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27 Febbraio 2026 - 10:26
Le cacche dei cani in via Mazzini a Brusasco
Fiorella Arculeo non usa mezze misure: la strada davanti all’ex Eurospin di Brusasco è diventata una latrina a cielo aperto e chi porta a spasso il cane come se fosse il re dei marciapiedi lo sa benissimo. “Siamo arrivati al degrado,” ha scritto senza filtri sui gruppi social del paese, “non possiamo mettere fuori il bidone: sono andata in Comune per lamentare una situazione che prosegue da almeno un anno, per chiedere al sindaco l'installazione di videocamere sulla via per individuare e sanzionare i responsabili. Mi dicono che non si può fare nulla.”
Il racconto di Fiorella non è un j’accuse da social qualunque, è l’istantanea di una convivenza civile che si spezza: via Giuseppe Mazzini e la lunga via Circonvallazione dall’incrocio con Mazzini a via Delle Scuole sono costellate di cacche, con i bidoni dell’immondizia pieni di pipì e l’aria carica di odori che il comune – almeno così recita la protesta – non sa come gestire.
“Ho comprato due cartelli, niente: mi sporcano la strada di fronte casa lo stesso,” dice, con una franchezza che non ammette sconti.
Via Mazzini a Brusasco
Non si tratta di una lite di condominio. Ai commenti si leggono reazioni di padroni di cani che non negano il problema, ma lo spostano: Alessia, che si definisce “padrona di cane”, parla di atto di pura inciviltà (“porta solo odio nei confronti dei nostri animali… spero che qualche incivile la lasci davanti alla casa di questo/a incivile”), mentre altri si lamentano di pestare “merde” ovunque senza nemmeno la paradossale consolazione della fortuna. Angela alza il tiro: per lei molti portano i cani senza controllo, lasciando pipì ai muri e cacche davanti ai portoni anche in paesi dove il rispetto dovrebbe essere la norma.
Il cuore della protesta — oltre al linguaggio crudo — è una domanda semplice e netta: chi deve intervenire? Fiorella ha bussato alle porte del Comune e, per quel che dice, ha ricevuto risposte tiepide.
Eppure il quadro normativo non è vuoto. In Italia la raccolta delle deiezioni canine è obbligatoria e attribuisce responsabilità chiare ai proprietari: la legge nazionale dà ai Comuni la possibilità di sanzionare chi non raccoglie i bisogni dei cani e stabilisce che la multa può andare da un minimo di 25 euro a un massimo di 500 euro per chi lascia la cacca in strada, con l’esatto importo definito da ciascun ente locale nel proprio regolamento di polizia urbana. L’obbligo comprende anche avere con sé gli strumenti per raccogliere e smaltire i rifiuti prodotti dal cane.
In alcuni casi, come nel Regolamento di Polizia Urbana di Chivasso, è stata introdotta una disciplina piuttosto severa per reprimere comportamenti analoghi: chi non raccoglie le deiezioni o non pulisce l’urina può incorrere in sanzioni amministrative da 75 fino a 450 euro. L’ordinanza prevede anche l’obbligo di portare acqua per diluire le urine sui marciapiedi e limita questi comportamenti su beni pubblici e privati.
Al di là delle cifre, il punto rimane: la normativa esiste, ma va fatta rispettare. Molti Comuni italiani hanno introdotto nei loro regolamenti comunali sanzioni simili e strumenti per multare i trasgressori, persino campagne di sensibilizzazione e strumenti come fototrappole per documentare le violazioni. E in alcune province si è addirittura sperimentato un sistema di tracciamento del DNA delle deiezioni per risalire al proprietario che non pulisce, con multe che possono arrivare anche oltre i 1.000 euro per chi rifiuta di collaborare con l’anagrafe genetica canina.
A Brusasco, per ora, la protesta si ferma ai post e alle lamentele: cartelli impropri, bidoni di pipì e un social che fuma di indignazione. Ma la legge c’è, e se (come a Chivasso) il Comune decidesse di attivare un regolamento chiaro e di farlo rispettare con controlli e sanzioni, quel tappeto di cacche potrebbe diventare non solo un problema estetico, ma anche un capitolo di multa certa e sensata per chi ignora civiltà e decoro urbano.
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