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26 Febbraio 2026 - 12:12
Franca Fagioli “Torinese dell’Anno 2025”: la scienziata che ha cambiato la cura dei bambini malati di cancro
Ha dedicato la vita ai bambini che affrontano la prova più dura. E ora Torino le restituisce, simbolicamente, un abbraccio collettivo. La Giunta della Camera di commercio, presieduta da Massimiliano Cipolletta, ha scelto la professoressa Franca Fagioli come “Torinese dell’Anno 2025”, riconoscimento che premia figure capaci di lasciare un segno profondo nella comunità.
Medico, ricercatrice, docente universitaria, Fagioli è direttrice del Dipartimento di Patologia e Cura del Bambino dell’Ospedale Infantile Regina Margherita e guida la Struttura Complessa di Oncoematologia Pediatrica e il Centro Trapianti. Un reparto tra i più delicati e complessi della sanità italiana, punto di riferimento nazionale e internazionale per la cura dei tumori e delle malattie ematologiche in età pediatrica.
Il suo lavoro si muove su due binari: la ricerca e l’assistenza. Professore ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Torino, è autrice di oltre 450 pubblicazioni scientifiche. Numeri che raccontano un impegno costante nell’innovazione terapeutica, nella sperimentazione clinica, nello sviluppo di protocolli sempre più avanzati. Ma il dato quantitativo non basta a spiegare l’impatto della sua attività.
Negli ultimi anni l’oncologia pediatrica ha compiuto passi decisivi: nuove terapie mirate, trapianti sempre più sicuri, approcci personalizzati. A Torino, sotto la sua direzione, il reparto è cresciuto fino a diventare un centro capace di attrarre pazienti da tutta Italia e dall’estero. Un polo di eccellenza costruito con organizzazione, visione e capacità di fare squadra.
La motivazione del premio sottolinea proprio questo aspetto: la passione e la tenacia con cui Fagioli ha trasformato l’assistenza ai più piccoli, portando nei luoghi di cura umanità, ascolto e spirito di comunità. Non solo tecnologia e ricerca, ma attenzione concreta alle famiglie, presenza costante accanto ai pazienti, costruzione di reti di supporto.
In un reparto di oncoematologia pediatrica la medicina non è mai soltanto clinica. È relazione, fiducia, resilienza. È accompagnare genitori e figli lungo percorsi complessi, spesso lunghi mesi o anni. È spiegare, rassicurare, affrontare insieme le difficoltà. Fagioli ha impostato il suo lavoro su questa idea di cura integrata, dove l’eccellenza scientifica si affianca alla dimensione umana.
Il riconoscimento arriva in un momento in cui la sanità pubblica è chiamata a confrontarsi con risorse limitate e nuove sfide. La capacità di mantenere e sviluppare centri di alta specializzazione diventa strategica per un territorio. Torino, grazie al Regina Margherita, è oggi considerata un riferimento nel trattamento delle patologie oncologiche pediatriche.
La cerimonia di consegna si terrà domenica 15 marzo 2026 al Teatro Alfieri, nell’ambito della 73ª edizione della “Premiazione della Fedeltà al Lavoro e per il Progresso Economico” e dell’undicesima edizione dei “Diplomati eccellenti tecnici e professionali”. Un appuntamento che celebra non solo le imprese e le carriere, ma anche le competenze e i talenti che contribuiscono alla crescita del territorio.
Nella stessa occasione saranno premiate nove aziende torinesi riconosciute da Unioncamere come imprese storiche, attive da oltre un secolo. Un intreccio simbolico tra tradizione imprenditoriale e innovazione scientifica, due dimensioni che definiscono l’identità della città.
La scelta di Franca Fagioli come Torinese dell’Anno restituisce un’immagine precisa di Torino: una città che riconosce il valore della ricerca, della sanità pubblica e dell’impegno silenzioso di chi lavora ogni giorno accanto ai più fragili.
Nel suo percorso professionale non ci sono solo titoli e incarichi, ma storie di bambini che hanno superato la malattia, famiglie che hanno trovato sostegno, équipe che hanno imparato a lavorare insieme. È in questo intreccio di scienza e relazione che si misura la portata del suo contributo.
Torino la premia per ciò che ha costruito. E per ciò che continua a rappresentare: una medicina che non rinuncia all’innovazione, ma che non dimentica mai la persona.
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