A San Mauro Torinese l’energia è condivisa. La politica un po’ meno. Mercoledì 18 febbraio si è tenuta in municipio la presentazione pubblica della Comunità Energetica Rinnovabile Solar Valley (CER), il progetto che unisce San Mauro ad altri territori della zona – da Settimo a Gassino, da Castiglione a San Raffaele Cimena – con l’obiettivo dichiarato di produrre e condividere energia rinnovabile e ottenere un ritorno economico per cittadini ed enti pubblici.
Il messaggio dell’amministrazione è chiaro: il futuro è condiviso, l’energia pulita conviene, lo Stato garantisce un incentivo per vent’anni e chi aderisce potrà ricevere un bonifico annuale, mediamente pari a una bolletta. Nessun cambio di fornitore, adesione libera, ingresso e uscita flessibili. Sulla carta, una formula che dovrebbe mettere tutti d’accordo.
Eppure, a San Mauro, la CER non nasce in un clima neutro. A novembre 2025, quando il Consiglio comunale votò l’adesione alla Solar Valley, la delibera passò, ma lasciò sul campo più di una crepa. Non tanto sul principio delle comunità energetiche – nessuno ha mai contestato l’idea di fondo – quanto sul metodo con cui si arrivò al voto.
Le astensioni e i distinguo, anche dentro la maggioranza, raccontarono una difficoltà politica evidente. La sindaca Giulia Guazzora rivendicò il lavoro tecnico svolto e la scelta di attendere una cornice normativa chiara prima di aderire, ma tra i consiglieri emerse una sensazione diffusa di scarso coinvolgimento preventivo.

L'evento di presentazione della CER
Fu in quella sede che si parlò del ponte fotovoltaico, uno degli asset simbolo delle politiche energetiche comunali, destinato a entrare nella comunità energetica per generare un ritorno economico oggi molto limitato fuori dal meccanismo della condivisione. Si spiegò che l’energia prodotta di giorno viene consumata soprattutto di sera e che, fuori dalla CER, il riconoscimento economico è minimo. Dentro la comunità, invece, il sistema incentiva l’energia condivisa tra produttori e consumatori nello stesso perimetro territoriale.
Le spiegazioni tecniche ci furono, ma solo in parte, e la frattura politica restò. Oggi, a distanza di pochi mesi, la Solar Valley entra nella fase operativa. Il Comune ha aperto la raccolta delle adesioni, ha attivato il portale online e predisposto moduli cartacei all’URP. Possono aderire produttori con impianti fotovoltaici allacciati dopo marzo 2023, semplici consumatori o soggetti che producono e consumano insieme. L’incentivo statale viene riconosciuto alla comunità e redistribuito annualmente agli iscritti. Il Comune parla di un beneficio medio pari a una bolletta all’anno.
È qui che la partita cambia natura. Finché la CER era una delibera, il confronto restava confinato tra i banchi del Consiglio. Ora la misura si sposta sul territorio. La scommessa non è più solo politica, ma concreta: quanti sanmauresi aderiranno? Quanti impianti entreranno realmente nel circuito? Quanto sarà il ritorno economico effettivo, al netto delle aspettative?
Perché le comunità energetiche funzionano solo se raggiungono una massa critica sufficiente. Non bastano le adesioni simboliche. Serve partecipazione diffusa, serve fiducia, serve chiarezza nei numeri.
E qui riaffiora il nodo politico di novembre. Se alcuni membri del Consiglio – tra cui i Dem Nicosia e Spiandore – avevano lamentato scarsa condivisione nella fase decisionale, oggi il banco di prova è la capacità dell’amministrazione di costruire consenso attivo attorno al progetto. Non più solo in aula, ma tra i cittadini.
La Solar Valley è un’opportunità, senza dubbio. L’incentivo statale garantito per vent’anni rappresenta un elemento di stabilità raro nel panorama energetico. Il fatto che non sia necessario cambiare fornitore abbassa la soglia di ingresso. L’adesione libera e reversibile è un ulteriore elemento rassicurante.
Ma la vera verifica sarà nei numeri. Se l’adesione sarà ampia e i bonifici annuali concreti, la Giunta potrà rivendicare di aver anticipato una svolta energetica locale. Se invece la partecipazione sarà tiepida o i benefici inferiori alle aspettative, torneranno inevitabilmente le domande emerse in Consiglio: coinvolgimento, trasparenza, chiarezza sui ritorni.
A San Mauro l’energia si può condividere, ma adesso la CER non è più un voto: è una prova di realpolitik e di tenuta interna della maggioranza.