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26 Febbraio 2026 - 17:08
Neonatologia, da Torino l’appello per un’assistenza globale ai prematuri (immagine di repertorio)
Ogni neonato fragile porta con sé una promessa: la possibilità concreta di cambiare traiettoria di vita se si interviene al momento giusto. È questo il filo rosso del convegno nazionale “Prevenire, Proteggere e Riparare in Neonatologia”, in corso all’Nh Collection Torino Santo Stefano, sotto la presidenza di Alessandra Coscia, responsabile della Neonatologia Universitaria della Città della Salute e della Scienza di Torino.
Per la prima volta in Italia, un evento scientifico riunisce in un’unica visione le tre azioni chiave individuate dalla ricerca nei primi mille giorni di vita – prevenzione, protezione e riparazione – la fase in cui il cervello del neonato esprime la massima plasticità neurologica. Un periodo cruciale, in cui ogni intervento può incidere in modo determinante sullo sviluppo futuro.
«Abbiamo capito che essere fragili significa anche essere plastici – spiega Coscia –. Il nostro compito è trasformare questa vulnerabilità in opportunità, con un approccio che non può più essere frammentato: dalla neuroprotezione alla nutrizione, dalla ventilazione protettiva al coinvolgimento diretto dei genitori attraverso la Kangaroo Care, fino alla dimissione protetta e al follow-up a domicilio».
Il messaggio è chiaro: la cura del neonato prematuro non può esaurirsi nella terapia intensiva, ma deve diventare un percorso continuo, che accompagni il bambino e la famiglia dal ricovero al rientro a casa. In gioco non c’è solo la sopravvivenza, ma la qualità della vita, lo sviluppo cognitivo, motorio ed emotivo.
Il programma del convegno affronta temi centrali come gli screening neonatali, la prevenzione delle infezioni, il ruolo delle banche del latte umano, i nuovi standard europei di cura e il paradigma One Health applicato alla neonatologia, che mette in relazione salute umana, ambiente e sistemi sanitari.
L’iniziativa, patrocinata dalla Società Italiana di Neonatologia e dalla Società Italiana di Pediatria, coinvolge specialisti di diverse discipline e, nella giornata conclusiva, anche i pediatri del territorio. Attorno allo stesso tavolo siedono neonatologi, pediatri, infermieri, ostetriche, psicologi, fisioterapisti, terapisti della neuropsicomotricità e biologi, affiancati da istituzioni universitarie e società scientifiche nazionali e internazionali.
È un’équipe allargata che supera i confini della singola disciplina. Perché, come ribadito nel corso dei lavori, quando si tratta di un bambino prematuro, nessuna competenza da sola è sufficiente. Serve una visione integrata, capace di mettere in rete ospedale e territorio, clinica e famiglia, ricerca e pratica quotidiana.
L’appello che parte da Torino è dunque duplice: investire sulla formazione e sulla multidisciplinarietà, ma anche riconoscere che la cura dei più piccoli è un indicatore della qualità complessiva di un sistema sanitario. Nei primi mille giorni si gioca una partita decisiva, e ogni scelta – clinica, organizzativa, relazionale – può fare la differenza tra una fragilità che limita e una fragilità che diventa possibilità.
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