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21 Febbraio 2026 - 14:04
Per lo sciopero del 26 febbraio, Ita cancella la metà dei voli
Sono molti i passeggeri che, a pochi giorni dalla partenza, rischiano di scoprire che il proprio volo non decollerà. Lo sciopero del trasporto aereo del 26 febbraio si preannuncia come una giornata ad alta turbolenza per chi vola, e Ita Airways ha già messo le mani avanti: cancellato circa il 55% dell’operativo previsto per quella data.
Non solo. L’effetto domino si estende anche ai giorni immediatamente precedenti e successivi, con alcuni voli soppressi il 25 e il 27 febbraio. Una scelta preventiva, spiegano dalla compagnia, resa necessaria dalla proclamazione di uno sciopero di 24 ore che coinvolge l’intero settore del trasporto aereo in Italia.
Tradotto: più di un volo su due non partirà. Per Ita Airways, che negli ultimi mesi ha cercato di consolidare la propria rete e l’affidabilità del servizio, è una frenata brusca. Ma il copione, in caso di sciopero nazionale, è noto: quando si ferma la macchina aeroportuale – tra assistenza a terra, handling, controllori e personale di supporto – anche le compagnie sono costrette a ridisegnare l’operativo, tagliando collegamenti e rimodulando rotte.
La lista dei voli cancellati è già consultabile sul sito ufficiale della compagnia. L’invito è chiaro e ripetuto: verificare lo stato del proprio volo prima di recarsi in aeroporto. Un gesto semplice, ma decisivo per evitare ore di attesa davanti a un banco chiuso o sotto un tabellone che cambia in tempo reale.
Chi ha acquistato un biglietto per viaggiare il 26 febbraio dovrà quindi controllare nella sezione “Info Voli” su ita-airways.com oppure rivolgersi all’agenzia presso cui ha effettuato la prenotazione. La compagnia mette a disposizione anche un numero telefonico dedicato – +39 06 85960020 – attivo dall’Italia e dall’estero.
Sul fronte dei diritti dei passeggeri, Ita prevede due possibilità in caso di cancellazione o modifica sostanziale dell’orario: cambio della prenotazione senza penale oppure rimborso del biglietto, ma solo se il volo è stato cancellato o ha subito una partenza anticipata di oltre 60 minuti o un ritardo pari o superiore alle cinque ore. Le richieste potranno essere effettuate entro e non oltre l’8 marzo 2026.

È una procedura standard, ma che in giorni come questi diventa cruciale. Perché dietro le percentuali ci sono storie concrete: chi deve raggiungere un familiare, chi parte per lavoro, chi ha organizzato una vacanza con mesi di anticipo. Ogni volo cancellato è un’agenda che salta, un albergo da riprenotare, una coincidenza da ricostruire.
Il 55% di operatività in meno non è un dettaglio statistico: è un impatto rilevante su hub strategici come Fiumicino e Linate, con possibili ripercussioni a catena sugli aeroporti regionali. In giornate di sciopero, le fasce di garanzia tutelano alcuni collegamenti essenziali, ma la copertura resta parziale.
Lo sciopero del 26 febbraio riaccende così una tensione ciclica nel settore aereo italiano: da un lato le rivendicazioni dei lavoratori, dall’altro le esigenze di un sistema che vive di puntualità e programmazione. In mezzo, come sempre, i passeggeri.
Per molti, la parola chiave sarà flessibilità. Verificare, ripianificare, adattarsi. E magari tenere d’occhio le email e gli sms della compagnia, perché in queste ore il piano voli è un organismo in movimento.
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