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Inaugurazione dell’anno accademico, Prandi: “L’università spazio di dialogo, non di ostilità”

La rettrice dell’Università di Torino richiama al rigore scientifico e alla responsabilità pubblica in un tempo di polarizzazione

Inaugurazione dell’anno accademico, Prandi: “L’università spazio di dialogo, non di ostilità”

Inaugurazione dell’anno accademico, Prandi: “L’università spazio di dialogo, non di ostilità” (a destra: la rettrice Prandi)

«Viviamo una stagione di polarizzazione e fratture sociali. Le tensioni attraversano le nostre città, le nostre famiglie, e arrivano anche nei campus». Nell’aula magna dell’Ospedale Molinette, la rettrice dell’Università di Torino, Cristina Prandi, ha aperto così oggi la cerimonia d’inaugurazione dell’anno accademico, scegliendo di affrontare senza reticenze il clima del presente.

Un tempo in cui, ha sottolineato, l’università non può pensarsi come una cittadella separata. «L’università non può illudersi di essere “fuori” dal mondo: ne è parte. Ma può scegliere come stare nel mondo. Può scegliere di essere uno spazio in cui il dissenso non diventa ostilità e la complessità non viene punita ma valorizzata».

Il nucleo del discorso è stato proprio questo: difendere l’ateneo come luogo di confronto anche aspro, ma non distruttivo. «L’università è fatta di persone in carne e ossa, di corpi che abitano dei luoghi, di relazioni vissute», ha ricordato Prandi, descrivendo aule, biblioteche, laboratori e mense come spazi che segnano le biografie di chi li attraversa. Una comunità viva, e dunque esposta.

«Questo abitare, questa presenza, è arricchimento, ma è anche complessità: porta con sé conflitti e proteste, fa emergere vulnerabilità e richieste di aiuto. È una sfida più difficile, ma è anche un valore». Non un problema da rimuovere, ma una condizione da governare con pazienza e ascolto.

Nel suo intervento la rettrice ha poi insistito sulla necessità di un posizionamento chiaro, ma non ideologico. «Anche un grande ateneo deve posizionarsi. Ma il nostro posizionamento non può ridursi a una posa o a un’etichetta. Deve essere, prima di tutto, una dichiarazione di metodo. Il nostro posizionamento è un metodo: capire prima di aderire».

Il riferimento è al rigore scientifico, inteso come scelta di responsabilità. «È la scelta di preferire le evidenze alle impressioni, le argomentazioni alle appartenenze, la trasparenza alla retorica. È l’idea che una tesi valga non perché “suona bene”, ma perché regge alla critica; non perché è comoda, ma perché è controllabile, discutibile, migliorabile».

In un contesto segnato da disinformazione e antiscientismo, la libertà accademica non può essere fraintesa. «La libertà accademica, pilastro dell’università, non è libertà di dire qualunque cosa senza metodo. È libertà di ricerca e di insegnamento dentro un orizzonte di correttezza, rigore e rispetto», ha spiegato, richiamando il dovere di distinguere tra ciò che è certo, ciò che è ipotesi e ciò che resta ignoto.

L’auspicio conclusivo è una dichiarazione d’intenti che suona anche come un programma: «Essere un luogo in cui il pensiero unisce senza uniformare, in cui la libertà genera responsabilità, in cui la complessità non spaventa ma orienta». Un messaggio che, dall’Università di Torino, si proietta oltre le mura accademiche e interroga il dibattito pubblico nel suo insieme.

Rettrice | Università di Torino

Cristina Prandi

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