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25 Febbraio 2026 - 11:44
Carceri minorili al collasso: +50% di detenuti dopo il decreto Caivano
Per la prima volta nella storia recente della giustizia minorile italiana, gli istituti penali per i minorenni sono sovraffollati. Celle piene, presenze in aumento costante, risorse che non tengono il passo. A dirlo è l’ottavo rapporto di Antigone sulla giustizia minorile, significativamente intitolato “Io non ti credo più”, che punta il dito contro gli effetti del decreto Caivano.
I numeri sono netti. Alla fine del 2022 nei 17 Istituti penali per i minorenni (Ipm) italiani erano presenti 381 ragazzi. Tre anni dopo, a fine 2025, sono diventati 572. Un incremento superiore al 50%. Se si guarda alla presenza media giornaliera, il salto è altrettanto evidente: dai 425,1 minori del 2023 ai 556,3 del 2024, con un +30,9% in un solo anno. Anche gli ingressi sono cresciuti di oltre il 10%.
Il decreto Caivano, varato nel 2023 in risposta a episodi di cronaca che avevano scosso l’opinione pubblica, ha irrigidito il sistema, ampliando le possibilità di custodia cautelare e restringendo gli spazi per misure alternative. L’effetto, secondo Antigone, è stato quello di riportare al centro il carcere, con una pressione che oggi si traduce in strutture oltre la capienza.
Il dato del sovraffollamento segna una cesura. La giustizia minorile italiana è stata a lungo considerata un modello fondato su un principio cardine: la detenzione come extrema ratio, privilegiando percorsi educativi e misure di comunità. Oggi quello schema appare incrinato.
La crescita delle presenze negli Ipm si inserisce in un contesto già fragile. Una parte significativa dei giovani detenuti è composta da minori stranieri non accompagnati, spesso privi di una rete familiare e inseriti in percorsi di accoglienza precari. E proprio sul fronte dell’accoglienza emergono altre criticità.
Al 31 dicembre 2025 i posti disponibili nel sistema Sai (Sistema accoglienza integrazione) erano complessivamente 41.289, di cui 6.646 riservati ai minori stranieri non accompagnati. Ma a fine 2025 i minori soli presenti sul territorio italiano erano circa 17mila. Significa che circa 11mila ragazzi non avrebbero un posto nel sistema strutturato di accoglienza.

Il dato è in calo rispetto al picco del 2023, quando le presenze avevano superato quota 23mila, ma resta significativo. Antigone segnala inoltre che, nonostante un leggero aumento del contributo statale destinato ai Comuni per ciascun minore straniero non accompagnato a partire dal primo gennaio 2023, le risorse restano insufficienti. In molti casi sono gli enti locali a coprire con fondi propri le carenze del sistema.
La prospettiva non è rassicurante. Nei prossimi tre anni si prevede una riduzione di finanziamenti governativi pari a circa 50 milioni di euro. Una sforbiciata che rischia di pesare ulteriormente su un settore già sotto pressione.
Il rapporto di Antigone non si limita ai numeri. Parla di un cambiamento di paradigma. Più minori in cella significa meno spazio per percorsi educativi personalizzati, maggiore tensione all’interno degli istituti, difficoltà nel garantire attività formative e supporto psicologico adeguato. In un sistema pensato per piccoli numeri, l’aumento repentino delle presenze rischia di compromettere la qualità degli interventi.
La questione è anche politica. Il decreto Caivano è nato con l’obiettivo dichiarato di contrastare il disagio giovanile e la criminalità minorile, soprattutto in contesti territoriali complessi. Ma secondo Antigone l’effetto concreto è stato un ricorso più frequente alla detenzione, con un impatto diretto sugli Ipm.
Sul fondo resta un interrogativo: quale modello di giustizia minorile vuole adottare il Paese? Uno centrato sulla risposta penale o uno fondato sulla prevenzione e sull’inclusione? La risposta non è solo giuridica, ma sociale.
I numeri raccontano una tensione crescente tra esigenze di sicurezza e tutela dei diritti. Il sovraffollamento, fenomeno già noto nelle carceri per adulti, entra ora anche nel mondo minorile. Un segnale che impone riflessioni profonde. Perché dietro ogni cifra c’è una storia individuale, spesso segnata da fragilità, migrazione, marginalità.
Il rapporto “Io non ti credo più” lancia un allarme chiaro: senza un rafforzamento delle misure alternative, dell’accoglienza e delle risorse territoriali, il rischio è quello di trasformare gli istituti minorili in contenitori sovraccarichi. E di perdere di vista la finalità rieducativa che la Costituzione assegna alla pena.
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