C’è un’Italia che non urla, non polemizza, non si accontenta. È l’Italia che studia, crea, costruisce, innova. È a questa Italia che Milano rende omaggio con il Premio Margherita Hack, consegnato nel contesto della Biennale di Milano a Palazzo Stampa di Soncino, luogo che unisce memoria storica e visione contemporanea. Un riconoscimento che porta il nome di una delle figure più autorevoli e amate della cultura scientifica italiana e che ogni anno accende i riflettori su chi ha saputo mettere il proprio talento al servizio della collettività.
Il premio nasce da un legame personale e intellettuale. A istituirlo è stato Salvo Nugnes, agente e amico della professoressa Hack, con l’obiettivo di trasformare un rapporto di stima in un tributo duraturo. Non una celebrazione nostalgica, ma un gesto proiettato al futuro. Perché ricordare Margherita Hack significa soprattutto difendere un’idea precisa di cultura: rigorosa, accessibile, libera.
La scelta di inserire la cerimonia all’interno della Biennale non è casuale. La manifestazione milanese rappresenta uno dei crocevia più dinamici del panorama artistico internazionale. Ospitare qui il premio significa collocarlo in un contesto capace di dialogare con il mondo, senza perdere la propria identità. Palazzo Stampa di Soncino, con la sua storia e la sua posizione nel cuore della città, diventa così il simbolo di un ponte tra tradizione e innovazione.
Negli anni, il Premio Margherita Hack ha costruito un albo d’oro che attraversa discipline e generazioni. Tra i premiati figurano nomi che raccontano l’eccellenza italiana in tutte le sue forme: Anna Fendi per la moda, Stefano Boeri per l’architettura, Giovanni Rana per l’imprenditoria, Fabiola Gianotti, direttrice del CERN, per la scienza. E ancora il giurista Michele Ainis, il premio Nobel per la fisica Samuel Chao Chung Ting, l’atleta paralimpica Giusy Versace, l’attore Carlo Verdone, la campionessa olimpica Federica Pellegrini. Un mosaico che unisce discipline diverse sotto un unico filo conduttore: l’impatto positivo sulla società.

Margherita Hack e Salvo Nugnes
A selezionare i premiati è un comitato che riflette questa pluralità di sguardi. Ne fanno parte lo storico Giordano Bruno Guerri, presidente del Vittoriale degli Italiani, il giornalista Paolo Liguori, il critico d’arte Vittorio Sgarbi, la giornalista e scrittrice Silvana Giacobini e lo stesso Salvo Nugnes. Un gruppo eterogeneo che incrocia competenze scientifiche, artistiche e mediatiche, nel segno di quella curiosità trasversale che era cifra distintiva della stessa Hack.
Margherita Hack non è stata soltanto un’astrofisica di fama internazionale. È stata una figura pubblica capace di parlare a tutti, di rendere comprensibile l’universo senza banalizzarlo. Ha difeso con determinazione la libertà di pensiero, la laicità delle istituzioni, l’importanza della divulgazione scientifica. La sua voce, spesso controcorrente, ha contribuito a costruire un rapporto più maturo tra scienza e opinione pubblica.
Il premio che porta il suo nome non si limita a ricordarla, ma ne raccoglie l’eredità intellettuale. Celebra chi, nel proprio campo, dimostra che l’eccellenza non è un fatto individuale ma collettivo. Che il successo personale acquista senso quando genera ricadute positive per la comunità. In un tempo in cui la cultura fatica a trovare spazio nell’agenda pubblica, iniziative di questo tipo assumono un valore simbolico forte.
Milano, città che ha fatto dell’innovazione e dell’apertura internazionale la propria cifra, diventa così il palcoscenico ideale per un riconoscimento che guarda al futuro. La Biennale non è soltanto un contenitore di eventi, ma un luogo di incontro tra linguaggi, sensibilità e visioni. Inserire il Premio Margherita Hack in questo contesto significa affermare che scienza e arte non sono mondi separati, ma parti di uno stesso racconto.
Il messaggio che emerge è chiaro: l’Italia che merita di essere raccontata è quella che investe in conoscenza, che crede nel merito, che valorizza il talento senza dimenticare la responsabilità sociale. Non un’élite distante, ma donne e uomini che hanno saputo trasformare la propria competenza in un bene condiviso.
In un’epoca segnata da trasformazioni rapide e da sfide globali – dalla crisi climatica all’innovazione tecnologica – la figura di Margherita Hack continua a parlare al presente. La sua curiosità instancabile e la sua capacità di tenere insieme rigore scientifico e passione civile restano un modello. Il premio che porta il suo nome è, in fondo, un invito a non fermarsi.
Celebrare l’eccellenza che non si arrende significa ricordare che il talento, da solo, non basta. Servono impegno, visione, coraggio. Milano, con la sua Biennale, ha scelto di dirlo a voce alta.