Prima l’annuncio in grande stile, con la tappa del Giro d’Italia a fare da cornice. Poi il passo indietro, motivato dai costi eccessivi. Infine la doccia fredda: i 288mila euro destinati al Velodromo Francone non arriveranno più. La Regione Piemonte ha revocato il contributo collegato alla candidatura di San Francesco al Campo a Capitale Europea del Ciclismo 2026, chiudendo definitivamente una partita che continua però a lasciare strascichi politici.
La vicenda affonda le radici nel maggio 2024, quando la candidatura era stata presentata durante la partenza della tappa del Giro dal velodromo cittadino. Un progetto ambizioso, ereditato dalla precedente amministrazione, che puntava a rilanciare l’impianto sportivo e a dare visibilità internazionale al territorio. Con la nuova giunta, però, la scelta è cambiata rotta: candidatura ritirata, troppo onerosa per le casse di un Comune di dimensioni contenute.
Il nodo, oggi, è economico. Alla candidatura era infatti legato un finanziamento regionale di 288mila euro, destinato a interventi strategici sugli impianti sportivi. Nel caso di San Francesco al Campo, le risorse sarebbero servite per rifare la pista del velodromo e adeguare la cabina elettrica. La Regione aveva concesso formalmente il contributo a dicembre 2024. A gennaio 2025 l’amministrazione ne aveva comunicato l’accettazione. Due giorni dopo, però, era arrivata la rinuncia alla candidatura.
Un passaggio che ha innescato polemiche. La revoca del contributo, comunicata ufficialmente il 3 febbraio scorso, ha acceso lo scontro tra maggioranza e opposizione. La minoranza parla di occasione persa e mette in fila le date, evidenziando come la comunicazione formale di rinuncia alla Regione sia stata inviata soltanto l’8 settembre 2025, mesi dopo la delibera di gennaio. Un intervallo temporale che alimenta interrogativi sulle procedure seguite e sui tempi della macchina amministrativa.
Sul piano politico, la questione si intreccia con la valutazione sull’opportunità della candidatura. La giunta guidata da Enrico Demaria ha sostenuto fin dall’inizio che gli impegni richiesti dal regolamento dell’organismo europeo Aces Europe avrebbero comportato un’esposizione economica troppo elevata per il Comune, senza la certezza di un sostegno regionale adeguato a coprire i costi organizzativi. In questa prospettiva, il rischio di uno squilibrio finanziario sarebbe stato superiore ai benefici garantiti dal contributo per il velodromo.
Resta però il dato oggettivo: i 288mila euro non arriveranno. E il Velodromo Francone, impianto simbolo del ciclismo locale, dovrà attendere altre strade per il restyling. L’amministrazione ha annunciato l’intenzione di partecipare a due nuovi bandi regionali. Il primo, pubblicato a gennaio 2026, riguarda interventi sulla pista; il secondo, inserito nel Programma Regionale Fesr Piemonte Transizione ecologica e resilienza, punta all’adeguamento della cabina elettrica e alla sostituzione delle torri faro con lampade a basso consumo. Un intervento che, nelle intenzioni, consentirebbe anche una riduzione significativa dei costi di gestione dell’impianto.

La partita, dunque, si sposta sul terreno dei nuovi finanziamenti. Ma la perdita del contributo già assegnato pesa come un macigno nel dibattito pubblico. Per l’opposizione si tratta di una beffa che poteva essere evitata; per la maggioranza, di una scelta prudente per evitare impegni insostenibili.
Il Velodromo Francone, intitolato a una figura storica del ciclismo, rappresenta molto più di una struttura sportiva. Negli anni ha ospitato competizioni, eventi, momenti di aggregazione. La partenza del Giro d’Italia nel 2024 aveva riacceso l’entusiasmo, alimentando l’idea di un rilancio su scala europea. L’ipotesi di diventare Capitale del Ciclismo per il 2026 era apparsa come un trampolino per investimenti e visibilità.
Ora il quadro è cambiato. Il contributo regionale era vincolato alla candidatura e, venuta meno quella, è decaduto anche il finanziamento. La Regione ha applicato le regole previste, revocando le somme non più giustificate dall’iter progettuale.
Nel frattempo, il Consiglio comunale è tornato a discutere la vicenda, con toni accesi. Le date, le delibere, le comunicazioni ufficiali sono diventate oggetto di confronto serrato. La sensazione è che la questione non sia soltanto tecnica, ma simbolica: riguarda il modello di sviluppo che il Comune intende perseguire e il grado di ambizione che è disposto a sostenere.
La rinuncia alla candidatura è stata presentata come una scelta di responsabilità finanziaria. Ma l’assenza dei 288mila euro rende più complesso il percorso di riqualificazione del velodromo. I nuovi bandi rappresentano una possibilità, non una certezza. E il tempo, in questi casi, gioca un ruolo decisivo.
San Francesco al Campo si trova così al centro di una vicenda che mescola sport, politica e finanza pubblica. Una storia che dimostra quanto le scelte amministrative, soprattutto quando coinvolgono progetti di ampia portata, possano avere conseguenze a catena. Il titolo europeo non arriverà. E con esso se ne vanno anche le risorse già stanziate.
Resta da capire se i nuovi canali di finanziamento riusciranno a colmare il vuoto lasciato dalla revoca. Intanto, il Velodromo Francone attende. E il dibattito, in paese, continua a correre veloce quanto una volata finale.