblici sono spesso insufficienti o poco compatibili con gli orari delle cure.

Il costo dell’auto è stato coperto quasi interamente dalla Fondazione Azimut, che ha sostenuto la gara di solidarietà avviata lo scorso anno. L’obiettivo era chiaro: non interrompere un servizio diventato essenziale per decine di famiglie.

I numeri parlano da soli. Nel 2025 il progetto Tandem ha effettuato 1.150 trasporti, seguendo 56 pazienti, quattro in più rispetto all’anno precedente. Diciassette i Comuni coinvolti, tutti aderenti al Cis. Un servizio in crescita, che percorre in media 28 mila chilometri all’anno, dal lunedì al venerdì, grazie a una rete organizzativa che coinvolge circa 80 volontari.

Non si tratta solo di accompagnare qualcuno da un punto all’altro della provincia. Ogni viaggio è una storia, ogni corsa un momento carico di tensione, spesso di speranza. Le terapie oncologiche richiedono costanza, puntualità, energie. E non sempre chi è malato ha la possibilità di contare su un familiare disponibile o su mezzi propri. In questo contesto il progetto Tandem diventa una risposta concreta, capace di alleggerire il peso logistico e psicologico della malattia.

La cerimonia di consegna ha riunito amministratori locali, rappresentanti delle associazioni e volontari. Il senso condiviso è quello di una comunità che si stringe attorno ai più fragili, senza clamore ma con determinazione. L’auto sarà utilizzata quotidianamente, con diversi autisti che si alternano alla guida per garantire continuità e copertura del servizio.

Dietro l’organizzazione c’è una macchina complessa fatta di prenotazioni, coordinamento degli orari, gestione delle emergenze e attenzione alle condizioni dei pazienti. Nulla è lasciato al caso. Ma accanto alla dimensione logistica c’è quella umana. I volontari raccontano di viaggi in cui, tra una curva e l’altra, si scambiano parole leggere, si prova a sdrammatizzare, si crea un clima capace di stemperare la tensione prima di una seduta di chemioterapia o di un controllo importante.

La Fondazione Faro, impegnata da anni nell’assistenza ai malati terminali e nel supporto alle famiglie colpite dal lutto, porta nel progetto un’esperienza maturata sul campo. Il Sea di Balangero contribuisce con una rete di volontari motivati, pronti a dedicare tempo ed energie. Insieme costruiscono un servizio che non si limita al trasporto ma diventa accompagnamento nel senso più ampio del termine.

Il territorio del Ciriacese e delle Valli di Lanzo presenta caratteristiche che rendono complessi gli spostamenti verso Ivrea. Le distanze, la frammentazione dei centri abitati e l’assenza di collegamenti diretti rendono difficile raggiungere l’ospedale senza un mezzo proprio. In questo scenario il progetto Tandem rappresenta una forma di welfare di prossimità, costruito dal basso e sostenuto da una rete istituzionale e privata.

L’auspicio espresso durante la consegna è paradossale ma sincero: utilizzare l’auto il meno possibile, segno di una diminuzione dei malati. Ma finché ce ne sarà bisogno, il mezzo sarà pronto a partire.

La nuova vettura è il simbolo di una solidarietà che non si limita alle parole. In un tempo in cui spesso si parla di sanità in termini di carenze e criticità, questa iniziativa racconta un’altra faccia del territorio: quella di una comunità che si organizza per non lasciare indietro nessuno.

Ogni giorno, lungo la strada che porta a Ivrea, quella Dacia Jogger caricherà non solo passeggeri ma anche fragilità, paure, attese. E insieme ai volontari, porterà con sé un messaggio semplice e potente: la malattia può isolare, ma la solidarietà sa ancora fare rete.

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